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Affidamento dei figli: in base a quali criteri decide il giudice?

8 Aprile 2015
Affidamento dei figli: in base a quali criteri decide il giudice?

Affidamento condiviso e esclusivo in caso di separazione e divorzio: i provvedimenti sulla prole.

In base all’attuale legge, introdotta nel 2006 [1], la regola nel caso in cui la coppia si separi o divorzi è quella dell’affidamento condiviso dei figli minori, valida anche per le coppie di fatto non sposate (e, quindi, per i figli nati fuori dal matrimonio). In pratica, se prima della riforma i figli venivano in prima battuta (e salvo diverso accordo) affidati a uno solo dei due genitori, oggi invece la situazione si è capovolta e, quindi, anche dopo la separazione, la potestà sui figli spetta a entrambi i coniugi che mantengono eguali diritti e obblighi sui minori.

1 | LA REGOLA: AFFIDAMENTO CONDIVISO

Ecco, in modo schematico, quali sono le caratteristiche fondamentali dell’affido condiviso:

– la responsabilità genitoriale viene esercitata da entrambi i genitori;

– vengono adottati, di comune accordo tra gli stessi genitori, le decisioni di maggiore interesse per il figlio minore, mentre quelle di minore importanza possono essere prese separatamente da ciascuno dei due;

– resta fermo il principio di mantenimento diretto del figlio da parte di ciascun genitore. Qualora ciò, però, non sia opportuno o possibile, il giudice dispone che uno dei due coniugi versi, in favore del figlio, un assegno di mantenimento mensile;

– è obbligatorio, prima di decidere l’affidamento, che il giudice ascolti il minore purché di età superiore a 12 anni;

– in ogni caso l’affidamento condiviso può essere sempre rivisto, se mutano le condizioni dei coniugi.

Attenzione: “affidamento” non significa “collocamento”. Infatti il concetto di affidamento (che di norma, come appena detto, è sempre “condiviso”) riguarda i diritti/doveri dei coniugi sui figli; invece, il concetto di collocamento riguarda il luogo dove il figlio va a vivere, dormire, dove fissa la propria residenza e domicilio (che, al contrario dell’affidamento, sarebbe preferibile avvenisse presso un solo genitore, anche al fine di non disorientare la sua crescita, garantendogli lo stesso habitat domestico di quando i genitori erano ancora uniti).

L’affidamento condiviso, infatti,  non implica necessariamente che il figlio debba stare per un certo periodo con un genitore e per il residuo tempo con l’altro (anzi, in alcune sentenze i giudici hanno decretato che a volte sarebbe meglio per il minore rimanere nella stessa casa, mentre ad altalenarsi e fare le valigie a turno sono i genitori). Al contrario, il minore viene collocato presso uno dei genitori e l’altro avrà le facoltà più ampie possibili di vederlo e frequentarlo.

2 | L’ECCEZIONE: L’AFFIDAMENTO ESCLUSIVO

Di fronte alla regola, c’è l’eccezione costituita dall’affidamento esclusivo che viene disposto dal giudice solo in ipotesi straordinarie, ossia quando uno dei due genitori è fortemente inadeguato a far crescere il minore e questo potrebbe pregiudicare la sua personalità o salute. Così, per esempio, il fatto che il padre litighi sempre con la ex moglie o che l’abbia tradita ripetutamente o che non le versi il mantenimento o che abbia scarsi rapporti con il figlio non sono condizioni per ottenere l’affido esclusivo (infatti si tratta di violazioni di doveri verso l’altro coniuge e non verso il figlio). Diverso sarebbe se il genitore, per esempio, si sia macchiato di un crimine verso il proprio figlio oppure il suo stato di dipendenza da sostanze stupefacenti o alcoliche sia tale da pregiudicare la sicurezza del minore.

Ecco alcuni casi decisi dalla giurisprudenza in cui è stato ammesso l’affidamento esclusivo:

– se il genitore non adempie agli obblighi di mantenimento verso il figlio e dimostra profonde carenze nei compiti di cura, assistenza ed educazione [3];

– se il genitore manifesta disinteresse verso i figli, che si è tradotto in particolare nella violazione sistematica degli obblighi di cura e sostegno [4];

– se il genitore ha scarse relazioni col figlio, pur non essendo incapace né pericoloso [5];

– se un genitore impone un credo religioso con modalità pregiudizievoli per lo sviluppo del figlio o tali da impedire il suo naturale inserimento nella società [6];

– se un genitore ostacola il rapporto tra il figlio con l’altro genitore ponendo in essere tentativi volti a impedirne la frequentazione [7].

Se il giudice decide di disporre l’affidamento a uno solo dei genitore deve comunque fornire una valida motivazione di tale scelta, in modo tale da consentire eventualmente, alla parte interessata, di proporre appello criticando il ragionamento fatto dal magistrato.

Ovviamente, a chiedere l’affidamento esclusivo può anche essere ciascuno dei genitori in qualsiasi momento se sussistono le condizioni appena viste.

I genitori, comunque, hanno sempre il diritto di chiedere la revisione dei provvedimenti del giudice concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e le disposizioni relative alla misura e alle modalità dell’assegno di mantenimento.

Se invece entrambi i genitori non sono idonei all’affidamento (il che avviene solo nelle situazioni particolarmente gravi), o quando essi lo rifiutino espressamente, il giudice disporrà l’affidamento presso terzi, quindi al collocamento presso parenti. Ma se non vi sono parenti o questi non sono idonei o disponibili, l’ultima spiaggia è quella del collocamento presso una terza persona o presso un istituto di educazione.


note

[1] L. n. 54/2006.

[2] Cass. sent. n 784 del 20.01.2012.

[3] Cass. sent. n. 26587 del 17.12.2009.

[4] Trib. Roma sent. n. 23620/2013.

[5] Trib. Firenze sent. del 21.02.2007.

[6] Trib. Prato sent. del 13.02.2009.

[7] Trib. Firenze sent. dell’11.02.2008.


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