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Pensione anticipata 2015, tutte le deroghe alla Legge Monti Fornero

14 Aprile 2015 | Autore:
Pensione anticipata 2015, tutte le deroghe alla Legge Monti Fornero

Tutte le eccezioni che possono essere ancora utilizzate per pensionarsi con i requisiti precedenti al Decreto Salva-Italia.

 

Domanda: “Sono una dipendente pubblica e lavoro presso lo stesso ente da agosto 1975. Ho avuto una maternità precedente al rapporto di lavoro. Non ho mai preso aspettative non retribuite, pur avendo un’invalidità riconosciuta del 55%. Compio 63 anni il 30 luglio . Vorrei sapere se esiste la possibilità di andare in pensione con regole differenti da quelle imposte dalla riforma Monti-Fornero del 2011, e come posso calcolare il futuro trattamento?”

Innanzitutto, per poter fornire delle indicazioni corrette, è necessaria una breve analisi degli elementi essenziali attinenti alla sua situazione previdenziale.

Lei ha, ad oggi, 2065 settimane di contributi, pari ad oltre 39 anni e 8 mesi, il cui primo versamento risale ad agosto 1975: considerando che, da allora, il rapporto lavorativo non si è mai interrotto, poiché Lei non ha effettuato congedo parentale non retribuito o altre aspettative, per quanto concerne il calcolo della pensione ha diritto al metodo retributivo sino al 31/12/2011, poiché supera 18 anni di contribuzione al 31/12/1995.

Potrebbe aggiungere alle 2065 settimane altre 22 settimane, richiedendo il riconoscimento del periodo di maternità antecedente al rapporto di lavoro, poiché precedente al 1989 (non ci sono oneri a Suo carico), arrivando così a 2087 settimane, dunque ad oltre 40 anni di contributi.

Per quanto concerne l’età necessaria alla quiescenza, nel 2015, per le lavoratrici del settore pubblico è di 66 anni e 3 mesi, per quelle del settore privato è di 63 più 9 mesi; risultando dipendente pubblica, dovrà essere applicato il parametro d’età di 66 anni e 3 mesi, che diventerà, a causa degli incrementi collegati all’aspettativa di vita, 66 anni e 7 mesi nel triennio 2016-2018, fino ad arrivare a 66 anni e 11 mesi nel 2019-2020.

Facendo un paio di conti, dato che lei compie 63 anni il 30 di luglio, arriverebbe al parametro di 66 anni ed 11 mesi solo il 30 giugno 2019: questo, nonostante lei sia nata nel 1952; infatti, il Salvacondotto per i nati nel 1951 e 1952 [1] è previsto esclusivamente per i dipendenti del settore privato, dunque non è applicabile al suo caso.

La possibilità di raggiungere la pensione di vecchiaia con i parametri pre-Riforma, in virtù del “principio di cristallizzazione dei requisiti”, è invece riservata solo a chi abbia raggiunto, entro il 31.12.2011, 60 anni d’età (per le donne, mentre erano necessari 65 anni per gli uomini); nella sua ipotesi, sfortunatamente, non è stato raggiunto il parametro entro il 2011.

Lo stesso discorso vale per l’ex pensione di anzianità, della quale non potrebbe fruire in quanto, al 2011, non possedeva né 40 anni di contributi, né la quota 96 (somma di età più contributi), allora vigente.

Lei non specifica, nella domanda, se l’impiego sia stato, per un periodo almeno pari a 7 anni, prevalentemente notturno (per almeno 64 giornate l’anno): in questo caso, fruendo dei benefici previsti per gli addetti a lavori notturni o usuranti, possiederebbe sia i requisiti d’età per il pensionamento, che quelli di contribuzione (nell’ipotesi più sfavorevole, ovvero da 64 a 71 giornate annuali d’impiego notturno, la quota per il collocamento a riposo è 99,3 e l’età minima 63 anni e 3 mesi, dunque vi rientrerebbe tranquillamente, poiché i requisiti possono essere maturati entro il 31/12/2015).

Per quanto concerne la sua infermità, una riduzione di 2 mesi per ogni anno lavorato ,fino ad un massimo di 5 anni , è prevista soltanto a partire dal 75 %d’invalidità, oppure quando si è in possesso del riconoscimento di handicap grave; i vecchi requisiti di età, invece, si possono applicare solo dall’80% in su.

Potrebbe anche fruire del pensionamento anticipato con Opzione Donna [2] (per le dipendenti che aderiscono all’Opzione, è possibile collocarsi a riposo con 57 anni e 3 mesi d’età, più 35 di contributi, ma con il calcolo interamente contributivo dell’assegno), in quanto, entro il 31/12/2014, possedeva sia il parametro di 57 anni più 3 mesi d’età, sia 35 anni di contribuzione: il problema, in questa ipotesi, sarebbe la forte penalizzazione che comporta il conteggio contributivo.

Non è possibile effettuare, a priori, una quantificazione esatta, né dell’assegno ottenibile con metodo retributivo (contributivo per tutti dal 2012), né di quanto otterrebbe col calcolo interamente contributivo, aderendo all’Opzione, poiché, in quanto lavoratrice pubblica, occorrerebbe conoscere almeno i contributi versati dal 1993 in poi, anno per anno (mentre, per il calcolo retributivo, dovremmo conoscere almeno gli ultimi 10 anni di retribuzione): possiamo affermare, comunque, che una notevole penalizzazione, con l’Opzione Donna, sia indubbia.

Infine, abbiamo un’ulteriore possibilità: il ministro Poletti, proprio la scorsa settimana, ha annunciato che si farà presto una nuova riforma previdenziale, all’interno della Legge di Stabilità, con parametri molto più elastici rispetto agli attuali. In particolare, si parla di poter raggiungere la quiescenza con quota 100 [3], prevedendosi un minimo di 62 anni d’età e 35 di contribuzione: pertanto, qualora le ipotesi siano confermate, potrebbe rientrare appieno nella normativa.

Naturalmente, la nostra redazione terrà tutti informati, in tempo reale, sui nuovi sviluppi.

note

[1] Art.24, Co. 15 bis, L. 92/2012.

[2] L.243/2004.

[3] DDL 2945/2015.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Cosa da pazzi,
    Ma quale interesse spinge i lavoratori a credere che prenderanno la pensione? Forse il fatto che stanno pagando (si quelle degli altri!)?
    Forse bisognerebbe fare una ricerca genetica per scovare l’enzima “distorto” e poterlo curare!

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