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Renzi: 1,6 miliardi in più per un nuovo bonus, non per ridurre le tasse

11 Aprile 2015
Renzi: 1,6 miliardi in più per un nuovo bonus, non per ridurre le tasse

Def: estensione del bonus Irpef agli incapienti o altre misure a sostegno delle fasce deboli; non ci saranno nuove tasse, ma non verranno neanche tagliate quelle già esistenti.

 

Avanzano 1,6 miliardi nel bilancio di Stato, frutto anche dell’aumento delle tasse e dei tagli ai benefici per le imprese che, nell’ultimo anno, hanno caratterizzato la politica dell’Esecutivo. E l’intenzione di Renzi, tenuta nascosta sino ad oggi, è quella di impiegare questa dote nascosta in un nuovo bonus da destinare solo a una categoria di cittadini come già fu per gli 80 euro in busa paga, o di estendere quest’ultimo a una platea più ampia. La scelta verrà formalizzata con il definitivo via libera, da parte del Consiglio dei ministri, del Def 2015 e del Pnr (il Programma nazionale di riforma).

Si parla anche di nuovi interventi in favore delle fasce più povere come, ad esempio, misure in chiave reddito di cittadinanza o l’estensione del bonus Irpef da 80 euro agli incapienti. Per ora, tuttavia, il Presidente del Consiglio ci tiene a precisare che non c’è alcun impegno: “Decideremo nelle prossime settimane se e come utilizzare in base alle priorità gli spazi che ci sono. Non è nel Def che si decide”.

Insomma, secondo i vecchi giochi di politica clientelare, il Governo preferisce accontentare una categoria ben individuata di cittadini, piuttosto che accontentare (in minima parte) tutta la popolazione con una riduzione della pressione fiscale che, peraltro, quest’anno (stando agli ultimi dati) ha raggiunto un nuovo picco storico.

La possibilità di utilizzare questo inaspettato surplus di denaro era già indicata nella bozza iniziale del Programma di stabilità del Def in cui si evidenzia, per il 2015, uno scostamento dello 0,1% del Pil (pari appunto a 1,6 miliardi) tra il deficit tendenziale e quello programmatico. Un margine tra i vincoli di finanza pubblica da utilizzare quest’anno già previsto come confermato dallo stesso Renzi. Il Def non prevede una specifica destinazione per queste risorse ma chiarisce che devono essere impiegate per “rafforzare le riforme strutturali già avviate”.

Quanto al Def, il Premier ha ripetuto che “non ci sono tasse nuove, anzi è finito il tempo delle tasse da aumentare”. Eppure i dati fotografati dall’Istat dicono l’esatto contrario. In particolare, nel 2014, la pressione fiscale è arrivata a livelli record a fine 2014. Da ottobre a dicembre 2014 le tasse su imprese e famiglie italiane hanno raggiunto il 50,3%. Una situazione insostenibile, lamentano i rappresentanti delle imprese. Con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2013. Nel complesso la pressione fiscale 2014, ovvero il rapporto tra la somma di imposte dirette, imposte indirette, imposte in conto capitale, contributi sociali e il Pil, è stata del 43,5 per cento. Gli aumenti hanno riguardato per il 5% le imposte indirette, per l’1% i contributi sociali e per il 5,6% le altre entrate correnti.



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