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Assegno: se non lo presenti in banca per l’incasso entro 8 giorni

6 Aprile 2015
Assegno: se non lo presenti in banca per l’incasso entro 8 giorni

Presentazione all’incasso del titolo, presso l’istituto di credito, oltre il termine di legge: possibile la revoca da parte dell’emittente, ma il debito rimane; diversamente resta pagabile a vista.

Che succede se la persona a cui avete consegnato un assegno – necessario a estinguere un vostro debito – non si reca in banca entro quel breve lasso di tempo che la legge gli consente per chiederne il pagamento? È vero che ci si può ritenere liberati definitivamente dall’obbligazione?

Sul punto è bene chiarire un po’ di aspetti che, spesso, vengono confusi da chi non è pratico del settore.

Cosa prevede la legge

In base alla cosiddetta “Legge assegni[1] colui che detiene un assegno bancario lo deve presentare “al pagamento”, presso lo sportello della propria banca, nel termine di:

otto giorni dall’emissione dello stesso, se è pagabile nello stesso Comune in cui è stato emesso

quindici giorni se è pagabile in altro Comune.

Dunque, entro tale termine, il creditore (ossia il cosiddetto “prenditore” dell’assegno) dovrà recarsi presso il proprio istituto di credito che curerà l’incasso del titolo, inoltrando la richiesta alla banca del debitore. Quest’ultima poi comunicherà:

se ci sono fondi e, in tal caso, l’assegno verrà regolarmente pagato al prenditore (con denaro contante o con accredito su altro conto, per come richiesto dal creditore);

– oppure se il conto è scoperto: in tale ipotesi, dopo un primo avviso inviato al debitore (cosiddetta “comunicazione di insoluto a prima presentazione”), si passerà alla procedura di protesto.

Se il creditore lascia scadere il termine di 8 giorni

Ma che succede se il creditore lascia passare i suddetti otto (o quindici) giorni dall’emissione del titolo (termine che si evince dalla data ivi indicata) senza recarsi in banca per incassarlo?

Una volta trascorsi questi termini, colui che ha emesso l’assegno, se risulta non ancora riscosso, può legittimamente “revocarlo”, dandone opportuna comunicazione alla propria banca, così da tornare nella piena disponibilità dei propri fondi sul conto corrente. In pratica, egli può impartire al proprio istituto di credito l’ordine di non pagare più tale titolo.

La banca è tenuta a conformarsi alla richiesta del proprio cliente senza nulla poter obiettare; se non lo fa e, ciò nonostante, disobbedendo alla richiesta, paga ugualmente l’assegno al creditore, sarà obbligata a restituire al debitore le somme illegittimamente prelevate dal suo conto.

Se il correntista dispone, invece, la revoca dell’assegno prima degli otto (o quindici) giorni, ordinando alla propria banca di non pagarlo, quest’ultima resterebbe ugualmente tenuta a rispettare quanto indicatole dal correntista, ma la conseguenza sarebbe quella del protesto dell’assegno, con conseguente sanzione amministrativa (salvo appigli di carattere formale come, per esempio, giustificare il mancato pagamento per via di una compilazione errata del titolo oppure il debitore presenti denuncia di smarrimento dello stesso ai carabinieri).

Se l’assegno viene revocato

Se il debitore revoca l’assegno, e la banca conseguentemente non lo paga, egli resta comunque tenuto ad adempiere all’obbligazione. Il creditore, in particolare, restando in possesso del titolo, ha in mano un’arma per ottenere più facilmente il dovuto:

– entro infatti sei mesi, può agire direttamente con l’esecuzione forzata e il pignoramento, senza bisogno di fare una causa. Questo perché, in tale termine, l’assegno mantiene la propria natura di “titolo esecutivo” e, quindi, consente al creditore di procedere direttamente con l’ufficiale giudiziario;

– diversamente il creditore potrà comunque agire giudizialmente (con una causa ordinaria o con un ricorso per decreto ingiuntivo) per far accertare l’esistenza del credito a suo favore, sulla base del pregresso rapporto contrattuale, dovendo però accollarsi ogni onere probatorio.

Se il debitore non revoca l’assegno

Se, invece, chi ha emesso l’assegno non provvede a revocarlo dopo che siano trascorsi gli 8 o 15 giorni per di cui sopra, l’assegno non perde validità anche se è scaduto. Con la conseguenza che il creditore ben potrebbe recarsi in banca a incassarlo anche diversi mesi dopo.

In particolare, se si tratta di un assegno circolare rimane pagabile a vista entro tre anni dalla data di emissione, dopo di ché anche l’assegno circolare, come il normale assegno bancario, può essere comunque presentato alla banca entro l’ordinario termine di prescrizione di 10 anni, ma quest’ultima non è tenuta ad effettuare il pagamento, salvo che non sia autorizzata da chi ha emesso il titolo.


note

[1] R.D. n. 1736/1933 e ss. modifiche.

Autore immagine: 123rf com


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