Diritto e Fisco | Articoli

UE: vietato spiare i dipendenti. A rischio il Job Act che apre ai controlli tecnologici

8 Aprile 2015
UE: vietato spiare i dipendenti. A rischio il Job Act che apre ai controlli tecnologici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Aprile 2015



La nuova raccomandazione del Consiglio d’Europa che garantisce i diritti dei lavoratori contro la videosorveglianza e i controlli a distanza, mentre i decreti delegati della riforma del lavoro di Renzi, di senso contrario, sta per essere approvata.

Alcune norme del Job Act potrebbero essere illegittime ancor prima di nascere. E questo perché, secondo una raccomandazione appena fornita dal Consiglio dell’Europa Unita (scaricabile al termine di questo articolo), il datore di lavoro non può spiare le comunicazioni private dei dipendenti. Allo stesso modo è severamente proibito, in azienda, l’utilizzo di mezzi tecnologici per controllare a distanza i comportamenti dei lavoratori. Ancora: la videosorveglianza è lecita solo per evitare il rischio di furti e per salvaguardare i beni dell’impresa, ma è comunque vietato ispezionare le zone dove i dipendenti non lavorano, come spogliatoi, aree ricreative, o mense.

Tutto questo mentre i decreti attuativi del Job Act, che ha aperto ai mezzi tecnologici di controllo a distanza sui luoghi di lavoro, stanno per terminare il loro cammino di approvazione (leggi “Job Act: controlli a distanza sui lavoratori e demansionamento”).

È vero: la raccomandazione dell’UE non ha valore vincolante per il nostro legislatore, che quindi potrà proseguire nell’attuazione della riforma del lavoro, ma avrà comunque effetto nei tribunali, dove i giudici dovranno tenerne conto in caso di eventuali ricorsi proposti, in futuro, dai dipendenti “spiati”. Insomma, la privacy dei lavoratori non si tocca neanche con i nuovi mezzi tecnologici che consentono oggi di raccogliere e conservare informazioni di ogni tipo.

La raccomandazione impone paletti nei confronti di qualsiasi tipo di controllo operato dal datore nei confronti dei dipendenti, ivi compresa la raccolta e l’utilizzo di tutti i loro dati personali: vietato controllare le comunicazioni private, le email, la navigazione.

Le solo ad essere “spiate” potranno essere le comunicazioni professionali – per esempio un’email a un collega – ma a condizione che il dipendente sia informato preventivamente di ciò, e solo se sia necessario per motivi di sicurezza o per garantire che un lavoro sia terminato.

Diritto di accesso ai dati

Il dipendente conserva sempre il diritto di chiedere al datore quali dati sta raccogliendo di lui, le motivazioni e come accedervi, controllarli, chiederne eventualmente la rettifica e la cancellazione.

Infine la raccomandazione elenca una serie di dati che il datore non può mai chiedere al dipendente.

Per leggere la raccomandazione (in lingua inglese) clicca sul link “Raccomandazione Consiglio Europa”.

note

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Se ho capito bene il datore di lavoro non può controllare l’applicazione sul lavoro di un suo dipendente e quindi valutarne la professionalità e l’efficienza. A me sembra un’esagerazione.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA