Diritto e Fisco | Articoli

Stop licenziamento collettivo per soppressione di un reparto

21 Aprile 2015 | Autore:
Stop licenziamento collettivo per soppressione di un reparto

Quando il progetto di ristrutturazione aziendale riguarda la soppressione esclusivamente di un’unità produttiva o di uno specifico settore dell’impresa, la scelta dei dipendenti da licenziare non dovrà ricadere solo su quelli impiegati in quel settore, se essi sono in grado di svolgere anche mansioni relative a reparti aziendali diversi.

Il datore di lavoro che si trovi in grave situazione di crisi e debba quindi procedere ad un licenziamento collettivo o iniziare una procedura di mobilità deve individuare i lavoratori da interessati seguendo precisi criteri imposti dalla legge.

Egli dovrà infatti valutare, nella scelta dei lavoratori da licenziare o porre in mobilità, innanzitutto, i seguenti criteri [1]:

– l’anzianità di servizio

– i carichi di famiglia

– le esigenze tecniche, organizzative e produttive dell’azienda

Tali criteri dovranno essere valutati attentamente dal datore di lavoro, il quale dovrà precisamente spiegare ai lavoratori interessati come li ha applicati e come li ha tra loro rapportati [2].

L’individuazione del personale da licenziare e l’applicazione dei predetti criteri, inoltre, secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione [3], non deve limitarsi ai lavoratori occupati presso l’unità produttiva o il reparto che si intende sopprimere, se essi sono idonei – per il precedente svolgimento della propria attività in altri reparti dell’azienda – ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti.

L’individuazione dei lavoratori da licenziare dovrà quindi estendersi a tutti i dipendenti dell’azienda, anche appartenenti a settori diversi da quello che verrà soppresso.

In altre parole, il datore non deve individuare i lavoratori da licenziare esclusivamente tra quelli addetti al reparto che verrà eliminato, soprattutto se tra questi ve ne sono alcuni che hanno in precedenza svolto incarichi presso altri settori aziendali e quindi hanno acquisito capacità professionali che gli consentono di essere impiegati appunto anche in settori diversi da quello che verrà soppresso.

Il datore deve quindi valutare, accanto ai tre criteri previsti dalla legge, anche un “quarto elemento: la professionalità acquisita dal dipendente all’interno dell’azienda, nei diversi reparti in cui ha prestato servizio nel corso degli anni.

Diversamente, non potrà ritenersi legittima la scelta del datore di lavoro di licenziare o mettere in mobilità determinati lavoratori, solo perché impiegati nel reparto operativo soppresso o ridotto, trascurando il possesso di una loro professionalità equivalente a quella di addetti ad altro reparto della medesima azienda.


note

[1] Legge n. 223/1991

[2] Cass. sent. n. 7490 del 14.04.2015

[3] Cass. sent. n. 2013 del 12.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 4 marzo 2015 nr. 23, anche se il datore di lavoro continuerà ad essere (formalmente) obbligato ad allargare la platea entro la quale individuare i lavoratori da licenziare collettivamente, potrà – nei fatti – procedere in tutt’altro senso!
    Infatti, mentre con la previgente legislazione, i licenziamenti operati con criteri di scelta (nella individuazione dei lavoratori) diversi da quelli previsti dai contratti collettivi o dalla stessa legge 223/91, erano ritenuti illegittimi, con conseguente “reintegro” dei lavoratori licenziati, l’art. 10 del 23/2015 non prevede più l’illegittimità dei licenziamenti. I lavoratori licenziati senza il rispetto dei criteri di “scelta”, non avranno più titolo alla reintegrazione. I licenziamenti saranno efficaci e i lavoratori interessati avranno solo titolo all’indennità prevista all’art. 3, comma 1, del 23/2015.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube