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Stop punizione per tenuità del fatto anche a chi ha precedenti vecchi

12 Aprile 2015
Stop punizione per tenuità del fatto anche a chi ha precedenti vecchi

Se l’imputato ha avuto precedenti penali, ma questi risultano vecchi e non attinenti, si procede all’archiviazione.

Prime applicazioni della riforma del codice penale sulla nuova causa di non punibilità per tenuità del fatto che prevede l’archiviazione del procedimento (leggi la guida “Tenuità del fatto: una guida per l’imputato e il danneggiato”), in vigore dallo scorso 2 aprile.

La norma, come ormai noto, prevede una sorta di “perdono” per il colpevole del reato nel caso in cui il fatto da questi commesso venga considerato di scarsa importanza (“tenue” secondo la dizione della legge) e sia punito con non più di 5 anni di reclusione o una pena pecuniaria. Il beneficio, però, non si applica qualora il comportamento del colpevole sia classificabile come “abituale”: si vuole, in questo modo, impedire che si possa procedere all’archiviazione nei confronti di quei soggetti che sono soliti delinquere.

Proprio sul concetto di “abitualità” si cominciano a registrare le prime interpretazioni applicative. La prima di queste arriva dal Tribunale di Vercelli [2] che, con una recente sentenza, ha stabilito che il comportamento non può dirsi abituale quando il reo è gravato da precedenti assai risalenti nel tempo e non attinenti con il processo in corso.

Insomma, il fatto non è punibile anche se l’imputato è stato già condannato in un passato assai lontano e per questioni completamente diverse.

Ciò è rafforzato nell’ipotesi in cui la condotta dell’imputato per la quale si procede è colposa e dunque risulta erronea la contestazione della recidiva: il comportamento contestato non può essere ritenuto, quindi, abituale.

La vicenda

Un uomo, ricoverato in ospedale, già in stato di depressione, provocava per colpa l’incendio del materasso e della struttura del letto a causa di un mozzicone di sigaretta lasciato cadere inavvertitamente sulle lenzuola. L’imputato veniva processato per “Delitti colposi di danno” con il rito abbreviato.

Il giudice ha ritenuto di applicare, nei confronti dell’uomo, la “non punibilità per fatto tenue” per due ordini di motivi:

Innanzitutto le modalità della condotta colposa riconducibile all’imputato (avere acceso una sigaretta mentre si trovava a letto in un reparto dell’ospedale) rappresentano un fatto puramente accidentale, oltretutto avvenuto in un momento di “particolare difficoltà psicofisica” dell’interessato (il quale era stato ricoverato in seguito ad amputazione della gamba destra e in stato di prostrazione con rischio di insorgenza di una forma di depressione).

Dall’altro lato, il pericolo provocato è stato minimo visto che le fiamme sono state immediatamente spente dal personale intervenuto.


note

[1] Art. 131 bis cod. pen., introdotto dal d.lgs. n. 28/2015.

[2] Trib. Vercelli, sent. GIP del 7.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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