Diritto e Fisco | Editoriale

Multe con lo sconto del 30%: attenti ai calcoli, c’è l’inganno

7 Aprile 2015
Multe con lo sconto del 30%: attenti ai calcoli, c’è l’inganno

Nessun raddoppio della contravvenzione per chi applica lo sconto anche sulle spese di ricerca e notifica.

Multe col trabocchetto, almeno stando a una distorta interpretazione dei Comuni. Un’insidia che può costare, al contravvenzionato, il raddoppio del pagamento: e ciò solo per colpa di una differenza di pochi euro. Ma facciamo un passo indietro e spieghiamo meglio di cosa si tratta.

A partire da agosto 2013, chi paga la multa nei primi 5 giorni usufruisce di uno sconto del 30% sull’importo indicato in verbale. Tale sconto, in ogni caso, si applica solo alla contravvenzione e non, invece, alle spese fisse (spese di ricerca e notifica) che, nonostante siano di pochi euro, vanno pagate integralmente. Dunque, la decurtazione del 30% va applicata solo sulla multa vera e propria e non sugli accessori.

Il problema sarebbe facile da superare se i Comuni inviassero, insieme al bollettino, l’indicazione con l’esatto importo da corrispondere, in modo tale da evitare errori e conteggi fatti a casa con la calcolatrice. Infatti, il pagamento è differente a seconda che avvenga:

nei primi 5 giorni: in tal caso scatta il predetto beneficio dello sconto del 30%;

– dal 6° al 60° giorno: si tratta del cosiddetto “pagamento in misura ridotta” ossia l’importo effettivamente indicato nel verbale;

– dal 61° giorno in poi: la sanzione, in tal caso raddoppia in quanto, oltre ad essa, scattano la mora e gli interessi.

Invece, spesso il verbale indica solo il “pagamento in misura ridotta”; per cui, se il multato vuole avvalersi dello sconto del 30% nei primi 5 giorni, deve fare il calcolo da sé. Così non poche persone sbagliano perché applicano la decurtazione del 30% su tutto l’importo indicato in contravvenzione (comprensivo delle spese vive) e non solo sulla multa vera e propria. Risultato: al Comune non risulta pervenuto il versamento in modo corretto e, dopo il 60° giorno, invia all’automobilista la richiesta di pagamento pari al doppio della iniziale sanzione. Un’interpretazione certo formalista e cieca, che è stata di recente bacchettata dalla Cassazione [1].

In particolare la Suprema Corte ha avvertito: il raddoppio della sanzione non scatta solo per il mancato pagamento delle spese. In buona sostanza, secondo i giudici l’inesatto pagamento delle spese postali non può giustificare il raddoppio dell’originale sanzione, e ciò soprattutto perché, alla base dell’errore, c’è la buona fede del cittadino. La Cassazione ha così sradicato la tradizione di molti Comuni di subordinare una pretesa esosa “al mancato versamento integrale di una soma che va oltre al pagamento in misura ridotta e che ingloba le spese nella sanzione”.

Ebbene, a circa un anno dalla sentenza citata, solo il Comune di Torino si è adattato al dictat. Gli altri, invece, continuano a fare come sempre hanno fatto, calpestando i diritti dei cittadini e marciando sulla scarsa informazione di questi ultimi e, soprattutto, sull’assenza di trasparenza all’interno delle indicazioni contenute nella contravvenzione. Insomma, uno studiato modo per far cadere in errore gli automobilisti e incassare qualche euro in più. Per fortuna, c’è la magistratura e, in caso di abusi di tale tipo, è sempre possibile far ricorso e vincere.


note

[1] Cass. sent. n. 9507 del 30.04.2014.

Autore immagine: 123rf com


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