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“Depenalizzazione” retroattiva: prime applicazioni

6 Aprile 2015
“Depenalizzazione” retroattiva: prime applicazioni

Non si punisce più il reato di dichiarazione di falsa identità.

Il decreto che riforma il codice di procedura penale [1] e prevede la non punizione per i reati meno gravi (o meglio, “tenui”) è entrato in vigore da appena quattro giorni e già registra la prima attuazione: un provvedimento che farà parlare anche perché, obbedendo alla lettera ai principi del nostro ordinamento, applica anche ai fatti passati il nuovo “perdono” (come avevamo anticipato in “Perdono dei reati: l’archiviazione anche per i fatti passati”). Insomma, se deve essere archiviazione, deve esserlo per tutti, anche retroattivamente.

Impropriamente qualcuno parla ancora di “depenalizzazione”; in realtà non è così perché la condotta continua ad essere prevista e disciplinata da una norma penale, tuttavia, poi, ad essa non consegue alcuna sanzione, neanche di carattere pecuniario. Dunque, il fatto resta di rilevanza penale, ma senza conseguenze sul piano pratico.

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Belluno è stato tra i primi in Italia [2] a dichiarare la non punibilità dell’autore del reato di dichiarazione di falsa identità, reato che, in altri tempi, avrebbe ricevuto una punizione fino a cinque anni di reclusione.

Il decreto – lo ricordiamo ancora una volta – fa tabula rasa dei reati puniti fino a cinque anni di pena detentiva oltre che di quelli sanzionati con pena pecuniaria, purché il giudice ravvisi che il fatto è tenue e che la condotta non è abituale (leggi “Tenuità del fatto: una guida per l’imputato e il danneggiato”). Inoltre, trattandosi di norma favorevole al reo, il nuovo beneficio è applicabile anche ai reati commessi anteriormente alla sua entrata in vigore (cosiddetta “efficacia retroattiva”).

La vicenda

Nel caso di specie, un uomo, fermato ubriaco da una volante, nell’intento di prendere in giro gli agenti, aveva fornito loro un nome di fantasia e una data di nascita falsa.

Durante il dibattimento, il fatto è stato qualificato come false dichiarazioni sulle identità, il che ha consentito che il reato rientrasse nello schema del nuovo decreto (prevedendosi, per tale condotta, cinque anni di reclusione [3]) e venisse così archiviato.

Senonché la vicenda si era verificata prima del 2 aprile scorso, data in cui è entrata in vigore la riforma sulla “non punibilità per tenuità del fatto”, ma ciò nonostante il magistrato ha dichiarato il non doversi procedere per non punibilità, ritenuta la particolare tenuità del fatto [4] e l’applicazione retroattiva della legge (in base al principio cosiddetto del “favor rei”).

Se ciò porterà certamente a smaltire l’arretrato e a deflazionare indagini e processi, va anche valutato l’impatto dal punto di vista della prevenzione del sistema penale. Nella vicenda in commento una persona ha preso in giro gli appartenenti alle forze dell’ordine e non subirà alcuna conseguenza penale.


note

[1] D.Lgs. n. 28/2015.

[2] Gip Belluno, provv. del 2.04.2015.

[3] Art. 496 cod. pen.

[4] Ai sensi dell’articolo 131 bis cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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