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Conto corrente cointestato: si può prelevare solo la metà

21 Aprile 2015
Conto corrente cointestato: si può prelevare solo la metà

Nei rapporti tra le parti ciascuno ha la titolarità solo del 50%, mentre nei rapporti con la banca resta la solidarietà.

Nel conto corrente cointestato a due soggetti – si pensi al caso di marito e moglie – l’uno può disporre della propria quota parte ma non può decidere su ulteriori liquidità senza aver ottenuto il consenso dell’altro. È quanto ribadito dalla Cassazione in una recente sentenza [1].

In particolare, bisogna distinguere tra rapporti con la banca e rapporti tra le parti.

Nei confronti della banca, ciascuno dei due cointestatari si considera creditore (o debitore, in caso di conto in rosso) per l’intero. È quello che si definisce “regime di solidarietà (attiva o passiva)” [2]. Per cui la banca è tenuta a consentire, a chi dei due lo chieda, il prelievo anche dell’intera somma depositata, senza poter opporre eccezioni di sorta fondate sulla contitolarità del conto. Ovviamente, il contratto con l’istituto di credito deve prevedere, a monte, la facoltà per entrambi i correntisti di compiere operazioni anche separatamente.

Invece, i rapporti tra i cointestatari sono regolati da un’altra regola [3] in base alla quale, in mancanza di prova contraria, quanto depositato nel conto si presume diviso in parti uguali. Detto altrimenti, entrambi i titolari del conto possono rivendicare, nei confronti dell’altro (ma non della banca) solo la metà e non oltre della provvista. Pertanto, ciascun cointestatario – anche se ha il potere di compiere operazioni disgiuntamente – nei rapporti con l’altro soggetto non può effettuare, senza il consenso espresso o tacito di quest’ultimo, il prelievo di una somma superiore a quella di sua spettanza. E ciò vale sia al saldo finale del conto che durante lo svolgimento del rapporto stesso.

Questo significa, in pratica, che sebbene la banca non possa negare a uno dei due cointestatari di prelevare il 100% della somma, quest’ultimo poi “se la dovrà vedere” con l’altro a cui dovrà restituire la sua metà: ciò, però, sempre che non risulti diversamente, ossia – tramite prove concrete – che le quote siano di percentuale differente dal 50%. Si dà, insomma, a ciascuna parte, la possibilità di dimostrare una situazione differente dalla presunzione di divisione per metà del conto. È il caso, per esempio, in cui l’intera provvista sia stata costituita unicamente con denaro di spettanza solo di uno dei due.

Si pensi all’esempio di un conto solo formalmente intestato a marito e moglie, al fine di dare a quest’ultima la possibilità di piccoli prelievi per la gestione della spesa quotidiana, ma di fatto alimentato solo dagli stipendi del marito (sempre che i due siano in regime di separazione dei beni, poiché, se in comunione, anche i risparmi vengono divisi al 50%).


note

[1] Cass. sent. n. 7915/2015.

[2] Art. 1854 cod. civ.

[3] Art. 1298 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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