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Matrimonio, da comunione a separazione dei beni: come si fa?

12 Aprile 2015
Matrimonio, da comunione a separazione dei beni: come si fa?

Come cambiare il regime patrimoniale dei coniugi: davanti al notaio o a qualsiasi altro pubblico ufficiale? Guida sugli adempimenti.

Come tutti ormai sanno, il regime patrimoniale “naturale” dei coniugi – quello cioè che scatta in automatico all’atto del matrimonio, se non diversamente stabilito dagli stessi – è quello della comunione dei beni. In pratica, chi si sposa e non sceglie espressamente un regime patrimoniale si vede applicare automaticamente il regime della comunione dei beni.

Se marito e moglie, invece, preferiscono optare per la separazione dei beni devono farne apposita menzione, altrimenti resta fermo il regime legale. In particolare, se si decide per la separazione dei beni, occorre dichiarare la scelta davanti all’Ufficiale di stato civile o al Ministro di culto (a seconda che il matrimonio si celebri con rito civile o religioso). La dichiarazione viene inserita nell’atto di celebrazione di matrimonio.

Se si desidera una diversa convenzione matrimoniale occorre stipularla per atto pubblico e farla annotare a margine dell’atto di matrimonio. Solo così può essere fatta valere anche nei confronti dei creditori.

Questo non toglie, tuttavia, che se, durante il matrimonio, i coniugi che vogliono passare dal regime di comunione dei beni a quello di separazione dei beni lo possano benissimo fare in qualsiasi momento, purché davanti a un pubblico ufficiale. Quest’ultimo soggetto deve necessariamente essere un notaio e non è sufficiente – contrariamente a quanto alcuni credono – un ufficiale di stato civile del Comune [1]. La modifica degli accordi perché possa valore anche per i terzi, deve essere annotata sull’atto di matrimonio. Il notaio comunica la variazione all’Ufficiale di stato civile, che dovrà provvedere all’annotazione sull’atto di matrimonio.

In buona sostanza, se la scelta del regime di separazione dei beni vuole essere fatta dai coniugi al momento dell’atto di celebrazione del matrimonio, può avvenire davanti all’ufficiale di stato civile [2], ma se questa scelta è fatta successivamente, richiede il notaio.


note

[1] L’art. 2699 cod. civ. definisce l’atto pubblico il documento redatto con determinate formalità dal notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede. L’art. 162, primo comma, cod. civ. utilizza genericamente l’espressione “atto pubblico” per indicare la forma da utilizzarsi a pena di nullità per la stipula delle convenzioni matrimoniali, il che lascerebbe supporre la possibilità per i coniugi di non rivolgersi necessariamente ad un notaio. In realtà, alcuni dati normativi fanno propendere per l’ipotesi per cui la stipulazione delle convenzioni matrimoniali o della loro modifica avvenga davanti il notaio. Infatti, lo stesso art. 162, al comma 4 cod. civ., quando si riferisce all’annotazione delle convenzioni da farsi a margine dell’atto di matrimonio, chiede l’indicazione del notaio rogante; inoltre, l’art. 34 bis delle disposizioni di attuazione del cod. civ. stabilisce l’onere per il notaio rogante di richiedere l’annotazione entro il termine di giorni trenta e, infine, l’art. 48 della legge notarile (legge n. 89/ 1913 e successive modifiche) indica espressamente le convenzioni matrimoniali fra agli atti notarili per i quali è necessaria la presenza di due testimoni.

[2] Ex art. 162 secondo co. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Con il solo atto di separazione dei beni stipulato davanti al notaio, posso rettificare le intestazioni degli immobili precedentemente in comunione de beni e renderli in comunione ordinaria?
    Oppure nell’atto vanno citati obbligatoriamente gli immobili per poter procedere alla trascrizione in conservatoria?
    Grazie

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