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Dimissioni in bianco consegnata all’assunzione: legittima?

9 Aprile 2015 | Autore:
Dimissioni in bianco consegnata all’assunzione: legittima?

La pretesa del datore di lavoro di far sottoscrivere, fin dall’inizio del rapporto, una lettera di dimissioni senza data è illegittima e irregolare dato che le dimissioni, per essere valide, devono seguire una procedura definita dalla legge.

Qualche datore di lavoro, volendo mantenersi la possibilità di interrompere in qualsiasi momento il rapporto di lavoro, impone al proprio dipendente, come condizione per l’assunzione definitiva, la sottoscrizione di una lettera di dimissioni senza data, che quindi può essere poi utilizzata da lui in qualsiasi momento.

Si tratta di una procedura sicuramente illegittima, in quanto diretta ad eludere norme di legge imperative e inderogabili. Tra queste, rientra anche la disciplina del periodo di prova, nel corso del quale ciascuna delle parti può recedere dal rapporto di lavoro senza necessità di giusta causa o giustificato motivo e senza obbligo di preavviso.

Spesso il problema è però quello di dimostrare l’esistenza di una simile lettera di dimissioni in bianco, e di impedirne l’utilizzo.

Un consiglio può essere il seguente: una volta che sia terminato il periodo di prova regolare, si potrebbe inviare una raccomandata al datore di lavoro, diffidandolo dall’utilizzare la lettera di dimissioni in suo possesso, in quanto illegittima e non sottoscritta spontaneamente. Se la lettera dovesse comunque essere utilizzata in un momento successivo, ci si sarebbe quanto meno precostituti la prova di tale illegittima situazione; se invece il datore di lavoro dovesse negarne l’esistenza, la lettera di dimissioni diverrebbe per lui inutilizzabile.

Peraltro, al fine di contrastare questo fenomeno o comunque ogni tentativo del datore di estorcere dimissioni non volontarie, la legge [1] ha introdotto una disciplina che impone alle parti di seguire una procedura a cui viene subordinata l’efficacia delle dimissioni. Più precisamente, sono previste due procedure differenti, a seconda che le dimissioni siano presentate o meno da lavoratrici o lavoratori che godono delle tutele in materia di maternità e paternità.

In particolare, quando si tratta di dimissioni presentate dalla lavoratrice in gravidanza o dalla lavoratrice o lavoratore durate i primi tre anni di vita del bambino, è necessaria la convalida di tali dimissioni da parte del servizio ispettivo del Ministero del lavoro competente per territorio: in sostanza, dopo che le dimissioni sono state presentate, le parti debbono convalidarle davanti al Servizio ispettivo del Ministero del lavoratore e la risoluzione del rapporto non può produrre effetti sino a che tale adempimento non venga effettivamente compiuto.

In tutti gli altri casi, affinché le dimissioni possano produrre effetto, sono previste due alternative:

– dopo che le dimissioni sono state presentate o dopo che è stata sottoscritta la risoluzione consensuale del rapporto, le parti convalidano l’atto presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’impiego territorialmente competente;

– il lavoratore sottoscrive una dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto.

Quando tali operazioni non vengono effettuate contestualmente all’atto delle dimissioni, il datore di lavoro può, entro 30 giorni, invitare il lavoratore a presentarsi avanti alla Direzione territoriale del lavoro o al centro per l’impiego al fine di far convalidare lo stesso o di far sottoscrivere la dichiarazione di cui sopra.

Se il datore omette di inviare tale invito, le dimissioni o la risoluzione consensuale si intendono prive di effetto.

Successivamente ed entro sette giorni dall’invito, il lavoratore può:

 

– aderire ad esso e rendere efficace la risoluzione del rapporto di lavoro;

 

– non aderire all’invito: in questo caso, il rapporto si intende comunque risolto;

 

– revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale (anche in forma scritta). In tal caso, il rapporto prosegue, ma il lavoratore non matura alcun diritto retributivo nel periodo intercorso fra le dimissioni e la revoca se, durante lo stesso, non sia stata svolta alcuna attività lavorativa.


note

[1] L.n. 92/2012.

Autore immagine: 123rf com


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