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Citazione senza firma: è valida?

16 Aprile 2015
Citazione senza firma: è valida?

Se l’avvocato dimentica di apporre la sottoscrizione sull’atto processuale di costituzione: nullità sanabile o inesistenza?

Può capitare che l’avvocato dimentichi – complice la sempre più frenetica attività quotidiana – di apporre la propria firma sull’atto di citazione e che lo stesso, così carente, venga ugualmente notificato dall’ufficiale giudiziario al convenuto. Qual è la sorte dell’atto? É nullo o il difetto può essere sanato?

LA CORTE D’APPELLO DI NAPOLI

Secondo una recente sentenza della Corte di Appello di Napoli [1], l’omessa sottoscrizione della copia della citazione consegnata alla controparte costa cara all’attore, e quindi ne comporta la nullità, solo nel caso in cui vi siano dubbi sulla sua provenienza.

Il codice di procedura civile [2] stabilisce, infatti, che il giudice non può dichiarare la nullità di un atto processuale che ha raggiunto lo scopo cui esso è destinato. Ebbene, lo “scopo” si può dire conseguito non solo quando nella citazione si ravvisano “elementi che valgano a togliere qualsiasi incertezza sulla sua provenienza” (è il caso, per esempio, in cui l’avvocato ometta la firma dell’atto ma non dimentichi di firmare l’autentica della procura), ma anche se ricorrano “elementi esterni, precedenti e/o successivi, all’atto, che possano parimenti valere – prosegue la motivazione – a fornire sufficiente certezza” sulla sua riferibilità a un difensore.
Nel caso di specie, l’atto incriminato era un atto di appello. Ma la Corte ha rilevato come tra l’avvocato degli appellanti e la società convenuta fossero intercorsi, in precedenza, scambi di comunicazioni con richieste di pagamento. Peraltro, proprio l’esistenza di un precedente grado di giudizio rendeva tutt’altro che incerto il contenuto e la riferibilità dell’atto di appello.

L’aspetto più interessante della sentenza, però, sono le parole del collegio che hanno il coraggio di affermare che le norme processuali non possono ridursi a “un astratto gioco di cui possa avvalersi solo la parte più scaltra”. Insomma, inutile trovare cavilli sulla forma, se non ci sono dubbi sulla sostanza.

IN PASSATO

Anche in passato, precedenti pronunce hanno condiviso la stessa impostazione. L’atto è nullo solo se la riferibilità al suo autore non è altrimenti rilevabile da altri elementi. Così, potrebbe essere che la copia copia notificata a controparte contenga la materiale trascrizione per intero della procura, con la firma altresì del difensore che ha autenticato la sottoscrizione del cliente; oppure quando la stessa copia notificata alla controparte contenga anche il timbro dello Studio Legale di provenienza dell’atto. In ultimo, c’è stato chi ha ritenuto che la relata di notifica della copia portata a conoscenza della controparte potrebbe sanare il difetto di firma dell’atto laddove contenga parole di simile tenore: “Io sottoscritto Ufficiale Giudiziario del Tribunale di Paola, ad istanza dell’Avv. Tizio Rossi e del sig. Cliente Bianchi ho notificato l’avantiesteso atto, a:…..”.

Ebbene, tali elementi sono ritenuti, dai giudici, elementi sufficienti per integrare il difetto di firma dell’atto di citazione notificato [3].

Afferma infatti la Cassazione che, anche in presenza di uno degli elementi testé citati e di cui è provvista la copia notificata, l’atto sprovvisto di firma è tuttavia valido a compiere la sua funzione.

Del resto, tanto è applicazione diretta del principio di conversione degli atti nulli quando questi siano stati idonei a raggiungere il loro scopo. Non v’è dubbio, peraltro, che l’atto raggiunga il proprio scopo se la parte avversaria non solo si costituisce, ma prende posizione e difesa anche sul merito della citazione, senza limitarsi a sollevare solo la nullità dell’atto.

