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Matrimonio e mantenimento del genitore: compatibilità?

15 Aprile 2015 | Autore:
Matrimonio e mantenimento del genitore: compatibilità?

 Se il figlio si sposa, ha sempre diritto all’assegno di mantenimento da parte del genitore?

 

La Corte d’Appello di Napoli [1], con una sentenza del tutto innovativa ritiene che il diritto all’assegno di mantenimento cessi automaticamente con la celebrazione delle nozze del figlio in favore del quale è stato disposto.

L’obbligo di mantenimento dei figli sorge per legge in capo a ciascun genitore dal momento della procreazione. Esso costituisce una delle modalità pratiche attraverso cui si realizza il più generico obbligo di cura che ciascun genitore ha nei confronti della prole.

A seguito della separazione o del divorzio dei genitori, l’obbligo di mantenimento deve essere rispettato da ciascuno di essi, in proporzione alle proprie possibilità economiche.

Se i figli sono maggiorenni e non si oppongono, il mantenimento potrà essere corrisposto “in via diretta”, pagando direttamente le spese necessarie all’istruzione ed al loro mantenimento, oppure corrispondendo un assegno periodico di un certo determinato importo, concordato tra i genitori o stabilito dal giudice della separazione.

Il diritto del figlio al mantenimento da parte dei genitori dura fino al raggiungimento dell’“autosufficienza economica”: ad esempio se il figlio, terminati gli studi, inizia a lavorare e a guadagnare uno stipendio che gli consente di sostenere da solo le spese e i costi della vita quotidiana (affitto, acquiso della spese, acquisto di beni di prima necessità), nessun contributo da parte dei genitori sarà più dovuto.

Se l’“autosufficenza economica” era finora l’unico criterio utilizzato dai giudici per indicare la fine del diritto del figlio maggiorenne (sposato o meno che fosse) ad essere mantenuto da parte dei genitori, la Corte d’Appello napoletana ha ritenuto che anche il matrimonio del figlio faccia automaticamente venir meno il diritto all’assegno di mantenimento, senza che sia necessario alcun accertamento da parte del giudice, che – necessitando di lungo tempo – danneggerebbe solamente il genitore tenuto al pagamento.

Questo perché, sposandosi, il figlio entrerebbe a far parte di una «nuova famiglia», con diritti e doveri propri.

Si tratta comunque di una pronuncia che facilmente potrebbe essere “rovesciata” dalla Corte di Cassazione, la quale ad oggi è costante [2] nel ritenere che l’unico criterio da considerare per valutare se il figlio abbia ancora diritto al mantenimento da parte dei genitori sia esclusivamente quello dell’autosufficienza economica. In altre parole, si ritiene che l’automatica cessazione del contributo possa avvenire solo se la costituzione del nuovo nucleo familiare escluda la necessità di mezzi di sostegno adeguati per vivere e cioè solo se la somma dei redditi dei novelli sposi sia tale da garantirgli di sostenere da soli le ordinarie spese della vita quotidiana.


note

[1] C. App. Napoli, sent. n. 47 del 07.01.2015.

[2] Tra le varie sentenze si segnala: Cass., sent. n. 1830 del 26.01.2011.

Autore immagine: 123rf com


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