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Baby-sitter e ragazza alla pari: regole pratiche

8 Aprile 2015
Baby-sitter e ragazza alla pari: regole pratiche

Un aiuto familiare senza rapporto di lavoro subordinato: è semplice, facile e favorisce lo scambio culturale: norme sull’assicurazione e sui compensi.

 

Si moltiplicano le richieste di accogliere in famiglia una ragazza alla pari che possa aiutare nelle attività relative alla cura della casa ed eventualmente anche con i bambini. Non molti, però, sono a conoscenza di come le persone collocate alla pari debbano essere assicurate (se, cioè, come persone addette ai servizi domestici) o se, invece, possono prestare la loro attività gratuitamente. Ecco dunque una breve guida illustrativa sulla materia che potrà consentire anche, a chi interessato, di trovare un modo per ottenere una modesta paghetta di 200-300 euro mensili.

Il collocamento alla pari consiste nell’accoglimento in famiglia dei giovani senza distinzione di sesso, sia Europei che Extra UE che vogliono perfezionare le loro conoscenze linguistiche ma anche professionali, offrendo come contropartita prestazioni lavorative quali, attività di baby-sitting e di piccole attività domestiche.

Attenzione: per “piccole attività domestiche” si intendono:

– solo occasionalmente: pulire, spazzare, passare lo straccio o l’aspirapolvere

– lavare i panni dei bambini (lavare, piegare, mettere a posto)

– stirare (esclusi indumenti difficili come camicie)

– rifare i letti dei bambini

– mettere a posto la stanza dei bambini

– andare a fare piccole spese per la famiglia

– se necessario, occuparsi degli animali domestici

– svuotare la spazzatura.

Questa tipologia di collaborazione è rivolta solo a giovani tra i 17 e i 30 anni.

La loro permanenza in famiglia non può essere superiore ad un anno, o massimo due anni, con possibilità di deroga nei casi particolari per quanto riguarda l’età massima.

Dovrà essere loro garantito vitto e alloggio in cambio di servizi domestici per un orario non superiore alle 5 ore giornaliere, siano esse serali che di baby-sitting . In cambio del loro aiuto, oltre a vitto e alloggio, gli au pair ricevono una paghetta per le loro spese per un importo che varia tra i 250 e i 300 euro al mese.

Inoltre dovrà essere loro garantita una giornata a settimana, interamente libera, fra cui almeno una domenica al mese e disporre di tempo utile per perfezionare la lingua o le abilità professionali.

La famiglia ospitante non dovrà pagare nessun contributo previdenziale proprio perché non siamo in presenza di lavoro subordinato, ma si dovrà provvedere a stipulare un’assicurazione privata, contro i rischi di malattia, maternità ed incidente.

In pratica per evitare che venga classificato come rapporto di lavoro subordinato è importate che i diritti e i doveri delle famiglie ospitanti, nonché delle persone collocate alla pari, vengano accordate preventivamente mediante atto scritto, preferibilmente prima che la persona alla pari abbia lasciato il suo paese o entro una settimana dall’ingresso in famiglia.

Tale accordo dovrà essere depositato presso l’autorità competente: solo così si potranno evitare fraintendimenti possibili.

In Italia, non esiste un modello ufficiale di contratto per il collocamento alla pari, si consiglia di utilizzare la versione ufficiale europea cliccabile e scaricabile cliccando su questo link.

Se vengono rispettate le disposizioni di cui sopra non sorgerà alcun rapporto di lavoro subordinato tra la persona collocata e la famiglia ospitante [1].


note

[1] Accordo n.68 adottato a Strasburgo il 24.11.69, ratificato con L. 18.5.73 N. 304.

Autore immagine: 123rf com


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