 

ALCUNE MASSIME

Il precetto di cui all’art. 125 c.p.c. è soddisfatto qualora dalla copia dell’atto di citazione notificato, pur priva della firma del difensore, sia possibile desumere, sulla scorta degli elementi in essa contenuti, la provenienza da procuratore abilitato munito di mandato. A tal fine, tuttavia, non è sufficiente la mera menzione, nel contesto dell’atto, del conferimento della procura, occorrendo un ulteriore elemento, quale la riproduzione della procura stessa, l’indicazione della sottoscrizione dell’originale o l’indicazione della relata che la notifica è stata effettuata ad istanza di quel difensore.

(Cassazione civile, sez. III, 28 gennaio 1987, n. 802)

La mancanza della firma dei difensori e della firma di autenticazione della procura speciale nella copia notificata del ricorso non costituisce causa di immediata inammissibilità dello stesso, perché l’altra parte deve rilevarlo con il controricorso e il ricorrente può dimostrare che l’originale dell’atto recava la sottoscrizione del difensore e l’autentica della firma della parte che aveva conferito la procura prima che l’atto fosse notificato, servendosi di idonei elementi di presunzione.

(Cassazione civile, sez. III, 29 ottobre 2001, n. 13395)

Il precetto di cui all’art. 125 c.p.c. è soddisfatto qualora dalla copia dell’atto di citazione notificato, pur priva della firma del difensore, sia possibile desumere, sulla scorta degli elementi in essa contenuti, la provenienza da procuratore abilitato munito di mandato. A tal fine, tuttavia, non è sufficiente la mera menzione, nel contesto dell’atto, del conferimento della procura, occorrendo un ulteriore elemento, quale la riproduzione della procura stessa, l’indicazione della sottoscrizione dell’originale o l’indicazione della relata che la notifica è stata effettuata ad istanza di quel difensore.

(Cassazione civile, sez. III, 28 gennaio 1987, n. 802)

La mancanza di sottoscrizione del difensore abilitato a rappresentare la parte in giudizio nella copia notificata della citazione, non incide sulla validità di questa se è sottoscritto l’originale e la copia notificata fornisca alla controparte sufficienti elementi per acquisire la certezza della sua rituale provenienza da quel difensore.

(Cassazione civile, sez. II, 13 aprile 1999, n. 3620)

In relazione al principio secondo cui il precetto dell’art. 125 c.p.c., sulla sottoscrizione da parte, dell’autore dell’atto (parte o difensore) anche della copia notificata della citazione e degli altri atti introduttivi di un procedimento ivi elencati, può ritenersi osservato quando gli elementi indicati nell’atto notificato rendono possibile desumere la provenienza del medesimo da un difensore provvisto di mandato, deve ritenersi che non determini nullità (pur in mancanza della costituzione del convenuto) la notificazione, nel rito del lavoro, di una copia del ricorso in cui manchi la sottoscrizione del procuratore della parte, ma sia presente l’attestazione del cancelliere di conformità all’originale e una relata di notificazione contenente la locuzione “richiesto come in atti”, la quale può essere idonea ad attestare la provenienza dell’atto da parte di un procuratore legittimato a richiederne la notifica.

(Cassazione civile, sez. lav., 3 ottobre 1998, n. 9836)

Nel caso di mancata sottoscrizione dell’atto di citazione da parte del procuratore, l’inesistenza va dichiarata solo se è l’originale dell’atto privo della sottoscrizione. La copia notificata, invece, non ha rilevanza specie se è sottoscritta dall’ufficiale giudiziario che ne attesti la provenienza da quel difensore. Ad ogni modo la costituzione del convenuto sana la nullità.

