Ricorsi troppo lunghi “fuorilegge”

22 Aprile 2015
Ricorsi troppo lunghi “fuorilegge”

Nel processo, obbligatorio per l’avvocato rispettare il principio di sinteticità.

 

Mai più avvocati prolissi, addio memorie e ricorsi “fiume”: anche nel processo amministrativo le difese delle parti devono rispettare il rispetto del principio di sinteticità. Lo si legge in un recente decreto del Presidente del Consiglio di Stato, con cui su ricorda il dettato del codice del processo amministrativo [1].

Ora la bozza dovrà ricevere il parere del Consiglio nazionale forense, dell’Avvocato generale dello stato e delle associazioni di categoria riconosciute degli avvocati.

Il documento stabilisce le regole e le esatte “misure” – finanche il numero di righe e di pagine – entro le quali si dovranno attenere gli avvocati. E, in caso di sforamenti, vengono previste sanzioni processuali.

Il Cnf, però, non è d’accordo coi giudici amministrativi. Questa regolamentazione rischia di porsi in aperto contrasto con i principi di effettività e di efficacia del diritto alla difesa in giudizio: diritto che non potrebbe, ancor di più, essere derogato da un semplice decreto. “Strozzare” le argomentazioni in un numero predefinito di pagine può portare alla sostanziale negazione del diritto di difesa.

Ancora più forte è la critica del Cnf alle sanzioni previste dal decreto, che imporrebbero al giudice di non tenere conto di tutte le difese inserite nelle pagine eccedenti i limiti prefissati: il che si pone in contrasto evidente con la legge laddove stabilisce che “il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti; il mancato esame delle suddette questioni costituisce motivo di appello avverso la sentenza di primo grado e di revocazione della sentenza di appello”.

Infine, il Cnf chiede di aumentare le dimensioni di alcuni atti con la previsione di un numero di pagine non inferiore a 30, in conformità agli esiti della verifica effettuata dall’Ufficio sulla lunghezza media degli atti depositati al Cds; di allineare la previsione del raddoppio dei limiti di dimensione degli atti difensivi con riferimento al valore effettivo della controversia, ai valori di soglia previsti dalla normativa, comunitaria e nazionale, sui contratti pubblici.

In ambito civile ricorderemo la sentenza della Cassazione dello scorso settembre con cui i supremi giudici avevano bacchettato l’atto lungo 100 pagine (leggi “Ricorso per Cassazione inammissibile se troppo lungo”).


note

[1] Art. 40 della legge di conversione del dl n. 90/2014.

Autore immagine: 123rf com


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