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Cambio di operatore di telefonia fissa e mobile

7 Aprile 2015 | Autore:
Cambio di operatore di telefonia fissa e mobile

Istruzioni fondamentali per effettuare al meglio il cambio di gestore delle linee telefoniche fisse e mobili e per gestire le eventuali controversie.

 

Uno dei temi che maggiormente attira l’attenzione dei consumatori è sicuramente quello legato al cambio di gestore delle linee di telefonia fissa e/o mobile. La presenza di diversi operatori e di svariate offerte tariffarie, frequentemente pubblicizzate con grande impatto mediatico, rende spesso appetibile il mutamento di operatore con operazione, tra l’altro, assai semplice e rapida.

È stata la legge [1] a rendere più agevole il mutamento di gestore, consentendo agli utenti di svincolarsi dai contratti in corso o di trasferire le utenze telefoniche da una compagnia all’altra senza dover attendere tempi biblici e, soprattutto, senza sborsare pesanti penali (l’utente è tenuto solo a rimborsare le spese effettivamente sostenute dagli operatori per le attività di disattivazione dei servizi).

Il divieto di addebitare costi all’utente che richieda il cambio di gestore è proprio uno dei punti che più causano problemi ed anche controversie con le compagnie che gestiscono le linee di telefonia fissa e mobile. Gli operatori, infatti, spesso addebitano al cliente che cambia gestore proprio le penali vietate dalla legge inserendo nei contratti somme fisse mascherate da rimborsi per i costi sostenuti per la disattivazione.

Per non cadere nel tranello, allora, il suggerimento all’utente-consumatore è quello di contestare al gestore, con una raccomandata con avviso di ricevimento, l’addebito di solito contenuto nell’ultima bolletta successiva alla disattivazione di costi sospetti cioè l’addebito di rimborsi di costi che nascondano, invece, penali illegali.

Nella raccomandata si dovrà avere cura, oltre che di contestare l’addebito sospetto, di chiedere l’invio di tutta la documentazione che giustifichi in dettaglio gli importi richiesti.

Nel caso in cui la risposta scritta del gestore non dovesse pervenire oppure dovesse essere del tutto insoddisfacente, all’utente non resterà che attivare le procedure previste per conciliare la controversia.

In materia di telecomunicazioni (comprese, perciò, anche le controversie in materia di servizi internet e simili), infatti, è obbligatorio, prima di portare la questione (qualunque tipo di controversia con il proprio gestore) davanti al giudice, attivare una procedura di conciliazione.

La procedura obbligatoria di conciliazione [2] si svolge davanti ai Comitati regionali per le comunicazioni – Co.re.com – che hanno sede in ogni capoluogo regionale e sono competenti per tutte le controversie tra gestori e utenti in base al luogo dove è situata l’utenza.

La procedura è gratuita ed è attivabile semplicemente compilando un modulo scaricabile dai siti internet dei Co.re.com regionali: il cittadino non ha bisogno dell’assistenza di un legale e può presentare il modulo e difendersi da sé.

Se l’esito della procedura di conciliazione non fosse soddisfacente per l’utente, questi potrà o chiedere che sia l’Autorità garante delle telecomunicazioni (con sede unica a Roma) a pronunciarsi sulla questione o potrà direttamente rivolgersi al Giudice (Giudice di Pace o Tribunale a seconda che la controversia abbia un valore inferiore o superiore ai 5.000 Euro).

Infine, in sede di tentativo di conciliazione e, se fallito, dinanzi al Giudice, l’utente potrà agire anche per ottenere un eventuale risarcimento dei danni subìti e dovuti al disservizio imputabile all’operatore.


note

[1] Legge 2 aprile 2007, n. 40.

[2] Delibera 173/07/Cons. dell’Autorità garante per le comunicazioni.


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