(Giudice di pace Livorno, 7 marzo 1997)

“Con il primo motivo si denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 125, 434, e 435, in combinato disposto con l’art. 415 c.p.c., nonché grave omissione nella motivazione (Art. 360, nn. 3 e 5 c.p.c.). il Tribunale di Salerno non ha tenuto conto che la Cancelleria nel rilasciare le copie dell’atto di appello munite del timbro del difensore e nel dichiarare le copie medesime conformi all’originale, ha accertato l’esistenza (nell’originale) della sottoscrizione per autentica della procura e del ricorso; ed ha, dunque, del tutto obliterato la natura di copia legale autenticata che va attribuita all’atto notificato alla controparte. Col secondo motivo si censura per altro verso la violazione e falsa applicazione delle norme già denunciate, rilevando che erroneamente il Tribunale mostra di aderire ad una tesi – ormai del tutto superata – secondo cui sarebbe necessaria la sottoscrizione originale del difensore anche sulle copie notificate dell’atto. Il ricorso è fondato e merita, pertanto, accoglimento.

Ai sensi dell’art. 125 c.p.c., “Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il ricorso, la comparsa, il controricorso e il precetto….. tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte…. oppure dal difensore….”.

Secondo un orientamento consolidato di questa Corte (sent. 27.8.1985, n. 4556; 28.11.1987, n. 802, 1.6.1995, n. 6131) tale precetto deve ritenersi soddisfatto qualora dalla copia dell’atto notificato, sebbene priva della sottoscrizione del difensore, sia possibile desumere – sulla scorta degli elementi in essa contenuti, la provenienza da un procuratore abilitato munito di mandato. A tal fine, pur non essendo sufficiente le mera menzione, nel contesto dell’atto, del conferimento della procura, può bastare la riproduzione della procura stessa, l’indicazione della sottoscrizione dell’originale, oppure anche l’indicazione della relata da cui risulta che la notifica è stata effettuata ad istanza di quel difensore. In proposito, la sentenza 7.11.1991, n. 11883 richiamata dal ricorrente, ha precisato che la dichiarazione dell’ufficiale giudiziario, certificava dell’avvenuta notifica di “copia del suesteso atto”, consente di ritenere attestata, sia pure implicitamente, la conformità all’originale, sia per quanto riguarda la copia stessa che per quanto riguarda il mandato in essa riprodotto (conf. Cass., 20.5.1983, n. 3502).

Orbene ritiene questo Collegio che nel caso di specie, l’apposizione della locuzione “richiesto come in atti” contenuta nella relata di notifica della copia dell’atto di appello ricevuta dall’appellato, può essere correttamente intesa come idonea ad attestare la provenienza dell’atto medesimo da parte di un procuratore legittimato a richiederne la notifica. Del resto, tale espressione, in quanto apposta su una copia dell’atto, la cui conformità all’originale del ricorso depositato (nel quale la sottoscrizione del procuratore non manca) risulta attestata da un pubblico ufficiale, qual è il cancelliere, è sufficiente a fornire al destinatario tutti gli elementi per dargli contezza della provenienza e del contenuto dell’atto.

L’appello, pertanto, doveva considerarsi ammissibile e il Tribunale adito avrebbe dovuto procedere nell’esame dello stesso nel merito.

A tal fine la causa, previa cassazione della sentenza impugnata, dev’essere rinviata ad altro giudice il quale provvederà anche alla regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.

(Cass. sent. n. 9836/1998)

“Diritto. Il ricorrente censura la sentenza impugnata sostenendo che il difetto di sottoscrizione della copia notificata dell’atto di citazione da parte del procuratore territorialmente competente non ne determina la nullità, quando, come nella specie, l’originale sia stato sottoscritto, e la procura sia stata trascritta sulla copia; denunzia quindi violazione dell’art. 82 cod. proc. civ. e dell’art. 5 del dl. 17 (NDR: così nel testo) novembre 1933 n. 1578 nonché l’omesso esame dei documenti di causa, e vizio di motivazione. La censura è fondata. La mancanza della sottoscrizione del procuratore abilitato a rappresentare la parte in giudizio nella copia notificata della citazione, non incide sulla validità di questa, se è sottoscritto l’originale, e la copia notificata fornisca alla controparte sufficienti elementi per acquisire la certezza della sua rituale provenienza da quel procuratore (vedi le sentenze di questa Corte, sez. III, 1 giugno 1995 n. 6131, e 7 dicembre 1994 n. 10491).

