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Editoriali Wikileaks tra tutela della privacy e tutela dei dati personali

Editoriali Pubblicato il 11 marzo 2012

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> Editoriali Pubblicato il 11 marzo 2012

A distanza di più di un anno dallo scandalo “Wikileaks”, si parla ancora dei presunti reati commessi dagli amministratori del sito e dal suo fondatore, Julian Assange. Esclusa la violazione del diritto alla privacy e al trattamento dei dati personali degli Stati.

Al contrario dei giornali tradizionali, il portale Wikileaks non ha mai avvitato proprie indagini sulla scorta di fonti da esso stesso reperite, ma ha offerto e offre tutt’ora la possibilità, per chiunque, di inviare documenti in anonimato.

Si è tuttavia trattato sempre di informazioni top secret, inoltrate da funzionari delle pubbliche amministrazioni, a conoscenza – in ragione della loro funzione – di segreti di Stato. Il che ha causato, come a tutti noto,  problemi diplomatici e un notevole imbarazzo nelle istituzioni.

Nell’incertezza della diplomazia internazionale sui capi d’accusa con cui incriminare Julian Assange, si è tuttavia dovuto escludere che ad essere violato fosse il diritto alla privacy e quello al trattamento dei dati personali degli Stati [1]. Infatti, tanto gli ordinamenti europei quanto quello statunitense prevedono una tutela specifica della privacy solo per le persone fisiche e non anche per gli enti pubblici e per lo Stato (privacy collettivo) – tutela prevista (seppur sommariamente) dall’ordinamento italiano [2] e austriaco.

A parlare di privacy collettivo sono solo alcuni autori di dottrina [3], che difendono l’idea di una privacy anche per lo Stato, in quanto soggetto di diritto a tutti gli effetti (come affermato nel diritto internazionale).

Dunque, in mancanza di una previsione normativa obiettiva sul diritto di privacy collettivo, l’operato di Wikileaks non è stato, per ora, mai perseguito.

È pur vero che gli avvocati americani stanno ancora tentando di trovare possibili scappatoie giuridiche per accusare Wikileaks di spionaggio (ma a tal fine sarebbe necessario dimostrare che la pratica diretta ad ottenere i segreti militari fosse rivolta a realizzare vantaggi militari, politici o economici) o di altri reati di natura informatica.

di dott. SALVATORE FRANCESCO PANZA

 

 

note

[1] Il diritto di privacy attiene alla pretesa di non avere interferenze (ad es. limitazioni, controlli) nella propria vita privata – “intimità”, mentre il diritto alla protezione dei dati personali consente di tutelare la circolazione dei propri dati e delle proprie informazioni.

[2] Reati contro la personalità dello Stato, art.li 241-313 c.p.

[3] A. F. Westin, Privacy and freedom, 1967, New York, Atheneum, p. 7; S. Rodotà, intervista su privacy e libertà, Bari – Roma, Laterza, 2005.


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1 Commento

  1. Non riusciranno mai a fermare Wikileaks ed il suo operato (per fortuna). L’unico che sono riusciti a danneggiare è il povero Assange che ha donato un contributo unico a tutto il mondo Hacker ed alle restanti persone che vogliono sapere cosa le amministrazioni pubbliche ed i potenti fanno con le nostre vite ed i nostri soldini.
    Vogliono chiudere Wikileaks? Si creerà qualcosa di nuovo, del resto non manca di certo la fantasia. I governi non possono controllare tutto e tutti. Qualcuno disse: “If your government shuts down the internet, shut down your government!”. Wikileaks è solo uno dei tanti volti della democrazia che oggi tanto manca.

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