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Lo sai che? TFR dell’infermiere: liquidazione e anticipo con Fondoposte

Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2015

Sono coordinatore infermieristico di una Cara di Riposo, mi sono licenziato a gennaio e il TFR è versato nel fondo delle Poste Italiane: quando posso richiedere la liquidazione del TFR?

In linea generale, per chi ha sceglie il conferimento del TFR verso un fondo di previdenza complementare, la liquidazione non è versata al termine del rapporto lavorativo, ma solo al raggiungimento dei requisiti pensionistici.

È comunque possibile chiedere delle anticipazioni, trasferire o riscattare la propria posizione; per quanto concerne, nello specifico, Fondoposte, possono essere domandate anticipazioni nei seguenti casi:

spese sanitarie: a seguito di gravissime situazioni relative a sè, al coniuge e ai figli, per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche ; sarà possibile fare la richiesta di anticipazione in qualsiasi momento, e fino al 75% di quanto maturato nel fondo;

acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, o interventi di ristrutturazione: sarà possibile farne richiesta dopo otto anni di iscrizione al Fondo, e fino al 75% del maturato.

– ulteriori esigenze dell’aderente: dopo otto anni di iscrizione, e fino al 30% del trattamento maturato.

Esiste, altresì, per l’iscritto, come poc’anzi accennato, il diritto di riscatto della somma maturata nel fondo, che può essere sia parziale che totale.

Per quanto concerne il secondo, ovvero il riscatto dell’intera posizione individuale maturata, può essere ottenuto per invalidità permanente (che comporti la riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa), o in caso di cessazione dell’attività lavorativa, con conseguente inoccupazione superiore a 48 mesi . Se , tuttavia, tali casistiche si verificassero nei 5 anni che precedono la maturazione dei requisiti di accesso alla pensione, non sarà possibile fare richiesta di riscatto, ma dovrà essere domandata direttamente la prestazione pensionistica complementare.

Per quanto concerne il riscatto parziale (fino al 50% della posizione individuale maturata), esso è esercitabile nelle seguenti ipotesi:

– in caso di cessazione dell’attività di lavoro, con conseguente inoccupazione per un periodo di tempo compreso fra 12 e 48 mesi;

– per procedure di mobilità;

– nell’ipotesi di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria (CIG o CIGS) , se a zero

ore e della durata di almeno 12 mesi.

Invece, nella semplice ipotesi di perdita dei requisiti di partecipazione (per licenziamento o dimissioni, ad esempio, non rilevando la successiva disoccupazione), sarà possibile trasferire la propria posizione accumulata presso il Fondoposte in un’altra forma pensionistica complementare: quanto trasferito non sarà tassato, e consentirà la continuità nel rapporto di previdenza complementare , dunque nella costruzione della prestazione pensionistica.

Lei non precisa se abbia già maturato o meno i requisiti per la pensione di anzianità, anticipata o di vecchiaia: qualora li abbia raggiunti e possieda almeno cinque anni di contribuzione , può richiedere la liquidazione del TFR sotto forma di capitale o sotto forma di rendita vitalizia (pensione complementare).

Qualora desideri la prima ipotesi, potrà ricevere il 100% in capitale solo quando la posizione accumulata non raggiungerà livelli sufficienti per generare una rendita abbastanza elevata. Più precisamente, quando convertendo il 70% del montante finale in rendita si ottiene una rendita annua inferiore alla metà del valore dell’assegno sociale .

Il superamento del limite sopra citato richiede accrediti di una certa consistenza: per superare tale soglia un uomo di 60 anni, ad esempio, deve avere oltre 100.000 euro maturati. Negli altri casi, avrà il diritto di ricevere sotto forma di capitale fino al 50% del montante maturato, mentre la restante parte dovrà essere convertita in rendita.

La rendita vitalizia varierà a seconda delle somme accantonate e dell’età. La “trasformazione” del capitale in una rendita avviene applicando dei coefficienti di conversione che tengono conto dell’andamento demografico della popolazione italiana e sono differenziati per età e per sesso. In sintesi, quanto maggiori saranno il capitale accumulato e/o l’età al pensionamento, tanto maggiore sarà l’importo della rendita.


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