Dagli atti di causa risulta che l’originale dell’atto di appello proposto da XXX XXX è stato sottoscritto dal suo procuratore territorialmente competente, e che questi ha comunque provveduto all’iscrizione a ruolo della causa. Non è stato consentito a questa Corte l’esame della copia notificata dell’atto d’appello; ma non risulta che il suo destinatario abbia mai affermato che da essa non emergesse la sua provenienza dal procuratore dell’appellante territorialmente competente.

(Cass. sent. n. 3620/1999)

Ai sensi dell’art. 125 c.p.c., “Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il ricorso, la comparsa, il controricorso e il precetto….. tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte…. oppure dal difensore….”.

Secondo un orientamento consolidato di questa Corte (sent. 27.8.1985, n. 4556; 28.11.1987, n. 802, 1.6.1995, n. 6131) tale precetto deve ritenersi soddisfatto qualora dalla copia dell’atto notificato, sebbene priva della sottoscrizione del difensore, sia possibile desumere – sulla scorta degli elementi in essa contenuti, la provenienza da un procuratore abilitato munito di mandato. A tal fine, pur non essendo sufficiente le mera menzione, nel contesto dell’atto, del conferimento della procura, può bastare la riproduzione della procura stessa, l’indicazione della sottoscrizione dell’originale, oppure anche l’indicazione della relata da cui risulta che la notifica è stata effettuata ad istanza di quel difensore. In proposito, la sentenza 7.11.1991, n. 11883 richiamata dal ricorrente, ha precisato che la dichiarazione dell’ufficiale giudiziario, certificava dell’avvenuta notifica di “copia del suesteso atto”, consente di ritenere attestata, sia pure implicitamente, la conformità all’originale, sia per quanto riguarda la copia stessa che per quanto riguarda il mandato in essa riprodotto (conf. Cass., 20.5.1983, n. 3502).

(Cass. sent. n. 9836/1998)

“1. È preliminare l’esame dell’eccezione con la quale i controricorrenti denunciano la nullità del ricorso per cassazione per il fatto che le copie notificate dell’atto non “contengono le firme dei difensori, Avv. XXXXX. Nè portano elementi di riferimento ai predetti….”. 2. Il ricorso per cassazione proposto dalla ditta YYYY contiene nell’originale la sottoscrizione degli avvocati XXXXX, difensori muniti di procura speciale, e l’autenticazione della firma apposta alla procura rilasciata per il ricorso. Nella copia notificata del ricorso, invece, non è riportata la sottoscrizione dei difensori e la firma di autenticazione della procura speciale; la relazione di notificazione reca la seguente dicitura dell’ufficiale giudiziario: “richiesto come in atti”. 3. Il Collegio ritiene che i controricorrenti avrebbero potuto verificare che il ricorso proveniva da difensori muniti di procura e che essi avevano sottoscritto il ricorso medesimo, controllando l’originale del ricorso.

La giustificazione di questa conclusione sta nelle considerazioni che di seguito sono esposte. 3.1. Il ricorso per cassazione è proposto dal difensore cui la parte abbia conferito procura speciale per questa forma di impugnazione. Con la procura speciale, infatti, la parte designa il difensore che dovrà compiere gli atti dell’impugnazione ed il corrispondente ricorso è ammissibile quando l’originale dell’atto sia sottoscritto da detto difensore (artt. 365 e 125 cod. proc. civ.), al quale la legge conferisce il potere speciale di certificare l’autografia della sottoscrizione della procura apposta a in calce o a margine del ricorso (art. 83 dello stesso codice): Cass. ss.uu. 10 marzo 1998, n. 2642 nella motivazione.

