Diritto e Fisco | Articoli

Studi di settore: accertamento nullo senza giustificazioni del contribuente

8 Aprile 2015
Studi di settore: accertamento nullo senza giustificazioni del contribuente

L’Agenzia delle Entrate non può ignorare le motivazioni del contribuente, che deve essere sempre sentito o, comunque, posto nella condizione di difendersi.

L’accertamento fiscale spiccato dall’Agenzia delle Entrate per via dello sforamento dagli studi di settore è nullo se l’ufficio non dà, al contribuente, la possibilità di difendersi preventivamente, ossia di presentare, in sede amministrativa, le proprie giustificazioni; è altresì nullo se, una volta che il soggetto accertato abbia depositato eventuali scritti, il fisco non motiva le ragioni per cui ha inteso discostarsene e non prenderli in considerazione.

Il chiarimento è stato fornito questa mattina dalla Cassazione [1] che, in questo modo, offre un’arma in più per difendersi dagli atti impositivi emessi sulla base dei tanto odiati (specie in periodo di crisi) studi di settore.

Ancora una volta i Supremi giudici sottolineano l’imprescindibile fase del contraddittorio, in via amministrativa e preventiva, tra fisco e cittadino, anche in presenza di atti scritti.

In particolare, si legge in sentenza che, in tema di studi di settore, è nullo l’accertamento fiscale quando l’Agenzia delle Entrate non prende in considerazione le giustificazioni scritte trasmesse dal contribuente nella fase amministrativa. Se ciò è vero, è ancor più vero che l’amministrazione fiscale non può giammai emettere l’atto impositivo ancora prima del giorno fissato per il colloquio orale.

Tale principio è stato più volte affermato dalla Suprema Corte, la quale aggiunge che, in sede di contraddittorio preventivo, il contribuente deve dimostrare – senza limiti di mezzi di prova e di contenuto – le ragioni per cui la propria attività, nel periodo preso in esame dall’accertamento fiscale, deve essere esclusa dagli “standard” degli studi di settore.

Dall’altro lato, l’ufficio delle entrate non può motivare il proprio accertamento sulla base del semplice scostamento dai parametri, perché altrimenti sarebbe del tutto inutile la finalità del contraddittorio preventivo, ma deve integrare l’atto con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto e con l’indicazione delle ragioni per le quali intende non prendere in considerazione le contestazioni sollevate dal contribuente.


note

[1] Cass. sent. n. 6971 dell’8.04.2015.


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