Diritto e Fisco | Articoli

Come lasciare in eredità i diritti d’immagine

9 Aprile 2015 | Autore:
Come lasciare in eredità i diritti d’immagine

La notizia del ritrovamento del testamento di Robin Williams, morto suicida nell’agosto di un anno fa, è occasione per riflettere sull’utilizzo del testamento per regolamentare alcuni particolari diritti legati al mondo dello spettacolo e alle organizzazioni di beneficenza.

L’apertura del testamento di Robin Williams ha fatto notizia e non solo per la fama acquisita in vita grazie ai film di cui è stato protagonista.

Nel documento che racchiude le sue ultime volontà infatti l’attore ha previsto il lascito dei propri diritti di immagine a una organizzazione no profit che si occuperà di gestirli e di distribuirne il ricavato ad altre fondazioni e organizzazioni umanitarie per venticinque anni.

Ma che cosa sono i diritti d’immagine e come possono essere lasciati in un testamento dal momento che sono beni intangibili e dunque difficilmente riassumibili in un concetto di chiara evidenza?

Tali sono i diritti a che la propria immagine non venga divulgata, esposta o comunque pubblicata senza il proprio consenso e fuori dei casi previsti dalla legge. Dunque si tratta di un complesso di diritti che attengono all’utilizzo che terzi possono eventualmente compiere della nostra immagine dietro il nostro consenso.

Vi sono tuttavia dei casi in cui il consenso del titolare dell’immagine non è necessario per il relativo trattamento: ad esempio quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà della persona ritratta, come accade a fini giornalistici, quando il ritratto viene riprodotto per fini scientifici, didattici o culturali, quando il ritratto si riferisce a fatti di interesse pubblico o svoltisi in pubblico e, infine, per fini di giustizia e di polizia.

Nel caso di persone famose, come appunto per gli attori di fama mondiale o comunque noti al grande pubblico, il diritto di sfruttamento della relativa immagine è dunque fatto oggetto di specifici contratti, spesso in esclusiva, che contemplano un’apposita remunerazione a fronte della concessione del diritto di riprodurre l’immagine della persona per i più svariati scopi, fatti anch’essi oggetto di specifica contrattazione tra le parti.

Ma che ne è di questi diritti quando la persona titolare degli stessi muore? La legge italiana [1] prevede che dopo la morte dell’autore o del destinatario occorre il consenso del coniuge o dei figli, o, in loro mancanza, dei genitori; mancando il coniuge, i figli e i genitori, dei fratelli e delle sorelle, e, in loro mancanza, degli ascendenti e dei discendenti fino al quarto grado.

Tuttavia è previsto anche che sia la persona titolare dell’immagine oggetto di sfruttamento che possa, tramite apposito scritto, prevedere la destinazione che la propria immagine dovrà avere dopo la propria morte [2].

In quest’ultimo caso, prevale la volontà del defunto che, dunque, può regolare il diritto di utilizzare la propria immagine tramite testamento per il tempo successivo alla propria morte. Nel nostro ordinamento infatti vige il divieto dei patti successori [3]: è vietato cioè stipulare dei contratti che abbiano ad oggetto diritti in previsione della futura morte propria o altrui.

Concretamente quindi, i diritti d’immagine potranno rientrare nell’eredità come vera e propria parte integrante del patrimonio del defunto, oppure potranno essere fatti oggetto di apposita devoluzione tramite legato, vale a dire quella particolare disposizione testamentaria che ha ad oggetto beni specifici o diritti numericamente individuati.

Nel caso del noto attore statunitense, il lascito si accompagna alla particolarità del beneficiario dei diritti d’immagine. Le fondazioni, o comunque le organizzazioni no profit, hanno per statuto l’obbligo di devolvere i loro introiti a particolari scopi di pubblica utilità, rendendo perciò la loro attività di notevole impatto sociale.

Una disposizione ad alto contenuto patrimoniale come quella in oggetto quindi, se rivolta ad associazioni di natura benefica, realizza nello stesso tempo una particolare forma di solidarietà a favore di soggetti deboli che, dunque, potranno trarne molti vantaggi per un tempo prolungato.

note

[1] L. n. 633/41 artt. 93 e ss.

[2] Art. 93 ult. co. L. n. 633/41.

[3] Art. 458 cod. civ.

Autore immagine 1123rf com


1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA