Finanziamenti Inps per TFR in busta paga

16 Aprile 2015 | Autore:
Finanziamenti Inps per TFR in busta paga

Finalmente disponibile, all’interno del sito internet dell’Istituto, la funzionalità per richiedere i finanziamenti per l’erogazione del Tfr.

 

Una delle novità delle quali si è parlato maggiormente, in materia di lavoro, è la possibilità, a partire da aprile 2015 , di ricevere il Tfr direttamente in busta paga.

Come noto, il TFR ( trattamento di fine rapporto), meglio conosciuto come liquidazione, è tecnicamente una retribuzione differita: per determinarne l’ammontare, è sufficiente dividere il totale degli emolumenti erogati al dipendente durante l’anno per 13,5, e sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile, che serve per alimentare il fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce). In pratica, ogni anno, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% di quanto percepito dal lavoratore (a parte alcuni emolumenti non imponibili ai fini del trattamento), e versare all’Istituto lo 0,5% (se sommiamo 6,91% con 0,5% otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5).

In ogni annualità si maturano 12 ratei di TFR, uno per ogni mese: se le frazioni di mese superano i 15 giorni, dev’essere computato un rateo intero, se sono inferiori, non viene maturato alcun rateo.

Le somme accantonate sono rivalutate, anno per anno, per un ammontare pari all’ 1,5%, più i tre quarti del tasso di inflazione (ad esempio, se l’inflazione è al 2%, i suoi 3/4 sono l’1,5%, pertanto il trattamento sarà rivalutato del 3%, pari a 1,5% più 1,5%).

Il dipendente può decidere, quando l’impresa ha un organico sotto le 50 unità, se lasciare il TFR in azienda , o versarlo ad un fondo di previdenza complementare (con rendimenti differenti, a seconda del fondo pensionistico scelto); quando l’organico supera i 50 dipendenti, potrà scegliere se lasciarlo al Fondo di Tesoreria dell’Inps, o avvalersi della previdenza integrativa.

Ora, in entrambi i casi, con l’uscita del nuovo decreto sul TFR [1], il lavoratore ha una terza opzione, ovvero fruire del trattamento direttamente in busta paga, mese per mese, come quota integrativa della retribuzione (Qu.I.R.).
A prima vista, poter ottenere un emolumento aggiuntivo sullo stipendio sembrerebbe un gran vantaggio: ad esempio, per un impiegato che percepisce 1500€ al mese, l’aumento sarebbe di 90€.

Tuttavia, bisogna considerare la differente imposizione fiscale: quando erogato assieme alle mensilità di retribuzione, difatti, il TFR è soggetto alla tassazione ordinaria, ed entra a far parte dell’imponibile Irpef, mentre quand’è liquidato alla fine del contratto è soggetto a tassazione separata (maggiormente vantaggiosa, poiché l’aliquota applicata corrisponde all’aliquota media degli ultimi 5 anni , e poiché la liquidazione non rientra nell’imponibile ). Ancora più favorevole è la tassazione del TFR destinato alla previdenza integrativa, che parte dal 9% ed arriva ad un massimo del 15%, a seconda della durata del piano di risparmio.

Le differenze tra un’opzione e l’altra, per un lavoratore con stipendio medio, possono arrivare anche a 200€ l’anno, in termini di maggiori imposte.

Ad ogni modo, nonostante lo svantaggio fiscale, sono tantissimi i dipendenti che, in crisi di liquidità, da questo mese richiederanno la liquidazione in busta paga.

Ciò costituisce un grave problema per le aziende sotto le 50 unità, la maggior parte delle quali effettua solo “virtualmente” gli accantonamenti del Tfr, per poter disporre di un flusso di denaro aggiuntivo.

Fortunatamente, il Governo è venuto incontro alle imprese, firmando un accordo con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana), grazie al quale le banche potranno fornire finanziamenti, garantiti dallo Stato (sono stati stanziati, a tal fine, 100 milioni di euro presso il Fondo di Garanzia Pmi), ai datori di lavoro, senza oneri aggiuntivi per questi ultimi.

Per agevolare l’acquisizione dei fondi necessari per erogare la quota aggiuntiva di retribuzione (Qu.I.R.), è stato attivato un nuovo servizio, all’interno del portale dell’Inps, che consente gli scambi informativi tra le banche, l’ Istituto e le imprese che richiedono il prestito.

In particolare, tramite tale procedura, il datore di lavoro dovrà, dopo aver ricevuto dal lavoratore il modello di domanda per la Qu.I.R., richiedere all’Inps il certificato di attestazione dei requisiti necessari per l’accesso al finanziamento.

Una volta ottenuto, dovrà rivolgersi, per il prestito, ad una banca o ad altro intermediario convenzionato, sempre tramite l’apposito servizio online dell’Inps, effettuando la prenotazione del finanziamento: il soggetto erogatore, tramite la medesima procedura web, potrà poi verificare l’autenticità del certificato, e
gestire le richieste che pervengono da parte dei datori di lavoro.


note

[1] DPCM 29/2015.

Autore immagine 123rf com


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1 Commento

  1. il sottoscritto agsto claudio (per fine raporto di lavoro fallimento)
    mi sucede, che devo prendere il tfr da l’inps,per problemi finaziaria
    con prestiti in busta paga,l’inps mi e bloccato il tfr,che la finaziaria
    chede a l’inps sul tfr la restituzione del resto del finaziamento.
    come fare per bloccare il tfr.
    il mio n.3319256982.

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