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Calcio: il business delle retrocessioni

11 Maggio 2016 | Autore:
Calcio: il business delle retrocessioni

Retrocedere potrebbe essere economicamente vantaggioso, e in alcuni casi come quest’anno tanti milioni ballano sull’ultima partita: il caso Verona-Palermo.

Si potrebbe iniziare questo pezzo con la celebre frase de “L’allenatore nel pallone“: “Perdere e Perderemo, Canà!“, una frase che gli appassionati del genere conosceranno a memoria e che i meno appassionati non avranno potuto evitare di ascoltare una volta nella vita. Il punto da cui partire però è tutt’altro che comico, perchè quella “imposizione” del Presidente della Longobarda all’allenatore della squadra diretta dal mitico Lino Banfi, potrebbe essere molto vicina alla realtà di qualche nostro campionato.

Che piaccia o meno a noi tifosi, difatti, il calcio è un business di massimo rilievo e come tale deve tener conto di perdite e guadagni, anzi, si direbbe che per quanto proviamo a dimenticarcene la domenica, durante i 90 minuti tradizionalmente dedicati alla trepidazione per la nostra squadra del cuore, è innegabile che l’intero sistema sportivo calcistico si muova più sul valore del business che sui valori decoubertiniani. E se tutto gira sul business c’è solo un risultato che conta, quello economico.

Ciò naturalmente non vale per i tifosi, s’intende, ma per le aziende, per le società sportive, non ci sono motivazioni più forti del denaro nel definire una scelta strategica. E, lasciatemelo dire è anche normale sia così, gli affari sono affari e un po’ di realismo in questo campo non guasta. Tuttavia ci sono meccanismi che appaiono distorsivi anche della concorrenza che in quanto business lo stesso mondo del calcio prevede al suo interno.

Uno di questi meccanismi è quello che viene definito “Paracadute“. Vediamo di cosa si tratta.

Retrocessioni: cos’è il paracadute?

Il paracadute è un meccanismo di indennizzo che sostiene le squadre in retrocessione dalla serie A alla serie B del campionato di calcio italiano. Il meccanismo funziona in maniera piuttosto semplice in linea di principio: se retrocedi, i tuoi asset sociali (ovvero i tuoi giocatori) saranno in gran parte persi, perchè andranno via e di conseguenza la tua società avrà un valore economico più basso. La Federazione decide allora di mitigare questo effetto e aiutarti offrendoti un indennizzo, che è variabile in ragione del numero di anni trascorsi in serie A.

Sino a qui il meccanismo è forse distorsivo della concorrenza, ma ancora comprensibile nella ratio generale appena descritta. Per capire dove si trova l’intoppo andiamo più a fondo nella spiegazione, facendo un esempio pratico.

A quanto ammonta il paracadute per le squadre retrocesse?

Il Paracadute prevede da subito 10 milioni di euro alle squadre salite dalla B alla A e retrocesse – nuovamente – l’anno successivo; ulteriori 5 milioni di euro (per un totale di 15 milioni) nel caso in cui la permanenza in serie A si prolungasse anche al secondo anno;

Dai tre anni in su si sale a 25 milioni di euro. A ciò si aggiunge anche il residuo del fondo messo a disposizione dalla Federazione (che è di un totale di 60milioni di euro).

Ora facciamo un esempio pratico sul campionato in corso, per comprendere la distorsione del sistema:

Il Verona è una squadra che vanta un’anzianità in serie A di oltre tre anni, maggiore di tutte le altre presenti oggi in zona retrocessione, tranne che del Palermo. Ad oggi a causa della retrocessione al Verona andrebbe un importo di 25 milioni per aver militato 3 anni in serie A, a tale cifra, se il Palermo non retrocedesse, andrebbe aggiunto un importo pari al residuo dei fondi del paracadute ovvero 15 milioni (5 in meno se scende invece il Palermo).

L’ultima partita del Verona in questo campionato sarà con il Palermo e se il Palermo vince resta in A e scende il Carpi. E il Verona acquisisce ulteriori 5milioni di euro. Chi vincerà? A pensar male si fa peccato…



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