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Matrimonio breve, anzi brevissimo: l’assegno spetta comunque?

20 Aprile 2015 | Autore:
Matrimonio breve, anzi brevissimo: l’assegno spetta comunque?

Quando il matrimonio dura così poco tanto da non essersi formata una comunione di vita spirituale e materiale fra marito e moglie, il coniuge economicamente più debole non può vantare il diritto ad alcun assegno di mantenimento.

 

Non è un mistero che, rispetto al passato (pensiamo solo ai nostri nonni), le giovani coppie di sposi siano oggi sempre meno disposte ad accettare i compromessi e i sacrifici che la vita coniugale inevitabilmente richiede. Ciò è tanto vero che, se una volta si parlava di crisi del settimo anno, le attuali statistiche ne accorciano ulteriormente i tempi, fino a parlare di domande di separazione presentate dopo due o tre anni dalle nozze. Ma a tutto c’è un limite.

Ce lo ricorda una recente pronuncia della Cassazione [1] riguardante il caso di una coppia di coniugi la cui vita matrimoniale era durata solo 10 giorni e, ciononostante, la moglie chiedeva – in sede di separazione – che le fosse riconosciuto assegno di mantenimento.

In tal caso, evidenzia la Corte, deve ritenersi totalmente precluso il riconoscimento di un tale diritto.

Se di solito, infatti, per vedersi riconosciuto il mantenimento è sufficiente che la parte economicamente più debole provi la sussistenza di un forte divario tra le capacità economiche proprie e quelle del coniuge, nonché l’elevato tenore di vita goduto nel corso della vita matrimoniale, ciò non può dirsi quando il matrimonio sia durato il tempo di un viaggio di nozze.

È vero, infatti, che – di norma – il diritto all’assegno prescinde dal criterio della durata del matrimonio, nel senso che esso può incidere sulla sua misura ma non sul suo riconoscimento (ne abbiamo parlato nell’articolo: Durata del matrimonio: quanto incide sul mantenimento? e Assegno di divorzio: spetta anche se il matrimonio è stato breve ), tuttavia – sottolinea la Corte – appare insensato che tale diritto possa sorgere quando la convivenza sia durata un tempo così breve da non potersi essere neppure creata una comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi che rappresenta, al contrario, l’essenza stessa del matrimonio.

Solo in presenza di una comunione di vita tra i coniugi si può procedere, infatti, all’esame del tenore economico goduto dalla coppia di sposi e del contributo, anche personale, fornito da marito e moglie durante il matrimonio.

Già, in passato la Suprema Corte si era pronunciata [2] sul punto, affermando che “la brevissima durata della convivenza e la mancata costituzione di una comunione spirituale e materiale fra i coniugi legittimano l’esclusione dell’assegno di divorzio che, altrimenti, si tradurrebbe in una rendita priva di giustificazione”.

Attenzione perciò a pensare che da un “si” sull’altare possa sempre scattare il diritto ad un assegno di mantenimento: se l’unione sia stata, per così dire, “mordi e fuggi”, potrà non esserci proprio nulla da mordere.


note

[1] Cass., ord. n. 6164/15 dep. il 26.03.2015.

[2] Cass. sent. n. 16663/2002.

Autore imagine: 123rf com


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