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Detrazioni per mutuo e dichiarazione precompilata: rapporto conflittuale

19 Aprile 2015 | Autore:
Detrazioni per mutuo e dichiarazione precompilata: rapporto conflittuale

Finanziamenti, banche, interessi: ulteriori problemi di compilazione della dichiarazione dei redditi.

Non è un mistero che, almeno in questa prima fase di avvio sperimentale, la dichiarazione dei redditi Modello 730 precompilata, che da qualche giorno è a disposizione presso il sito dell’Agenzia delle Entrate per almeno un quindicina di milioni di italiani, rischi di essere fonte di una vera e propria marea di complicazioni.

Dopo avere affrontato il tema delle detrazioni per spese mediche (che, è opportuno ribadirlo, per essere operate mettono il contribuente nelle condizioni di dover modificare la dichiarazione precompilata approntata dall’Amministrazione finanziaria in quanto, almeno per quest’anno, non sono ricomprese nel documento che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del cittadino), vediamo un altro aspetto dolente: le detrazioni riconosciute a chi ha contratto un mutuo per l’acquisto della prima casa.

Il primo grosso problema che si propone al contribuente che voglia usufruire delle detrazioni che il legislatore gli riconosce nel caso abbia contratto un mutuo riguarda la corretta applicazione delle regole (interpretative) di gestione della detrazione. L’Agenzia delle Entrate, infatti, tra i dati che inserisce nella dichiarazione precompilata mette a disposizione il semplice dato di pagamento degli interessi, dato che ha ricevuto da parte dell’istituto di credito presso cui il contribuente ha acceso il proprio contratto di mutuo. Ma questo importo può essere direttamente indicato nel rigo E7, ovvero, in caso di mutuo per la costruzione, nel rigo E8 con il codice 10 così come teoricamente previsto dalle istruzione allegate alla dichiarazione? Purtroppo non è possibile dirlo a priori. Infatti, se l’Agenzia fornisce l’informazione relativa alla possibilità di operare la detrazione (e si potrebbe aggiungere, a questo punto, che non se ne sentiva il bisogno), in realtà non dice chiaramente che cosa è necessario fare, il distinguo che bisogna operare tra mutui accesi per l’acquisto di un’abitazione e mutui accesi per la costruzione di un abitazione ed in più l’adempimento dichiarativo richiede una lunga serie di conteggi.

La distinzione tra le modalità di detrazione nel caso di mutuo acceso per l’acquisto e mutuo acceso per la costruzione deriva da quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate in un suo documento di prassi [1], nel quale è stato stabilito che al fine di fruire della detrazione in parola occorre rapportare l’importo della spesa sostenuta dal contribuente per l’acquisto dell’immobile alla quota che è stata ricevuta in prestito dall’istituto bancario che ha erogato il mutuo: nel caso in cui il mutuo sia stato di un ammontare superiore alla spesa sostenuta (caso non impossibile in quanto diversi istituti di credito sono disponibili a finanziare anche spese ulteriori rispetto a quelle di acquisto come, ad esempio eventuali spese di recupero o ristrutturazione dell’immobile compravenduto, spese sostenute per l’acquisto di mobili ed arredamenti vari, spese relative alla parcella del notaio, eccetera), la detrazione potrà essere fruita in riferimento ad un ammontare di interessi esattamente proporzionale. Tradotto in termini pratici, se la somma degli interessi che viene indicata nel modello di dichiarazione precompilato è pari a 3.000 euro, ma la spesa sostenuta è pari a 150 mila euro ed il mutuo erogato a 200 mila euro, in dichiarazione sarà possibile indicare solo il 75% degli interessi effettivamente sborsati dal contribuente nel corso dell’anno, ossia 2.250 euro. L’aspetto paradossale della vicenda, aspetto non infrequente nella legislazione tributaria italiana, è che la norma di riferimento che a suo tempo ha istituito l’agevolazione in parola non prevede per nulla l’obbligo di procedere al calcolo di un simile rapporto, obbligo che è stato stabilito invero da una circolare interpretativa.

Del tutto diversa è invece la situazione per i mutui accesi per la costruzione: in questo caso viene stabilita per legge [2] la necessità di detrarre in proporzione agli importi che sono stati effettivamente spesi dal contribuente per la ristrutturazione/costruzione. Il confronto deve però avvenire al termine dei lavori [3] e dunque sembra corretto indicare, nel caso in cui i lavori siano ancora in corso ma l’ammortamento (o il preammortamento) del mutuo sia già iniziato, l’intero importo degli interessi che sono stati pagati nel corso dell’anno senza procedere al calcolo di rapporti parziali e solo al termine dei lavori si procederà al calcolo del rapporto tra spese effettivamente effettuate in seguito ai lavori di costruzione e somme, mutuate dalla banca, ma non utilizzate per l’intervento edilizio (gli eventuali importi detratti in più dovranno essere sottoposti a tassazione separata). Tuttavia non sempre le cose vanno così lisce come sembrerebbe dall’esposizione sin qui fatta. E ciò poiché vi sono casi in cui il fisco ha dato interpretazione del tutto contrastanti [4]. Nell’ambito degli assegni al coniuge che danno diritto alla deduzione dal reddito (attenzione non detrazione dall’imposta come nei casi trattati in precedenza) non è configurabile la fattispecie in cui si procede al pagamento del mutuo per conto dell’ex coniuge, atteso che “le somme destinate alle rate di mutuo, che non vengono corrisposte al coniuge stesso, bensì direttamente all’istituto mutuante, non sembrano collegate ai medesimi presupposti dell’assegno di mantenimento”.

Condivisibile? Non del tutto tant’è vero che la Suprema Corte di Cassazione è di parere del tutto opposto [5] e rifacendosi al codice civile [6] sentenzia che è impossibile non ritenere che nel momento in cui il coniuge separato si accolla il pagamento delle rate di mutuo la coniuge debitrice sia rimasta di certo sollevata dall’onere di adempiere in prima persona ed in tal modo ne trae vantaggio, nell’ottica del sollievo dallo stato di bisogno, allo stesso modo di come sarebbe avvenuto se la corresponsione dell’assegno periodico fosse avvenuto direttamente a suo favore con le modalità consuete equiparando, di fatto, il pagamento delle rate di mutuo da parte del coniuge separato ad un versamento “in conto” assegno di mantenimento e quindi ribadendone la deducibilità dal reddito.

Ricordando che sempre secondo il parere della Suprema Corte di Cassazione i documenti di prassi (circolari, risoluzioni, istruzioni e quant’altro) dell’Agenzia delle Entrate non sono affatto vincolanti, finanche per la stessa Amministrazione finanziaria, non si può che concludere constatando che la confusione regna sovrana. Con buona pace della semplificazione.


note

[1] Circolare del 20 aprile 2005 n. 15 – Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso – “Questioni interpretative in materia di IRPEF prospettate dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale”

[2] Il testo normativo di riferimento è il D.M. n. 311/99

[3] In tal senso si esprime la Circolare del 3 maggio 2005 n. 17 – Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso – “Nuove questioni interpretative in materia di IRPEF prospettate dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale”

[4] Circolare del 12/06/2002 n. 50 – Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso – “Videoconferenza del 14 maggio 2002 sui modelli di dichiarazione UNICO 2002. Risposte ai quesiti in materia di questioni interpretative”, risposta 3.2

[5] Cass. sent. n. 6794/2015

[6] Il Codice civile, agli articoli 1268 e seguenti, stabilisce che l’accollo rappresenta una delle modalità di estinzione dell’obbligazione diverse dall’adempimento.

Autore immagine: 123rf com


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