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Condanna alle spese processuali anche in caso di vittoria parziale

7 Aprile 2015
Condanna alle spese processuali anche in caso di vittoria parziale

In caso di non integrale accoglimento della domanda processuale, la parte non può essere condannata a pagare l’avvocato di controparte.

L’accoglimento parziale della domanda processuale non giustifica la condanna alle spese processuali. Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1].

Importantissimo il chiarimento della Suprema Corte che ha trovato, nella pronuncia in commento, l’occasione per sottolineare la distinzione tra:

accoglimento parziale della domanda processuale: si ha quando il convenuto si limita a difendersi dalla pretesa dell’attore perché la ritiene eccessiva o solo in parte fondata. In questo caso, se il giudice accoglie solo in parte la domanda dell’istante non ricorre una ipotesi di “soccombenza reciproca”;

soccombenza reciproca: si ha in caso di una pluralità di pretese contrapposte, presentate da entrambe le parti, l’una rivolta contro l’altra in modo reciproco. In pratica, ricorre tale ipotesi quando il giudice rigetta una parte delle domande di un soggetto e, contemporaneamente, anche una parte delle domande dell’altro soggetto.

Ebbene, solo nel caso di soccombenza reciproca (seconda ipotesi) si può avere la compensazione delle spese legali (secondo, cioè, la logica per cui ognuno paga il proprio avvocato).

Invece, l’accoglimento non integrale della domanda (prima ipotesi) può invece portare a una vittoria totale sul fronte delle spese processuali, salvo che si sia violato il dovere di lealtà e probità in processo [2].

Dunque, ai fini della condanna alle spese processuali, l’accoglimento parziale della domanda è cosa ben diversa dalla soccombenza reciproca e solo quest’ultima può portare alla compensazione delle spese, mentre nel primo caso si può arrivare a una condanna a pagare l’avvocato in favore della parte che si è vista accogliere solo in parte le proprie richieste.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 19 febbraio – 3 aprile 2015, n. 6860
Presidente Ceccherini – Relatore Lamorgese

Svolgimento del processo

Equitalia ha proposto opposizione allo stato passivo del Fallimento M.A. che escludeva il privilegio dei crediti ammessi. I1 Tribunale, in data 3 ottobre 2008, ha ammesso il privilegio solo per una parte dei crediti e ha condannato Equitalia a pagare la metà delle spese processuali in favore del Fallimento, compensandole nel resto.
Equitalia ricorre per cassazione sulla base di un motivo illustrato da memoria. La Curatela del Fallimento, cui il ricorso è stato notificato, non ha svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

Nell’unico motivo di ricorso, Equitalia denuncia la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per essere stata condannata alle spese processuali, per la metà, in favore della controparte, pur essendo stata accolta la sua originaria domanda, seppure parzialmente.
Il Tribunale, con statuizione non censurata in questa sede, ha compensato le spese per la metà, ma ha poi condannato la parte vittoriosa, seppur parzialmente, al pagamento della restante metà delle spese in favore dell’altra parte (che era comunque soccombente).
Il ricorso è fondato, essendo stato violato il principio secondo cui la parte che, all’esito finale della lite risulti vittoriosa per effetto dell’accoglimento anche non integrale della sua domanda, non può subire la condanna al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte soccombente, salva l’ipotesi della trasgressione al dovere di lealtà e probità di cui all’art. 88 c.p.c. (Cass. n. 1743/1996, n. 2653/1994, n. 2493/1986). il Tribunale avrebbe potuto compensare integralmente le spese ma, avendole compensate in parte, avrebbe dovuto porre a carico del Fallimento soccombente le spese di Equitalia la cui domanda era stata parzialmente accolta. La condanna di Equitalia a pagare parte delle spese in favore dell’altra parte non trova giustificazione nel principio della soccombenza reciproca che non è ravvisabile nel caso di riduzione anche sensibile della somma richiesta con la domanda giudiziale, poiché il suddetto principio sottende una pluralità di pretese contrapposte, rigettate dal giudice a svantaggio di entrambi gli istanti, mentre la resistenza del convenuto alla pretesa attorea perché eccessiva o comunque solo in parte fondata, anche quando trova successo nella statuizione del giudice che accolga
solo in parte la domanda, non per questo si trasforma in pretesa (riconvenzionale) rispetto alla quale sia ravvisabile nell’attore una posizione di reciproca soccombenza (Cass. n. 12629/2006, n. 2124/1994).
In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata è cassata e, decidendo nel merito, la Curatela è condannata a corrispondere ad Equitalia la restante parte delle spese del giudizio di merito (ferma la compensazione per la restante metà), nonché per intero alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, liquida le spese di Equitalia relative al giudizio di merito in complessivi P­2350,00, oltre accessori, che pone per la metà a carico del Fallimento M.A., compensate nella restante metà; condanna il Fallimento alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in £ 1500,00, di cui £ 1300,00 per compensi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.


note

[1] Cass. sent. n. 6860/2015 del 3.04.2015.

[2] Ex art. 88 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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