L’art. 365 citato, attraverso il richiamo alla procura speciale, implicitamente, richiede anche un secondo elemento: che la procura sia rilasciata prima che è chiesta o eseguita la notificazione del ricorso, come pure questa Corte ha ritenuto con la sentenza 27 ottobre 1995, n. 11178, nella motivazione.

Infatti, al ricorso per cassazione non si applica la disposizione, contenuta nel secondo comma dell’art. 125 cod. proc. civ., il quale stabilisce che “la procura al difensore…. può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata”. 3.2. Nell’esperienza giurisprudenziale spesso si verifica il caso di ricorsi per cassazione in cui la sottoscrizione del difensore e l’autenticazione della firma apposta alla procura speciale non sono riprodotte nella copia notificata.

In queste situazioni si deve evitare l’inconveniente che il processo si chiuda immediatamente con una pronuncia di inammissibilità del ricorso, la quale sarebbe in contrasto con il principio che il processo, tendenzialmente, si deve concludere con una pronuncia di merito.

L’inconveniente è evitato ponendo a carico del controricorrente di controllare se l’originale dell’atto contenga le indicazioni prescritte.

La comparazione tra originale e copia, infatti, è il mezzo giusto ed adatto a soddisfare l’interesse dell’intimato che il ricorso provenga da un difensore munito di procura speciale conferita prima della notificazione.

Se dalla verifica l’interesse non sia appagato, l’intimato potrà denunciare con il controricorso i fatti prima indicati.

Spetterà, in questo caso, al ricorrente dare la prova del contrario ed egli potrà farlo anche dell’attestazione dell’ufficiale giudiziario che la richiesta della notificazione del ricorso proveniva da difensore munito di procura, come pure è stato ritenuto: Cass. 22 novembre 2000, n. 15702, tra le più recenti. 3.3. La soluzione raggiunta, sostanzialmente, è conforme a numerose decisioni di questa Corte, nelle quali l’elemento formale, che l’atto introduttivo del giudizio deve essere sottoscritto dal difensore tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, è svalutato, perché non comminato dall’art. 125 cod. proc. civ. a pena di nullità, ed è affermato che, ai fini dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, è sufficiente che nella copia notificata alla controparte sia data notizia del rilascio della procura al difensore e che tale finalità è raggiunta ancorché nella trascrizione nella copia della delega sia stato omesso di riportare la sottoscrizione della parte e la firma di autentica del difensore: sentenze 27 giugno 1962, n. 1661; 7 febbraio e 27 marzo 1963, nn. 204 e 748; 13 novembre 1965, n. 2366; 21 gennaio e 7 febbraio 1966, nn. 261 e 390; 8 aprile 1968 n. 1061; 11 giugno 1971, n. 1759; 17 maggio 1973, n. 1412; 25 luglio 1981, n. 4809; 15 gennaio 1994, n. 353; 15 marzo 2001, n. 3773.

Infatti, in talune decisioni è specificato che elemento sufficiente ai fini dell’ammissibilità del ricorso è il fatto che nella copia notificata alla controparte sia data notizia del rilascio della procura al difensore (sent. 30 maggio 1963, n. 1470, 21 gennaio 1966, n. 261) e, in altre, che la mancata certificazione dell’autografia della firma della parte nella procura non è comminata dalla legge a pena di nullità e non incide sul raggiungimento dello scopo dell’atto: sent. 13 novembre 1967 n. 2728.

(Cass. sent. n. 13395/2001)


note

[1] C. App. Napoli, sent. del 18.03.2015.

[2] Art. 156 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. n. 01/13395; Cass. sent. n. 00/15702; Cass. sent. n. 99/3620; Cass. sent. n. 98/9836; Cass. sent. n. 95/6131; Cass. sent. n. 94/10491; Cass. sent. n. 87/802; Cass. sent. n. 85/4556; Cass. sent. n. 84/2604; Cass. sent. n. 83/7403; Cass. sent. n. 79/3718.

Autore immagine: 123rf com


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