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Trasferimento della madre anche senza accordo con l’altro genitore?

22 Aprile 2015 | Autore:
Trasferimento della madre anche senza accordo con l’altro genitore?

Le decisioni che riguardano i figli minori, compresa la scelta della loro residenza, devono tenere in considerazione esclusivamente gli interessi dei minori, anche quando ciò contrasti con l’obbligo dei genitori di accordarsi in tema di indirizzo della vita familiare previsto dalla legge e violi le prescrizioni del Tribunale.

 

I genitori, secondo quanto previsto dal codice civile [1] hanno il dovere – soprattutto a seguito della loro separazione – di concordare l’indirizzo della vita familiare. Ciò significa che tutte le decisioni riguardanti la salute, l’istruzione, l’educazione, le scelte di vita di vario tipo dei figli minori, dovranno essere assunte dai genitori assieme, di comune accordo.

Tali decisioni dovranno però in ogni caso essere prese nell’esclusivo interesse del minore, anche a costo di sacrificare l’interesse del singolo genitore.

La scelta della residenza del figlio in un luogo piuttosto che in un altro è una delle scelte che i genitori dovrebbero concordare e che, se stabilita dal Tribunale in sede di separazione, dovrebbero diligentemente rispettare.

Quando però uno di essi decida unilateralmente di cambiare la residenza propria e del minore per particolari oggettive esigenze del figlio stesso potrà farlo anche senza l’assenso dell’altro genitore.

Si pensi alla madre che decida di trasferirsi in altra provincia per garantire al figlio disabile o con una rara malattia particolari cure, più costose e/o meno efficaci o inesistenti nella provincia di originaria residenza.

Analogamente il trasferimento attuato già da tempo senza consenso di uno dei genitori, potrà non essere passibile di revoca se il minore si è nel frattempo ben inserito nel nuovo luogo di abitazione.

Si pensi al genitore che abbia cambiato la residenza propria e del figlio senza accordarsi con l’altro e dopo parecchi mesi – una volta che il minore si è ben integrato a scuola, ha trovato nuovi amici, ha iniziato a praticare regolarmente uno sport – gli venga richiesto di tornare nel luogo di residenza originaria.

In tutti questi casi, sebbene il genitore “disobbediente” possa ragionevolmente essere ammonito dal Giudice per non aver rispettato gli obblighi che la legge gli impone, non sarà tuttavia costretto a ritornare nel luogo di residenza originaria, se ciò risponde all’interesse superiore del minore.

Le decisioni riguardanti i figli minori, compresa la scelta della sua residenza, non devono infatti tenere conto degli interessi dei genitori, ma esclusivamente dell’interesse del minore stesso, anche nei casi in cui questo possa eventualmente coincidere, con quello di uno solo dei genitori affidatari, che non abbia rispettato il metodo dell’accordo in tema di indirizzo della vita familiare.

Soprattutto quindi in casi analoghi al secondo esempio sopra citato, si consiglia al genitore interessato al ritorno del minore di attivarsi immediatamente per ottenere dal Giudice un provvedimento che ordini il ritorno nell’originario luogo di residenza.

Ciò soprattuto se il minore viene trasferito all’estero, prospettandosi tempi e iter più lunghi per ottenerne il rientro in Italia.

Più tempo infatti il minore rimane nel nuovo luogo di residenza, più difficile sarà dimostrare che il suo ritorno risponde ad un suo superiore interesse.

note

[1] Art. 144 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 6132 del 26.03.2015.


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