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Notifica: nullo il pignoramento se manca l’atto presupposto

13 Aprile 2015
Notifica: nullo il pignoramento se manca l’atto presupposto

Con la notifica dell’atto consequenziale si presume la previa consegna dell’atto presupposto: in difetto di questo tutto il procedimento è nullo.

Se Equitalia avvia un pignoramento (per esempio il blocco del conto, un’esecuzione forzata sull’immobile, il pignoramento dello stipendio o della pensione) o un’azione cautelare (ipoteca, fermo auto, ecc.), tuttavia senza che il contribuente abbia mai ricevuto, in precedenza, alcun atto o senza che la notifica dello stesso sia avvenuta correttamente, l’intero procedimento è nullo. Lo ha chiarito la Commissione Tributaria Provinciale di Roma con una recente sentenza [1].
Questo perché – si legge in sentenza – l’omessa notificazione di un “atto presupposto” (tale è, per esempio, la cartella di pagamento o l’accertamento direttamente esecutivo) costituisce vizio del procedimento di formazione della pretesa tributaria, che determina l’automatica nullità anche dell’ ”atto consequenziale” notificato.

Quale atto deve essere impugnato?

La nullità del procedimento può essere fatta valere dal contribuente scegliendo se impugnare solo l’ “atto consequenziale” per tale vizio, oppure, insieme a questo, anche l’ “atto presupposto” non notificatogli al fine di contestare radicalmente la pretesa tributaria.

Gli atti fiscali sono una “catena”

Lo stesso ragionamento può essere fatto se il primo atto che il contribuente riceve è la cartella esattoriale di Equitalia, ma nulla gli è mai stato notificato dall’Ente impositore (a seconda dei casi, Agenzia delle Entrate, Inps, Comune, ecc.). Pertanto, laddove c’è una catena di atti amministrativi, in cui l’uno (“atto consequenziale”) presuppone la notifica di uno precedente (“atto presupposto”), la mancata notifica del primo comporta la nullità di tutto il procedimento a valle.

Attenzione
La fretta non paga. Chi, infatti, impugna un atto fiscale sul presupposto che lo stesso non gli sia stato notificato o gli sia stato notificato non correttamente, non fa altro che sanare tale eventuale vizio: infatti, impugnandolo, sta di fatto ammettendo di averlo ricevuto. E quindi, poiché, in tema di atti (anche) fiscali vige il principio di “raggiungimento dello scopo”, il ricorso per difetto di notifica può essere fatto solo quando si riceve l’atto consequenziale, mentre non avrebbe alcuna utilità sollevarlo contro l’atto presupposto.


note

 

[1] Ctp Roma sent. n. 20431 del 17.10.2014.

Autore immagine: 123rf com


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