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Stop anatocismo, commissioni e spese sul conto corrente

14 Aprile 2015
Stop anatocismo, commissioni e spese sul conto corrente

Non basta che il contratto faccia un generico riferimento alle “commissioni” per legittimare la misura del massimo scoperto e ogni altra spesa di tenuta del conto.

Se il giudice dichiara illegittima la clausola del contratto di conto corrente bancario che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi, per contrasto con il divieto di anatocismo disposto dal codice civile [1], deve essere rifatto tutto il conteggio degli interessi dovuti dal correntista, che andranno determinati senza alcuna capitalizzazione, neanche quella di tipo annuale. Non solo: non basta che il contratto faccia un generico riferimento alle “commissioni” per legittimare la misura della commissione di massimo scoperto e ogni altra spesa di tenuta del conto non pattuita in modo chiaro.

Questi gli importanti principi affermato dal Tribunale di Bari in una recente sentenza [2] che, così facendo, ha condannato un istituto di credito a rifondere, nei confronti del cliente, circa 72 mila euro: mica poco se si considera che a tanto ammontavano gli interessi calcolati illegittimamente sul conto con la tecnica (vietata dalla legge) dell’anatocismo.

Secondo quanto giustamente ha affermato il giudice pugliese, una volta pronunciata la nullità della clausola di previsione degli interessi, non si può neanche stabilire la capitalizzazione annuale degli stessi (che, al contrario di quella trimestrale, è consentita dalla giurisprudenza). Una volta, infatti, annullata la relativa previsione contrattuale per contrasto con la legge, non solo la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi è illegittima perché viola il divieto di anatocismo, ma la stessa circostanza esclude che si possa applicare anche la capitalizzazione annuale (e ogni altra) sugli interessi debitori.

Si tratta, infatti, di un risultato ormai acquisito nella giurisprudenza della Cassazione che, dal 1999, ha dichiarato illegittima la clausola che prevede la capitalizzazione degli interessi passivi, per quanto radicata nella prassi bancaria e contenuta nelle norme bancarie uniformi sui conti correnti. Non è mai esistito – chiarisce la Corte – un uso normativo in grado di derogare al divieto contenuto nel codice civile [1] che, pertanto, resta fermo e inviolabile.

In ogni caso risulta escluso che nel ricalcolo dei rapporti dare/avere fra correntista e banca si debba applicare la capitalizzazione annuale degli interessi [4]. E questo in conformità con quanto, di recente, affermato dalla Cassazione a Sezioni Unite [5], secondo cui: “Qualora nell’ambito de contratto di conto corrente bancario, venga dichiarata la nullità della previsione di capitalizzazione trimestrale degli interessi per contrasto con il divieto di anatocismo, gli interessi a debito devono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna”.

La sentenza inoltre afferma la nullità della clausola cosiddetta “uso piazza”, ossia quando gli interessi dovuti dal correntista si intendono determinati alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza e producono a loro volta interessi nella stessa misura. La clausola è nulla per via della necessità di forma scritta per la determinazione degli interessi convenzionali ultralegali.

La commissione di massimo scoperto, inoltre, non può essere desunta dal generico riferimento contenuto nel contratto che fa riferimento alle “commissioni” senza alcuna ulteriore specificazione; allo stesso modo, in assenza di una espressa preventiva pattuizione delle spese di tenuta di conto (ossia delle spese per operazione e di quelle fisse di chiusura), anche queste ultime non sono dovute dal correntista.


note

[1] Art. 1283 cod. civ.

[2] Trib. Bari, sent. n. 5243/14.

[3] Art. 1284 cod. civ.

[4] Deve infatti essere smentita la tesi sostenuta dalla banca convenuta, secondo cui nella specie opererebbe il meccanismo della soluti retentio, secondo cui il pagamento degli interessi anatocistici darebbe luogo all’adempimento di un’obbligazione naturale in mancanza del requisito della spontaneità ex art. 2034 cod. civ.: la clausola anatocistica e il conseguente pagamento degli interessi debitori capitalizzati trimestralmente sono vissuti dal correntista come una sorta di imposizione proveniente dall’istituto di credito senza possibilità di negoziazione individuale.

[5] Cass. S.U. sent. n. 24418/2010.

Autore immagine: 123rf com


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