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Equitalia: ricorso contro estratto ruolo e notifica con raccomandata

19 Aprile 2015
Equitalia: ricorso contro estratto ruolo e notifica con raccomandata

Notifiche al contribuente e casi di nullità e inesistenza: quattro possibili ricorsi contro la cartella di pagamento.

Duro colpo inferto ad Equitalia dalla Commissione Tributaria Regionale di Bari: con una recente e interessante sentenza [1], il collegio pugliese ha espresso quattro interessanti principi che, di fatto, rendono più attaccabili le notifiche delle cartelle esattori.

I quattro principi possono essere così riassunti:

– possibilità, per il contribuente, di impugnare l’estratto di ruolo;

­- inesistenza della notifica a mezzo raccomandata a.r. fatta direttamente da Equitalia;

– in caso di irreperibilità del destinatario, necessità di spedirgli una seconda raccomandata a.r. in cui lo si avvisa del deposito in Comune del plico;

– insufficienza della semplice cartolina a.r. con l’avviso di ricevimento per dimostrare l’avvenuta notifica della cartella.

La vicenda

Per comprendere meglio le affermazioni della CTR, riassumiamo brevemente il caso. Un contribuente (difeso dal dott.  Francesco Cataldi, del foro di Bari) aveva chiesto la rateizzazione del proprio debito con Equitalia e, in quella sede, avendo ricevuto dagli uffici il classico estratto di ruolo (un tabulato “interno” all’Agente della riscossione e privo di valore legale), si era accorto che, nell’elenco delle cartelle non pagate figuravano alcune che non gli erano mai state notificate. Così, per evitare un pignoramento, ha preferito iniziare a pagare con il piano di rateazione, ma nello stesso tempo ha proposto opposizione all’estratto di ruolo.

L’impugnabilità dell’estratto di ruolo

Poiché l’estratto di ruolo non è un atto tipicamente tributario – come detto, si tratta di un semplice tabulato “ufficioso”, ottenuto dai dati immessi nei computer di Equitalia – alcuni giudici hanno ritenuto, in passato, che il contribuente non potesse proporre opposizione contro di esso. Ma questo ragionamento ha comportato una vera e propria compressione dei diritti dei contribuenti che, non potendo impugnare l’estratto, e non avendo mai ricevuto una cartella, erano costretti ad attendere il pignoramento per avere un atto ufficiale contro cui presentare ricorso al giudice. Risultato: se il cittadino avesse voluto evitare il pignoramento, chiedendo – come nel caso di specie – la rateazione non avrebbe mai potuto impugnare le cartelle a lui mai notificate.

La CTR di Bari aderisce invece all’orientamento che, solo di recente, si sta aprendo la strada: l’estratto di ruolo è un documento che, comunque, nonostante la sua “informalità”, consente al contribuente di impugnarlo davanti al tribunale tributario. Un’azione, dunque, per accertare l’inesistenza del debito, promossa dal cittadino che, giustamente, ha tutto l’interesse a che ciò venga dichiarato da un giudice per prevenire il rischio di futuri pignoramenti.

La notifica a mezzo posta

La CTR di Bari affronta poi un altro delicato problema sul quale si sono spese pagine di sentenze. Alcuni giudici di merito, qualche anno fa, avevano sposato la tesi secondo cui la notifica diretta a mezzo posta, da parte di Equitalia, sarebbe inesistente. E questo perché la legge [2] consente la notifica delle cartelle esattoriali con raccomandata a.r. solo ai messi comunali, agli ufficiali giudiziari e agli agenti della polizia municipale. Soltanto le suddette quattro categorie di soggetti abilitati per legge, possono presentare all’agente postale gli atti della riscossione. La notifica, così come eseguita direttamente dal concessionario – che si è servito del servizio di Poste Italiane per la notifica con raccomandata a.r., si configura come inesistente. A sostegno di ciò, la sentenza cita alcuni precedenti della Cassazione [3] secondo cui la notifica “…può dirsi giuridicamente inesistente quanto l’atto esce completamente dalla schema legale degli atti di notificazione”.

La prova della notifica

In ogni caso, qualora il postino non abbia trovato, nel proprio domicilio, il destinatario del plico (né altri soggetti a cui effettuare la notifica, come i familiari conviventi o il portiere), ha l’obbligo di spedirgli una seconda raccomandata (la cosiddetta raccomandata informativa la cosiddetta raccomandata informativa) nella quale lo avvisa del tentativo infruttuoso di consegna dell’atto e gli comunica il deposito del plico medesimo presso la Casa Comunale [4].

Nel fornire la prova dell’avvenuta notifica della cartella, Equitalia non può limitarsi a produrre il semplice avviso di ricevimento della raccomandata a.r., ma anche la cartella stessa. E questo perché è necessario che il giudice verifichi che a quel dato numero della raccomandata corrisponda solo e soltanto quel determinato contenuto della busta.

Gli avvisi di ricevimento devono riferirsi alla raccomandata

In ultimo, la CTR affronta il problema della prova dell’eventuale avviso di ricevimento prodotto in giudizio da Equitalia. Esso deve contenere necessariamente il numero della raccomandata a.r. alla quale si riferisce: diversamente sarebbe impossibile comprendere a quale plico quel dato avviso a.r. si riferisce.

Si legge infatti in sentenza che, se gli avvisi di ricevimento prodotti da Equitali non riportano neanche il numero della cartella presuntivamente notificata, non si può ritenere provata la notifica: si tratta infatti di semplici avvisi di ricevimento del tutto anonimi e disgiunti dalle cartelle solo presuntivamente notificate.

Tali avvisi di ricevimento non hanno alcun collegamento con le cartelle notificate (cartelle che, peraltro, Equitalia ha l’obbligo di produrre insieme alle cartoline di ritorno). Difatti, gli avvisi esibiti potrebbero tranquillamente riferirsi a qualsiasi altra comunicazione o cartella, magari di un importo diverso.

note

[1] CTR Bari sent. n. 828/14/2015 del 14.01.2015.

[2] Art. 26 co. 1 D.P.R. n. 602/1973.

[3] Cass. sent. n. 239 del 11.01.1994; n. 4308 del 8.04.1992; n. 4559 del 28.03.2001; n. 840 del 03.08.1999.

[4] Art. 140 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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