Diritto e Fisco | Articoli

Uso dei congedi retribuiti: quando scatta il licenziamento?

22 Aprile 2015 | Autore:
Uso dei congedi retribuiti: quando scatta il licenziamento?

Rischia il licenziamento disciplinare il lavoratore che faccia uso ripetuto di permessi e congedi retribuiti senza aver prima ottenuto l’autorizzazione del datore: si tratta, infatti, di una condotta che può ledere in modo insanabile il rapporto fiduciario tra le parti.

 

È legittimo il licenziamento del lavoratore che ha usufruito in modo unilaterale di congedi per gravi motivi non solo senza aver consentito al datore di lavoro di valutare la effettiva sussistenza delle ragioni alla base della richiesta, ma anche di verificare la compatibilità dei giorni di congedo rispetto alle esigenze dell’azienda. Tale comportamento, infatti, danneggia il datore nell’esercizio del potere di organizzazione e di direzione dell’impresa [1] e provoca tra l’altro un pregiudizio agli altri lavoratori.

Sono queste le conclusioni cui è giunta la Cassazione in una recente pronuncia [2].

 

In particolare, la Suprema Corte, partendo dal dettato normativo in tema di congedi per gravi motivi familiari [3] ricorda che, entro 10 giorni dalla richiesta del lavoratore, il datore deve:

– comunicare al lavoratore l’esito delle sue valutazioni e – in presenza di ragioni organizzative o produttive che non consentono la sostituzione del dipendente

esprimere il proprio diniego

– o proporre il rinvio del congedo ad un momento successivo.

Eccezione a questa regola si verifica quando la richiesta di congedo sia legata ad eventi di particolare gravità (ad esempio il decesso o la grave infermità del coniuge, convivente, parente entro il secondo grado); in tal caso, infatti, poiché la domanda del lavoratore è riferita ad un periodo non superiore a tre giorni, il datore è tenuto a dare una risposta entro le 24 ore e, comunque, il suo rifiuto può basarsi solo su ragioni organizzative eccezionali.

Dunque, precisa la Corte, con la sola eccezione di richiesta di congedo collegato a gravi ragioni familiari – in cui la verifica degli elementi costitutivi (per evidenti ragioni di urgenza) può essere fornita anche in un momento successivo – in tutti gli altri casi il lavoratore non è legittimato ad assentarsi dal luogo di lavoro senza avere prima messo il datore in condizioni di effettuare una valutazione preventiva della domanda presentata.

In conclusione, non basta che, ove ne abbia la necessità, il lavoratore comunichi semplicemente al datore di lavoro di voler usufruire del permesso, senza che possa aver rilievo la volontà di quest’ultimo; il dipendente, infatti, deve mettere il datore in condizioni di svolgere una previa verifica circa la reale sussistenza delle ragioni della domanda, aderire alla richiesta oppure proporre un differimento del congedo.

La mancata osservanza, da parte del lavoratore, di questa procedura condurrà, con tutta probabilità (e come avvenuto nel caso di specie), alla rottura del necessario rapporto di fiducia tra le parti e potrà legittimare la scelta del licenziamento.

La vicenda

La Cassazione, confermando le pronunce di tribunale e appello, ha dichiarato legittimità del licenziamento disciplinare di un lavoratore che, nel periodo estivo, si era ripetutamente assentato da lavoro usufruendo di “giornate di permesso” senza ottenere il previo assenso dell’azienda. Solo in un caso, infatti, il dipendente aveva subìto un lutto in famiglia per il quale era giustificata la richiesta di congedo automatica.


I congedi spettanti al lavoratore non possono essere fruiti in modo automatico: per il legittimo utilizzo della maggior parte di essi occorre aver prima ottenuto il previo consenso del datore di lavoro (fatta eccezione per quelli dovuti a cause particolari); in mancanza è legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente poiché la sua condotta fa venir meno il rapporto fiduciario col datore.

note

[1] Stabilito dagli artt. 2094 e 2104 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 2803/15 del 12.02.2015.

[3] L. 8 marzo 2000 n.53 e DM n. 278 del 21 luglio 2000.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube