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Strisce blu: la ricevuta di pagamento non serve per contestare la multa

14 Aprile 2015
Strisce blu: la ricevuta di pagamento non serve per contestare la multa

Non basta la presentazione in giudizio del ticket per contestare la contravvenzione degli ausiliari del traffico per la sosta oltre orario nelle strisce blu.

Non basta presentare, successivamente alla multa per sosta sulle strisce blu, il ticket con la ricevuta di pagamento, sostenendo che lo stesso non è stato visto dal vigile urbano. Ciò sia perché il conducente ha l’obbligo di esporre il tagliando in modo chiaramente visibile sul parabrezza (essendo proprio onere evitare che il foglietto scivoli o sia poco leggibile), sia soprattutto perché il verbale del vigile è un atto pubblico, e quindi fa fede “fino a querela di falso”. Questo, in pratica, significa che per contestarne le affermazioni e la veridicità non è sufficiente proporre il consueto ricorso contro la multa al giudice di pace, ma bisogna – in più – attivare uno specifico procedimento (detto appunto “querela di falso”) volto a privarlo di ogni attendibilità, suffragandosi con qualsiasi mezzo di prova (testimoni, ecc.). Con ovvie duplicazioni di tempo e costi.

È quanto ritenuto dal Tribunale di Bari in una recente sentenza [1].

Del resto, se non fosse così, facile sarebbe per l’automobilista multato procurarsi un ticket di pagamento da un’auto nelle vicinanze – magari quella di un amico – esibendo detta ricevuta di pagamento al posto della propria (mai eseguita), in questo modo pretendendo di farsi annullare la multa.

Il giudice pugliese aggiunge peraltro che, quanto detto non vale solo per la polizia municipale, ma anche nel caso in cui la contravvenzione sia elevata dagli ausiliari del traffico, in questo equiparati dalla legge [2], in tutto e per tutto, ai normali vigili e, quindi, agli incaricati di un pubblico servizio. E dunque il verbale “costituisce attestazione implicita anche della mancata esibizione sulla vettura di ricevuta che consente la sosta nell’ora di accertamento su indicato”.


note

[1] Trib. Bari sent. n. 19 del 7.01.2015.

[2] Ai sensi del combinato disposto degli artt. 17 c. 132 della legge 127/1997 e 68 legge 488/1999 i verbali di accertamento redatti dagli ausiliari del traffico dipendenti delle società concessionarie dei parcheggi a pagamento hanno l’efficacia di cui agli artt. 2699 e 2700 cod. civ.: così Cass. sent. n. 20291/2008.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. sono perfettamente d’accordo con te, Giuseppe Pilon (e lo scrivo nelle mie sentenze). NESSUNA NORMA IMPONE L’ESPOSIZIONE DEL TICKET: ubi lex voluit, dixit (come nel caso del contrassegno assicurativo o della vecchia tassa di circolazione!). E non solo. Per giustificare la sanzione gli addetti invocano una norma (art. 7, C.d.S., lettera “f”, che autorizza l’istituzione degli spazi con strisce blu da parte dei comuni) di cui non sono certo destinatari gli utenti della strada ma, appunto, i comuni. Dunque la norma NON PUO’ ESSER VIOLATA DAGLI UTENTI DELLA STRADA, e neanche dai comuni, che possono UTILIZZARLA, O MENO, a seconda che intendano o meno istituire zone ecc. ecc. Ed i comuni che intendono utilizzarla non possono farlo con provvedimento della giunta, come dice il C.d.S., ma devono farlo con provvedimento del funzionario responsabile (Cass. sent. 13885/10). Quindi se è nullo il provvedimento istitutivo è nullo – o inesistente – anche il verbale che su quella delibera fondi

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