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Come annullare la cartella esattoriale per l’accertamento illegittimo

5 Aprile 2015 | Autore:
Come annullare la cartella esattoriale per l’accertamento illegittimo

Alla luce della sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato decaduti i dirigenti dell’Agenzia delle Entrate come si deve procedere con le cartelle Equitalia?

La questione dei “falsi dirigenti” dell’Agenzia delle Entrate, ossia dei 767 dirigenti decaduti dalle funzioni perché “promossi” senza pubblico concorso, costituisce un fatto estremamente grave nella storia della nostra democrazia. E questo non solo perché ha mostrato come la pubblica amministrazione non si faccia scrupolo di calpestare le regole costituzionali (specie in un ambito – la ricerca di lavoro – dove l’aspettativa dei giovani sia particolarmente alta); ma anche perché rischia di pregiudicare la validità degli atti fiscali firmati da tale personale che, in realtà, non aveva i poteri per farlo. Quest’ultima circostanza, per quanto ne dicano il direttore delle Entrate e il Ministero dell’Economia (che, benché informati del giudizio di costituzionalità pendente presso la Consulta, invece di correre ai ripari hanno preferito prorogare la condotta illecita di anno in anno), è stata ribadita anche dalla stessa Associazione Magistrati Tributari: secondo i rappresentanti dei giudici, l’esito dei giudizi sull’impugnazione degli atti fiscali è questione particolarmente delicata (tutt’altro che scontata, come invece ritiene l’Amministrazione finanziaria), che spetterà alle singole commissioni tributarie risolvere secondo il proprio libero convincimento.

In ogni caso è bene conservare un atteggiamento prudente perché l’attuale situazione, derivata dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, rischia di compromettere il recupero di buona fetta dell’evasione fiscale. Sicché non è da escludere un cambio di orientamento della giurisprudenza (che contraddica quanto sino ad oggi dalla stessa costantemente affermato: ossia che il difetto di poteri del funzionario firmatario dell’atto è causa di nullità dell’accertamento stesso).

L’Agenzia delle Entrate si dice sicura della validità di tali atti, appigliandosi al principio della “conservazione degli atti della pubblica amministrazione e della certezza del diritto”. Ma c’è, di fatto, che tale principio – valido all’interno degli altri comparti della pubblica amministrazione – dovrebbe trovare un limite nello Statuto del contribuente proprio nell’ambito fiscale, per la delicatezza che esso riveste. Peraltro le sentenze citate, in questi giorni, dall’Agenzia delle Entrate a propria difesa (TAR e Consiglio di Stato) non si riferiscono ad atti tributari e, quindi, non dovrebbero essere applicabili al caso in esame. La conferma viene dal fatto che, sino ad oggi, la giurisprudenza – compresa, quindi, anche la Corte di Cassazione – ha ritenuto che gli avvisi di accertamento firmati dal funzionario privo di poteri o, comunque, senza l’apposita delega del dirigente, sono nulli o, in taluni precedenti, del tutto “inesistenti”. Con la conseguenza che il vizio potrebbe essere sollevato in qualsiasi momento, senza termini (stando almeno a questa interpretazione).

Ferme le considerazioni sopra riportate che invitano, appunto, alla massima prudenza (anche per evitare di dover pagare spese processuali in caso di mancato accoglimento del ricorso), qualora Lei volesse ugualmente tentare la carta giudiziale, è innanzitutto consigliabile verificare, in anticipo, se il funzionario dell’atto era titolato dei relativi poteri. In tale ottica, è sempre possibile depositare, attraverso il proprio rappresentante legale (avvocato o commercialista) ma anche personalmente, una istanza di accesso agli atti amministrativi presso l’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate che ha emanato l’atto in contestazione (sul nostro sito è presente il modello). In essa si chiederà il percorso curriculare del dirigente che ha firmato l’atto o, se non si tratta di dirigente, l’esistenza e l’esibizione della delega conferitagli dal dirigente avente poteri.

In teoria è comunque possibile presentare ricorso alla Commissione Tributaria e sollevare l’eccezione di difetto di poteri del funzionario anche se non si è depositata l’istanza di accesso agli atti, magari per assenza di tempo (in scadenza dei termini per il ricorso) e, quindi, non essendo certi di ciò che si afferma. Si tratta però di una condotta “poco prudente”, per via della possibilità che l’amministrazione smentisca tale assunto mediante la produzione di idonea documentazione contraria e il giudice tributario condanni poi alle spese processuali.

Tuttavia, è anche vero che, secondo le regole relative all’onere della prova, il contribuente si trova in una posizione strategia di vantaggio: questi infatti, una volta sollevata l’eccezione di inesistenza dei poteri del soggetto firmatario l’atto fiscale, scarica sull’Agenzia delle Entrate l’onere della prova contrario. In pratica, il ricorrente potrebbe eccepire (eventualmente insieme ad altre contestazioni) il difetto di poteri in capo al funzionario dell’Agenzia delle Entrate che ha firmato l’accertamento, lasciando all’amministrazione finanziaria resistente l’onere della prova contrario, ossia di dimostrare la “corretta carriera” del proprio dipendente/dirigente (suggeriamo la formula da noi pubblicata in un precedente articolo). A questo punto, l’Agenzia delle Entrate, per contestare l’eccezione avversaria, dovrà dimostrare la legittimità della nomina del dirigente che ha firmato l’atto. Il che la obbligherà a dimostrare che il dirigente aveva i poteri effettivi (avendo acquisito la carica con pubblico concorso) o era stato investito dei poteri di firma dal dirigente con apposita delega (non può trattarsi di un semplice ordine di servizio).

Se invece l’Agenzia delle Entrate nulla deduce in merito, si applicherà il principio della non contestazione stabilito dal codice di procedura civile: in pratica, tutto ciò che non viene contestato dalla controparte, si considera da quest’ultima ammesso. E pertanto il difetto dei poteri in capo al soggetto che ha sottoscritto l’atto costituirebbe fatto idoneo per essere posto a fondamento della decisione del Giudice.

In sintesi, La invito ad affidarsi a un avvocato tributarista che possa valutare, alla luce della documentazione che Lei gli produrrà, se conviene (anche sotto un profilo economico) tentare il ricorso in via giudiziale.



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