Diritto e Fisco | Articoli

Accertamento nullo senza verbale

19 Aprile 2015
Accertamento nullo senza verbale

Il diritto al contraddittorio richiede che al contribuente sia data la possibilità di presentare osservazioni e difese.

Dopo l’accesso della Guardia di finanza è sempre necessario la redazione di un “resoconto” scritto: in altre parole, senza il verbale conclusivo delle operazioni, il successivo atto di rettifica fiscale è nullo perché non viene data possibilità al contribuente di presentare osservazioni scritte a propria difesa. È questa la sintesi di una recente sentenza della Cassazione [1].

Diritto al contraddittorio

Il contribuente accertato ha sempre diritto al cosiddetto contraddittorio, ossia alla possibilità di “dire la sua” in merito agli accertamenti fiscali conseguenti all’accesso (come quello, per esempio, finalizzato al reperimento di documentazione). Egli, insomma, deve essere messo nella condizione di partecipare attivamente al procedimento di accertamento nei suoi confronti.

Cosa prevede la legge

La legge stabilisce [2] che “di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute”. Inoltre [3], dopo il rilascio del verbale di chiusura devono decorrere almeno 60 giorni prima dell’emissione dell’accertamento. Il decorso di tale termine è – secondo le Sezioni Unite della Cassazione [4] – necessario e il suo mancato rispetto porta alla nullità dell’atto.

La sentenza

Secondo la sentenza in commento, dalla lettura delle predette norme si evince chiaramente che il verbale conclusivo diventa un atto necessario del procedimento: il suo rispetto è condizione necessaria affinché si possa dire osservato il diritto al contraddittorio.
Le condizioni per la validità dell’accertamento

La pronuncia in esame è estremamente importante perché, per la prima volta, la Suprema Corte ha subordinato la validità dell’atto non solo al rispetto dei predetti 60 giorni di tempo. Dunque, allo stato attuale, affinché un accertamento possa dirsi valido è necessario il rispetto di due condizioni:

– emissione e rilascio di un verbale di chiusura delle operazioni dopo l’accesso, indispensabile per garantire il contraddittorio;

– tra la data del rilascio del predetto verbale e quella dell’emissione dell’eventuale accertamento devono necessariamente decorrere non meno di 60 giorni, affinché, entro tale termine, il contribuente possa presentare memorie a proprio sostegno.

Tutto ciò al fine di garantire al contribuente un sostanziale invito ad un contraddittorio per consentire la sua partecipazione alla formazione del provvedimento: solo se a conoscenza dei rilievi o delle presunzioni dell’ufficio, egli può, infatti, valutare le “mosse” da compiere e attivare da subito la propria difesa.


note

[1] Cass. sent. n. 7843/2015 del 17.04.2015.

[2] Artt. 52 del Dpr 633/1972 e 33 del Dpr 600/1973.

[3] Art. 12 Statuto del Contribuente.

[4] Cass. S.U. sent. n. 18184/2013.

Autore immagine: 123rf com


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