Diritto e Fisco | Articoli

Assoluzione all’udienza preliminare o dopo il dibattimento?

7 Aprile 2015
Assoluzione all’udienza preliminare o dopo il dibattimento?

La decisione del giudice nell’una o nell’altra fase ha effetti differenti: la sentenza di assoluzione, di non luogo a procedere, di condanna.

A chi viene coinvolto in un processo penale quale imputato di uno o più reati, può essere utile sapere che l’eventuale esito a lui favorevole, e cioè una sentenza di proscioglimento o di assoluzione, avrà effetti diversi a seconda che venga pronunciata all’esito dell’udienza preliminare, da parte del Giudice dell’Udienza Preliminare (cosiddetto G.U.P.), oppure dal Tribunale all’esito del dibattimento, cioè alla fine della celebrazione del processo ordinario.

I diversi effetti delle due sentenze di cui si parla sono la conseguenza della diversa natura delle fasi processuali: udienza preliminare da un lato, dibattimento dall’altro.

Va intanto chiarito che l’udienza preliminare è una fase prevista non per tutti i reati oggetto di imputazione, ma solo per alcuni per i quali la legge non prevede la citazione diretta, da parte del P.M., davanti al Tribunale [1]. Ebbene, per taluni reati è appunto previsto che, sulla richiesta di rinvio a giudizio, il G.U.P. fissi un’udienza preliminare nel contraddittorio tra accusa e difesa, alla fine della quale deciderà se rinviare a giudizio l’imputato davanti al Tribunale, oppure se pronunciare a suo favore una sentenza di “non luogo a procedere[2].

In questa udienza, che ha sostanzialmente una funzione di filtro delle richieste del P.M., non spetta al G.U.P. decidere in termini di colpevolezza o innocenza perché gli è preclusa la possibilità di pronunciare una sentenza di condanna. Il giudizio rimesso, in udienza preliminare, al G.U.P. concerne da un lato una valutazione sulla completezza o meno delle indagini in funzione della idoneità delle prove raccolte a sostenere l’accusa nell’eventuale processo; dall’altro, la previsione della possibilità che una successiva fase processuale possa colmare o meno i vuoti probatori o la contraddittorietà delle prove stesse. In altre parole si può dire che il giudice è chiamato, in questa sede, non a giudicare della innocenza dell’imputato ma della utilità o meno del dibattimento.

E dunque, la sentenza di non luogo a procedere che può essere pronunciata al termine dell’udienza preliminare è fisiologicamente frutto di una valutazione in qualche modo precaria, e come tale revocabile senza limiti di tempo.

Infatti, se contro questa sentenza di non luogo a procedere non viene proposto ricorso per Cassazione nei tempi previsti (unico rimedio concesso dalla legge [3]), essa si potrà considerare inoppugnabile, ma mai definitiva: il codice prevede infatti, senza limiti di tempo processuali, la possibilità per il P.M. di chiedere la revoca della sentenza di proscioglimento quando emergano nuovi elementi di prova in grado di colmare i vuoti che erano emersi e che possono determinare il rinvio a giudizio dell’imputato [4].

E dunque, la persona che abbia beneficiato di una sentenza di proscioglimento all’esito dell’udienza preliminare versa in una situazione nella quale può ancora acquisire la qualifica di imputato, anche quando quella sentenza è divenuta inoppugnabile.

Diversa è la sorte della sentenza di assoluzione emessa dal giudice del dibattimento alla fine del dibattimento: innanzitutto quella sentenza è frutto di una cognizione piena dei fatti oggetto del processo, perché nel corso del dibattimento si sarà formata la prova nel pieno contraddittorio delle parti coinvolte (accusa, difesa, persona danneggiata dal reato). In secondo luogo perché, proprio in funzione della pienezza di conoscenza che il Tribunale raggiunge, a quel giudice è rimesso l’onere di decidere se assolvere o condannare, e tale scelta deve basarsi sull’insieme delle prove a sue disposizione e su queste deve essere motivata.

La sentenza di assoluzione che derivi da un processo ordinario, perciò, quando non sia più soggetta ad impugnazione (sia perche nessuno l’abbia impugnata, o perché siano esauriti tutti i gradi di giudizio) è definitivamente irrevocabile ed “ha efficacia di giudicato[5]; in virtù di ciò l’imputato è liberato per sempre da quella determinata accusa, non essendo ammissibile nel nostro sistema un doppio giudizio contro la stessa persona e per gli stessi reati.

A questa sostanziale differenza, che non è di poco rilievo pratico per chi subisce un processo penale, va aggiunto che la sentenza di non luogo a procedere del G.U.P., a differenza di quella dibattimentale, non ha alcuna efficacia nei giudizi civili o amministrativi che prendano ad oggetto lo stesso fatto dell’imputazione: in pratica, la sentenza di non luogo a procedere emessa dal G.U.P. lascia aperta la possibilità al giudice civile e a quello amministrativo di accertare e dichiarare i fatti e le responsabilità già oggetto del processo penale, negli eventuali giudizi per il risarcimento dei danni. Viceversa, la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata all’esito del dibattimento esclude la possibilità che vi siano altri giudizi, civili o amministrativi, nei quali si possa non prendere atto che l’imputato non è responsabile per il fatto dannoso di cui si chieda risarcimento.

Va tenuto presente, in conclusione, che l’opzione tra le due sentenze di cui si è detto non può essere frutto di scelte o strategie processuali, perché viceversa deriva dal tipo di reato contestato (che preveda o meno l’udienza preliminare) e dalla valutazione libera del G.U.P.

Di MARCO MARZARI


note

[1] Art. 550 cod. proc. pen.: Casi di citazione diretta a giudizio.

[2] Art. 425 cod. proc. pen.: Sentenza di non luogo a procedere.

[3] Art. 428 cod. proc. pen.: Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere.

[4] Art. 434 cod. proc. pen.: Casi di revoca.

[5] Art. 652 cod. proc. pen.: Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio

civile o amministrativo di danno.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. ESSENDO STATI CONDANNATI IN UN PROCESSO PENALE A 2,5 ANNI DI RECLUSIONE. AVENDO GIA’ UTILIZZATO I 24 MESI DI SOSPENSIONE DELLA PENA. QUANTO TEMPO L’APPLICAZIONE DELLA SENTENZA PUO’ RIMANERE, SOSPESA??
    GRAZIE.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube