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Successione, donazione modale e azione di riduzione

7 Aprile 2015
Successione, donazione modale e azione di riduzione

Se il testatore ha donato un immobile sotto condizione di assisterlo, nel caso di azione di riduzione il valore del bene trasferito va calcolato al netto dell’onere sopportato dal donatario.

Ormai è pratica abbastanza diffusa quella con cui l’anziano parente, al momento di tirare le somme della propria vita e del proprio patrimonio, dona l’immobile al figlio o al nipote a condizione che quest’ultimo lo assista moralmente e materialmente negli ultimi anni della sua vita, proprio per via del maggiore bisogno che potrebbe avere. In gergo tecnico questa si definisce donazione modale, perché impone al beneficiario un onere (in latino, appunto, “modus”).

Spesso, però, col decesso del donante, possono crearsi rivalità tra gli eredi legittimi, che potrebbero contestare il fatto che all’uno sia stato dato più che agli altri. E così, viene rimesso tutto in discussione, anche le donazioni ricevute. Si aprono, cioè, quelle che i legali chiamano “azione di riduzione” e “collazione”, due necessari rimedi processuali per verificare che tutti gli eredi abbiano avuto la loro giusta quota del patrimonio del defunto.

Ebbene, in caso di tali contestazioni, quanto può valere effettivamente il “peso” che, a fronte della donazione, il donatario abbia subìto con il prestare l’assistenza materiale al parente donante?

In realtà, c’è chi sostiene che la previsione dell’obbligo di assistenza nella donazione modale sia spesso solo una semplice clausola di stile, prevista più per forma che per sostanza. E invece, secondo una interessante sentenza della Cassazione pubblicata qualche ora fa [1], non è così e bisogna valutare caso per caso. Con la conseguenza che, se al decesso del donante uno degli eredi impugna la donazione per violazione della legittima, nel fare i calcoli tra quanto è stato dato e quanto è stato ottenuto tra gli eredi, bisognerà tenere conto delle spese sostenute dal donatario per l’assistenza prestata al defunto donante.

In pratica, nell’ambito dell’azione di riduzione della legittima il valore del bene trasferito va calcolato al netto dell’onere sopportato dal donatario se la donazione è modale.

In particolare la Suprema Corte ha spiegato che, nel concorrere alla successione dell’ascendente, i figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali, sono tenuti a conferire, ai coeredi, tutto ciò che direttamente e indirettamente abbiano ricevuto dal defunto [2]. È il cosiddetto obbligo della collazione (operazione che serve a unire in un unico e astratto calderone tutti gli averi del defunto e a verificare quanto, da quest’ultimo, ogni singolo erede ha ricevuto). E ciò vale anche in caso di donazione modale: ma in questo caso bisogna calcolare solo la differenza tra il valore dei beni donati e il valore dell’onere sopportato dal donatario (ossia l’assistenza).

Infatti, nonostante l’onere imposto con la donazione non sia un vero e proprio corrispettivo (come sarebbe, invece, nel caso di una vendita dell’immobile), esso comporta pur sempre una diminuzione di valore della donazione, incidendo sull’ammontare del trasferimento patrimoniale. Pertanto, la determinazione del valore del bene donato, da considerarsi ai fini della riunione fittizia per la collazione, deve essere effettuata tenendo conto del valore dell’onere, che, quindi, deve essere detratto dal valore del bene donato.


note

[1] Cass. sent. n. 6925 del 7.04.2015.

[2] Art. 737 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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