L’attentato nel Tribunale di Milano: Je suis Lorenzo Alberto

10 Aprile 2015 | Autore:
L’attentato nel Tribunale di Milano: Je suis Lorenzo Alberto

Attentato a Milano: si parla del giudice, non dell’avvocato; perché?

I fatti di Milano, nella loro enorme tragicità, mi hanno confermato, purtroppo e come vado dicendo da tempo, una triste realtà.

Un giudice, bravissimo ed integerrimo, è stato ucciso nell’adempimento del proprio dovere. Dispiace, e tanto. Solidarietà alla categoria e condoglianze alla famiglia.

Un avvocato è morto. E non mi sembra che su di lui si siano sprecate – si ho usato volutamente “sprecate” – parole. Forse perché non stava adempiendo al proprio dovere? Quale dovere? Quello di avvocato? O quello di cittadino – testimone in un processo, non avvalendosi nemmeno della facoltà di astenersi in ragione di notizie apprese nell’esercizio di quel famigerato dovere, e come tali tutelate dal segreto professionale?

Chi mi conosce sa che quando parlo del mio lavoro – che adoro maledizione! – dico sorridendo “indosso elmetto, giubbotto antiproiettile e sono pronto”. Oggi sono serio. E addolorato.

Non conoscevo il Collega, ma so che oggi Lorenzo Alberto non tornerà a casa. Potrei scrivere “Je suis Lorenzo Alberto”, ma non lo faccio perché io sono Nicola da 19 anni, e comincio ad essere un po’ stanco.

La giustizia nel nostro Paese non esiste, esiste la legge, fredda e lenta. Questa macchina infernale ha portato alla disperazione e alla completa follia uomini e donne deboli o cattivi e marci già di loro. Io personalmente ho una casistica impressionante di gente “normale” che ha dato di matto.

Non guardate alla strage di ieri. Simili tragedie si consumano ogni giorno nei tribunali o, ancora peggio nei nostri studi. Io stesso sono stato minacciato di morte. E vi giuro che molto spesso non mi riesce di resistere più di cinque minuti in un aula di Tribunale senza stomacare.

Ripeto, non conoscevo il Collega. Ma credetemi, ci sono avvocati bravi, coscienziosi ed onesti. Certo anche a loro capita di sbagliare, ma sono uomini. Il mio pensiero va quindi oggi al Collega Lorenzo Alberto Claris Appiani, a tutti gli Avvocati che ogni giorno lavorano con coscienza e studiano senza stancarsi; agli Avvocati che combattono contro colleghi miseri e corrotti; agli Avvocati che denunciano giudici senza guardare la targhetta affissa dietro la loro porta; agli Avvocati che ogni giorno subiscono umiliazioni da parte di soggetti, controparti e clienti, che non pagano, sfuggono e minacciano.

Io non sono Lorenzo Alberto, per fortuna. Io sono Nicola Catalano, avvocato, e stamattina sono in ritardo.

Datemi il tempo di indossare elmetto e giubbino e sono pronto.


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