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Prescrizione: entro quanto Equitalia deve iniziare l’esecuzione forzata?

9 Aprile 2015
Prescrizione: entro quanto Equitalia deve iniziare l’esecuzione forzata?

Prescrizione: per avviare il pignoramento l’Agente della riscossione non può aspettare troppo tempo dalla notifica della cartella di pagamento.

Per quanto tempo massimo può rimanere “sospesa” una cartella esattoriale prima che Equitalia avvii il pignoramento? Dopo quanto tempo “scade” il diritto dell’Agente della Riscossione a procedere in via esecutiva contro il contribuente? Ecco alcuni utili chiarimenti.

Equitalia deve iniziare l’esecuzione forzata entro il termine di prescrizione del relativo credito (tributo) indicato nella cartella esattoriale. Questo vuol dire che, in base al tipo di credito, si può avere un termine più o meno lungo [1]. Infatti, i crediti tributari non hanno tutti la stessa efficacia nel tempo ed alcuni si prescrivono prima degli altri: ciò varia in base alla natura del tributo e all’atto con il quale sono liquidati. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

I tributi erariali (es. Irpef, Iva, Ires, Imposta di Registro, ipocatastali), che sono oggetto della cartella esattoriale, si prescrivono nel termine di 10 anni decorrenti dalla scadenza del termine per il pagamento della cartella stessa (ossia 60 giorni dalla notifica).

Attenzione: al contrario di quanto alcuni credono, il fatto di aver impugnato davanti al giudice la cartella esattoriale sospende i termini di prescrizione (altrimenti facile sarebbe, per arrivare prima alla prescrizione, iniziare una causa e tirarla per le lunghe). Così, se la cartella è impugnata, il termine di 10 anni decorre dal passaggio in giudicato della sentenza.

Le sanzioni, invece, si prescrivono in 5 anni decorrenti, anche in tal caso, dallo stesso momento ossia dalla avvenuta notifica della cartella.

Tuttavia, se il credito fatto valere da Equitalia si basa su una sentenza passata in giudicato, il termine di prescrizione è di 10 anni sempre dal passaggio in giudicato della sentenza medesima.

I tributi locali periodici come Tari, Tarsu, Tasi, Imposta sulla casa, Tosap, Ici, Imu o comunque le successive leggi fiscali li vogliano chiamare, si prescrivono in 5 anni. Tuttavia, se il titolo è una sentenza in giudicato, anche in questo caso il termine slitta a 10 anni.

In caso di notifica di accertamento immediatamente esecutivo da parte dell’Agenzia delle Entrate, se il contribuente non lo contesta Equitalia deve iniziare l’esecuzione con la notifica del pignoramento, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Interruzione della prescrizione

I termini appena elencati possono essere interrotti e, in tal caso, ricominciano a decorrere da capo. Ciò avviene se, per esempio, Equitalia notifica di nuovo la cartella esattoriale o invia con raccomandata a.r. una intimazione di pagamento o avvia il pignoramento. In tali ipotesi, la prescrizione si interrompe. Così facendo, in teoria, i termini potrebbero avere una durata illimitata nel tempo (basterebbe infatti notificare al contribuente, in prossimità del decorso del termine, un nuovo atto di diffida).

Alcuni autori ritengono che l’iscrizione di fermo sull’auto o l’ipoteca sulla casa non interrompano la prescrizione.


note

[1] Spesso, in giudizio, Equitalia sostiene erroneamente che la cartella esattoriale abbia una prescrizione decennale indipendentemente dal tipo di credito ivi intimato. Sia Equitalia che INPS ritengono infatti che la cartella esattoriale sia un atto “para giudiziale” equiparabile ad una “sentenza di condanna” e come tale soggetta ai termini di prescrizione di cui all’art. 2953 cod. civ.

La Cassazione, invece, con la nota pronuncia n. 12263 del 25/05/2007, nonché con la recente pronuncia n. 9617/2014, ha escluso la generale prescrizione decennale delle cartelle esattoriali affermando che la prescrizione della cartella (e quindi del ruolo di cui essa è espressione) segue i termini previsti dalla legge per il singolo tributo intimato. Si legge in sentenza: “Partendo dalla premessa che l’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di auto accertamento e di autotutela della P.A., ha natura di atto amministrativo che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (sicché la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito), sussiste la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 cod. civ. ai fini della prescrizione”.

Dalla mancata opposizione delle cartelle esattoriali, discende l’effetto sostanziale dell’incontestabilità del credito, ma non gli effetti di natura processuale riservati ai provvedimenti giurisdizionali e, quindi, l’idoneità al giudicato. Necessario corollario è che l’azione esecutiva rivolta al recupero del credito contributivo non opposto ai sensi dell’art. 24 comma 5 del d.lgs. 46/99, è soggetta non al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati contemplato dall’art. 2953 c.c., bensì al termine proprio della riscossione dei contributi e, quindi, nel caso di specie, al termine quinquennale introdotto dalla legge 335/1995” (Trib. Catania, sez. lavoro, sent. n. 3940/2014).

Non può dunque ritenersi corretta l’interpretazione giurisprudenziale citata dall’amministrazione finanziaria secondo cui l’azione diretta all’esecuzione della cartella sia sempre soggetta al termine di prescrizione decennale. Tale interpretazione si fonda sul presupposto dell’equiparazione, ai fini della prescrizione, della cartella esattoriale (atto prettamente amministrativo) ad una sentenza definitiva di accertamento del credito. Equiparazione che, per consolidato orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito e di legittimità, è inammissibile (come da sentenze sopra citate).

Se, per esempio, le cartelle sono relative a contributi I.V.S. e rate premio INAIL, il termine previsto dalla legge per la prescrizione dei suddetti crediti è di 5 anni a decorrere dalla data di inadempimento/violazione, termine che, a seguito di iscrizione a ruolo e cartella esattoriale inizia nuovamente a decorrere dalla avvenuta notifica della cartella.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Buon giorno
    Nel giugno 2006 mi e’ stata notificata una cartella INPSquando si prescrive?

    cosa signfica la sgla I.V.S

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