Custodia in carcere: sempre più difficile finire in galera; le nuove regole

12 Aprile 2015 | Autore:
Custodia in carcere: sempre più difficile finire in galera; le nuove regole

Il Parlamento ha approvato nuove norme che restringono il potere dei giudici di applicare la custodia in carcere prima della condanna definitiva. Severità massima per terrorismo e mafia.

 

Per far fronte al sovraffollamento carcerario, che è costato tante condanne all’Italia, il Parlamento ha approvato una legge che impone nuovi limiti alla detenzione in carcere per chi non è stato ancora condannato con sentenza definitiva.

Secondo le ultime statistiche, infatti, oltre un terzo degli occupanti dei carceri italiani sono ancora in attesa di una sentenza definitiva.

Questa situazione non solo viola il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva [1], ma produce anche due gravi conseguenze per l’Italia:

– il sovraffollamento delle carceri, che è costato varie condanne al nostro Paese da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo;

– il fatto che i detenuti in “custodia cautelare” che vengono assolti hanno diritto ad ottenere un cospicuo risarcimento da parte dello Stato: si calcola che la spesa per le casse pubbliche ammonti finora ad alcune centinaia di milioni di euro;

Negli ultimi anni, quindi, il Parlamento e il Governo hanno provveduto a limitare il ricorso al carcere con varie misure:

– la riduzione delle pene per lo spaccio di stupefacenti [2];

– la sospensione del processo con messa alla prova [3];

– la non punibilità per particolare tenuità del fatto [4].

 

L’ultima novità prevede soprattutto maggiori limiti al potere dei giudici di applicare la custodia cautelare in carcere.

Eccoli in sintesi:

1. non si potrà più applicare la custodia in carcere se il pericolo di fuga o di commissione di nuovi reati da parte dell’imputato non siano attuali;

2. il giudice non potrà giustificare la misura soltanto sulla base della gravità del reato contestato;

3. il giudice dovrà sempre indicare i motivi per cui il carcere non possa essere sostituito dagli arresti domiciliari con il “braccialetto elettronico”;

4. per alcuni reati di particolare gravità (omicidio, violenza sessuale, pedofilia, associazione a delinquere ecc.) il giudice dovrà comunque indicare i motivi per cui non ritiene adeguata una misura meno grave della custodia in carcere, come ad esempio gli arresti domiciliari;

5. nel caso in cui l’imputato violi gli arresti domiciliari il giudice non sarà obbligato a disporre la custodia in carcere se ritiene il fatto di lieve entità;

6. anche in caso di evasione, il giudice non sarà obbligato a disporre la custodia in carcere se ritiene sufficienti agli arresti domiciliari;

7. nel provvedimento che applica la custodia in carcere, il giudice dovrà indicare specificatamente i motivi per cui non sono state accolte le richieste difensive di applicazione di una misura meno severa.

Nel caso in cui l’imputato decida di impugnare la decisione del giudice il Tribunale della libertà dovrà depositare la motivazione della decisione entro 30 giorni.

In caso di mancato rispetto di questo termine, o di quello entro il quale deve avvenire la decisione (10 giorni), l’imputato dovrà essere scarcerato e la misura non potrà essere applicata nuovamente a meno che non si provi l’esistenza di esigenze eccezionali.

Nella legge sono contenute tuttavia anche alcune norme più severe e in particolare:

– la custodia in carcere potrà essere applicata anche per il reato di finanziamento illecito ai partiti [5];

– la custodia in carcere sarà obbligatoria e automatica per i reati di terrorismo [6] e di mafia [7];

– a differenza che in passato, il giudice potrà applicare contemporaneamente anche più di una misura cautelare: ad es. il divieto di dimora insieme alla sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio;

– il termine massimo di durata delle misure interdittive di sospensione dalla potestà genitoriale, dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio e di divieto di esercitare attività professionali o imprenditoriali passa da quello attuale di 2 mesi a 12 mesi.

Infine, la nuova legge ha anche previsto la possibilità per i detenuti di essere autorizzati a visitare i figli minori e il coniuge o convivente affetti da handicap grave [8].


note

[1] Cost., art. 27

[2] D.L. n. 36/2014.

[3] L. n. 67/2014.

[4] D.Lgs. n. 28/2015.

[5] L. n. 195/1974, n. 7

[6] Cod. pen., art. 270, art. 270-bis.

[7] Cod. pen., art. 416-bis.

[8] L. n. 354/1975, art. 21-ter.


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