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Pensione di reversibilità

12 Aprile 2015
Pensione di reversibilità

Guida alla pensione ai superstiti: pensione di reversibilità e indiretta; che significa “familiari a carico”.

 

Quando una persona passa “a miglior vita”, il coniuge o i figli (e in alcuni casi anche altri soggetti) continuano a percepire una parte della pensione (sia essa di anzianità, di guerra o d’inabilità) che prima percepiva il soggetto deceduto.

Questa pensione (detta di reversibilità) spetta anche nel caso di soggetto non ancora in pensione (pensione indiretta). L’istituto, inizialmente nato per tutelare le donne che non percepivano una pensione propria e che, alla morte del marito restavano prive di risorse per vivere, è stato via via ampliato ad altri soggetti. Ma procediamo con ordine e vediamo meglio di cosa si tratta.

 

 

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ E INDIRETTA

 

Al decesso di un familiare pensionato Inps oppure di un assicurato Inps che ancora lavori, ai familiari spetta la cosiddetta “pensione ai superstiti” che può essere di due tipi:

 

pensione di reversibilità, se il deceduto percepiva già la pensione di vecchiaia o di anzianità, la pensione di invalidità o la pensione di inabilità;

pensione indiretta, se il deceduto, pur non ancora pensionato, aveva diritto alla prestazione per effetto dei contributi versati. In tale ipotesi è necessario che il lavoratore deceduto avesse maturato i seguenti requisiti contributivi:

– almeno 15 anni di contribuzione versati in tutta la vita assicurativa [1];

– oppure, in alternativa, 5 anni di contribuzione di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data della morte.

La pensione di reversibilità dura a vita ed è previsto il cumulo con quella dello stesso coniuge superstite.

SOGGETTI

 

Hanno diritto alla pensione i seguenti soggetti:

1) Il coniuge.

Il diritto alla pensione, per la moglie o il marito superstite, è automatico.

Spetta anche se i due coniugi si sono separati. Nel caso, però, in cui la separazione sia stata giudiziale con addebito, la pensione spetta solo se il richiedente è titolare di assegno alimentare determinato con provvedimento del Tribunale.

Nel caso invece di divorzio si possono presentare due ipotesi:

a) se il defunto non si era risposato, il “superstite” divorziato ha diritto alla pensione a condizione che:

– sia titolare di assegno di divorzio;

– non si sia risposato;

– l’inizio dell’assicurazione del deceduto sia antecedente la data della sentenza di divorzio;

– il deceduto abbia maturato i requisiti per la pensione o fosse già titolare di pensione alla data della morte;

b) se il defunto si era risposato, in tal caso la pensione spetta automaticamente al coniuge superstite e non all’ex coniuge. Costui, sempre che abbia l’assegno divorzile, si deve rivolgere al Tribunale per avere una quota della pensione che sarà quantificata in proporzione alla durata del matrimonio. L’accoglimento della richiesta da parte del Tribunale non dà al divorziato il titolo di pensionato, ma lo rende semplicemente beneficiario di assegno alimentare.

2) I figli

Spetta a tutti i tipi di figli: legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge, a condizione che, alla morte del genitore, rispondano alle seguenti condizioni:

– minori di 18 anni;

– studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 18 e i 21 anni, che siano “a carico” del genitore e che non svolgano alcuna attività lavorativa (v. più in basso);

– studenti universitari per tutta la durata del corso legale di laurea e comunque non oltre i 26 anni, che siano a carico del genitore e che non svolgano alcuna attività lavorativa (la pensione spetta anche ai figli studenti universitari che hanno ultimato o interrotto il corso di studi e ottenuto l’iscrizione ad altro corso di laurea, sempre, nei limiti del 26° anno di età);

– inabili di qualunque età, a carico del genitore.

La prestazione è sospesa nei confronti del figlio studente o universitario che, dopo la concessione della pensione indiretta o di reversibilità, inizia un’attività lavorativa, anche se la stessa ha carattere precario o saltuario.

3) Genitori

A condizione che:

– manchino o non abbiano diritto alla pensione il coniuge e i figli;

– abbiano più di 65 anni al momento del decesso del figlio;

– a tale data risultavano “a carico” del figlio deceduto;

– non siano titolari di altra pensione.

4) Fratelli o sorelle

A condizione che:

– manchino o non abbiano diritto alla prestazione il coniuge, i figli e i genitori;

– al momento del decesso del fratello/sorella, risultassero a carico di quest’ultimo o inabili;

– non siano coniugati (se si sposano viene meno il diritto alla pensione);

– non siano titolari di altre pensioni.

DOMANDA

La domanda si presenta all’Inps con il modulo SO1 scaricabile dal sito istituzionale.

QUOTE

Quanto alle quote della pensione spettanti ai familiari rinviamo all’articolo: “Pensione di reversibilità: a chi spetta e in quale misura”.

COSA SI INTENDE PER FAMILIARE A CARICO

Ai fini del diritto alla pensione ai superstiti, i figli di età superiore ai 18 anni e inabili al lavoro si considerano a carico dell’assicurato o del pensionato se questi, prima del decesso, provvedeva alloro sostentamento in maniera continuativa.

Il termine “sostentamento” implica sia la non autosufficienza economica dell’interessato, sia il mantenimento da parte del lavoratore o pensionato deceduto.

La “non autosufficienza economica” si verifica con modalità diverse; sono considerati non autosufficienti economicamente:

– i figli maggiorenni che hanno un reddito che non supera l’importo del trattamento minimo maggiorato del 30% (cioè 6.44,05 euro mensili per il 2013);

– i figli maggiorenni inabili che hanno un reddito non superiore a quello fissato annualmente per il diritto alla pensione di invalido civile totale (cioè 16.127,30 annui per il 2013);

– i figli maggiorenni inabili, titolari dell’indennità di accompagnamento, che hanno un reddito non superiore a quello fissato annualmente per la concessione della pensione di invalido civile totale aumentato dell’importo dell’indennità di accompagnamento (e cioè 1.712,56 euro mensili per il 2009).

Il concetto di “mantenimento abituale” è, invece, desunto dai comportamenti tenuti dal lavoratore o dal pensionato deceduto nei confronti del familiare superstite.

Nel caso di figlio inabile le verifiche sono diverse a seconda che questi sia convivente o non convivente. Nel primo caso è sufficiente lo stato di autosufficienza economica, dando per scontato che il sostentamento fosse assicurato dal lavoratore o pensionato deceduto. Nel secondo caso – non convivenza – è necessario dimostrare anche il “mantenimento abituale” e in questo caso viene effettuato un esame comparativo dei redditi del lavoratore/pensionato e del superstite per appurare se il primo concorreva effettivamente, in maniera rilevante e continuativa, al mantenimento del figlio non convivente.


note

[1] Non si applica alla pensione ai superstiti la disposizione di cui al D. Lgs. 503/ 92 che ha elevato il requisito contributivo dai 15 ai 20 anni.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. buon giorno.SE il padre di miofiglio avevea una pensione sociale, po avere una pensione?, fra tempo e morto.Grazie

  2. percepisco la pensione ai superstiti posso usufruire la pensione sociale senza perdere la prima?

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