Divorzio breve: inizia il conto alla rovescia

11 Aprile 2015 | Autore:
Divorzio breve: inizia  il conto alla rovescia

Dopo il “sì” del Senato, anche la Camera approva il testo di legge sul divorzio breve: tra pochi giorni il voto definitivo.

Anche la Commissione giustizia della Camera ha dato il via libera, solo 2 giorni fa, al testo sul cosiddetto divorzio breve, già approvato dal Senato.

È, dunque, ormai vicinissimo il traguardo tanto atteso che consentirà a molti coniugi di mettere la parola fine al matrimonio in tempi drasticamente ridotti rispetto a quanto avvenga ora.

È bene chiarire da subito che la riforma – che dovrebbe ricevere il voto definitivo il prossimo 21 aprile – ha escluso, almeno per il momento, il cosiddetto divorzio diretto (per le coppie consenzienti e senza figli non autosufficienti), cioè quello che (come già avviene in molti altri Paesi europei) consente la proposizione della domanda di divorzio senza il preventivo passaggio dalla separazione.

Ci sarà “solo”- per così dire – un netto accorciamento della necessaria decorrenza di almeno tre anni tra la separazione e il divorzio, nonché del momento dello scioglimento della comunione dei beni.

Vediamo, dunque, in sintesi i punti salienti della tanto attesa riforma.

Tempi di separazione

Il disegno di legge prevede una anticipazione del momento per proporre la domanda di divorzio: essa varia a seconda che le parti abbiano chiesto la separazione intraprendendo una causa vera e propria (cosiddetta separazione giudiziale) oppure siano riuscite a trovare un accordo (sottoscrivendo una domanda di separazione consensuale).

Nello specifico, per i procedimenti contenziosi, l’attuale periodo di separazione ininterrotta di tre anni per chiedere il divorzio si riduce a 1 anno, da calcolarsi dal momento della comparizione davanti al Presidente del tribunale.

Per i procedimenti di separazione consensuale, invece, il tempo necessario per la proposizione della domanda di divorzio si riduce a 6 mesi: ciò vale anche qualora la separazione nasca come giudiziale e si trasformi successivamente in consensuale.

Scioglimento della comunione

La riforma prevede, inoltre, una anticipazione del momento dello scioglimento della comunione dei beni, non più a quello del passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

Nello specifico, nella separazione giudiziale, la comunione è sciolta quando, alla prima udienza presidenziale di comparizione, i coniugi ricevono l’autorizzazione a vivere separati (che andrà comunicata all’Ufficiale di Stato civile).

Nella separazione consensuale lo scioglimento avviene con la omologazione dell’atto congiunto da parte del giudice.

Ambito di applicazione

Il disegno di legge stabilisce, inoltre, che la nuova disciplina vada applicata anche ai procedimenti di separazione che siano in corso al momento della sua entrata in vigore; il testo originale, al contrario, prevedeva che la riforma potesse applicarsi alle sole domande di divorzio proposte dopo la sua entrata in vigore. Una modifica che consentirà a molte più coppie di coniugi di anticipare i tempi per dirsi addio.



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1 Commento

  1. Il matrimonio contratto in Chiesa, resta valido fino alla morte. Il divorzio avviene sul piano civile, delle leggi poste in uno stato ateo e anticristiano. Ma chi si è sposato in Chiesa, diviene adultero/a

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