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Cos’è il reverse charge o inversione contabile: a che serve

16 Maggio 2016
Cos’è il reverse charge o inversione contabile: a che serve

Cos’è e come funziona l’inversione contabile, perché viene utilizzata, in quali campi si applica, i riferimenti normativi, un esempio pratico.

Si sente parlare sempre più spesso di reverse charge, ovvero quell’operazione che in italiano si definisce in maniera molto più comprensibile “inversione contabile”. Vediamo di cosa si tratta e a cosa serve, partendo come sempre da una definizione.

Cos’è il reverse charge o inversione contabile?

Si chiama inversione contabilereverse charge IVA il meccanismo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto che “inverte” l’obbligo dell’imposizione fiscale dal venditore (che generalmente applica l’IVA perché la versa una volta ricevuta), all’acquirente [1].

A cosa serve il reverse charge?

Il reverse charge o “inversione contabile dell’IVA” è un meccanismo che viene usato soprattutto in ambito di politica fiscale e che ha la finalità di ridurre l’evasione dell’IVA, una delle imposte più evase nel panorama europeo.

Come funziona il reverse charge o inversione contabile dell’IVA

Ma vediamo come funziona il reverse charge IVA? Ecco nella pratica quali sono i passaggi in caso di inversione contabile dell’IVA:

  • Quando il venditore emette fattura non addebita l’imposta;
  • L’acquirente alla ricezione della fattura la integra con l’aliquota di riferimento per il tipo di operazione fatturata;
  • L’acquirente procede poi con una duplice annotazione, una nel registro acquisti e una nel registro vendite.

Reverse charge: un esempio pratico

Mettiamo di avere una fattura emessa per mille euro con codice di esenzione IVA, dunque senza addebito IVA.  In contabilità egli registrerà il seguente articolo in partita doppia:

  • Credito verso [acquirente] a ricavi per cessione di beni/prestazione di servizi.

L’acquirente ricevendo una fattura da mille euro la registrerà però integrandola con l’IVA, (supponiamo nell’esempio che essa sia con un’aliquota del 22%).
L’acquirente nella propria contabilità registrerà quindi due operazioni:

  1. l’operazione di acquisto segnalando il regime di reverse charge;
  2. l’operazione di “autofattura” in modo che sia l’acquirente stesso a versare all’erario l’importo dell’IVA.

Con riferimento all’acquisto egli redigerà la seguente scrittura (sempre nella partita doppia):

  • Merci conto acquisti e IVA su acquisti a [venditore] esente Reverse charge IVA;

Con riferimento all’autofattura, invece, procederà come segue:

  • Cliente per autofattura a Vendite fittizie di merci e IVA su vendite.

In questo modo l’acquirente evidenzia l’IVA sia in dare che in avere, neutralizzando così l’operazione.

Quando si applica l’IVA con reverse charge?

In Italia il reverse charge IVA o inversione contabile ha avuto larga applicazione soprattutto in materia di edilizia, ma anche in considerazione dei risparmi fiscali che genera allo Stato in termini di riduzione dell’evasione, il meccanismo è stato progressivamente applicato a sempre più ambiti. Nella sezione in pratica di seguito trovate tutti i campi di applicazione del reverse charge.


I campi di applicazione del Reverse Charge o Inversione contabile dell’IVA

L’art. 17 del dpr 633/1972 che individuano i seguenti ambiti di applicazione per il reverse charge IVA:

  • cessioni imponibili di oro da investimento;
  • cessioni di materiale d’oro;
  • cessioni di prodotti semilavorati o di purezza pari o superiori a 325 millesimi;
  • prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attivita’ di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore. La disposizione non si applica alle prestazioni di servizi rese nei confronti di un contraente generale a cui venga affidata dal committente la totalita’ dei lavori;
  • cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) del primo comma dell’articolo 10 per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione;
  • cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative di cui all’articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita, da ultimo, dal decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, nonche’ dei loro componenti ed accessori;
  • cessioni di personal computer e dei loro componenti ed accessori;
  • cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere.

note

[1] Il riferimento normativo del reverse charge IVA in Italia è rappresentato dall’articolo 17, commi 5 e 6 del dpr 633/1972 (c.d. «decreto IVA»).


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