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Dirigenti alle Entrate senza poteri: le prime sentenze

23 Aprile 2015 | Autore:
Dirigenti alle Entrate senza poteri: le prime sentenze

Contribuenti contro fisco: arrivano le prime pronunce applicative della sentenza della Corte Costituzionale sui falsi dirigenti.

 

   Avv. Iris Maria Ruggeri

 

Pubblicata il 10 aprile 2015 una sentenza della CTP di Milano (n. 3222/25/15) con la quale i giudici meneghini, invocando le recenti statuizioni della Corte Costituzionale (1), annullano l’atto impositivo perché invalidamente sottoscritto.

Da quanto è dato apprendere nella sintetica esposizione del fatto, oggetto di gravame era un avviso di accertamento esecutivo emesso ai sensi dell’art. 29 del D. L. n. 78/2010, di cui era chiesto l’annullamento, tra l’altro, per irregolarità della firma.

Il Giudice tributario, con carattere di assorbenza rispetto agli altri motivi di impugnazione ha ritenuto la fondatezza dell’eccepito vizio di sottoscrizione, evidenziando che il firmatario dell’atto “non era munito del potere di sottoscrivere gli atti in reggenza, così come stabilito dal D.P.R. n. 266/1987, art. 20, comma 1, lett. a) e b)”.

 

Lapidaria e chiara la motivazione, resa in totale aderenza alle recentissime statuizioni della Consulta.

Punto di partenza dell’iter motivazionale il rilievo che, nell’ipotesi specifica il firmatario dell’atto rientrasse proprio nell’elenco (assieme agli altri) dei soggetti rispetto ai quali era stato sollevato, dalla Sezione IV del Consiglio di Stato, l’incidente di incostituzionalità dell’art. 8, comma 24 del D. L. 2 marzo 2012 n. 16, convertito nella legge 26 aprile 2012, n. 44, che consentiva, anche a chi non avesse la qualifica di rivestire incarichi dirigenziali anche senza il positivo superamento di idoneo concorso.

Superfluo evidenziare che l’indicata prassi, giustamente censurata dalla Corte Costituzionale, originariamente sorta per far fronte alle carenze di organico all’interno degli Uffici Finanziari, si fosse ormai ampiamente consolidata tanto da legittimare soggetti privi della necessaria qualifica e, spesso delle relative competenze, a rivestire incarichi e svolgere mansioni tipicamente riservate ai dirigenti.

Quindi, il Giudice tributario milanese, riscontrando l’assenza, in capo al firmatario dell’atto, della nona qualifica funzionale, con carattere di assorbenza, ha dichiarato nullo l’atto impositivo impugnato.

Ora, al di là della motivazione resa dal giudice, sicuramente degna di nota fosse anche per il solo fatto di rappresentare una delle prime applicazioni della sentenza resa dalla Consulta, c’è un’ultima notazione che appare utile per gli addetti ai lavori. Non potrà sfuggire che il difetto di sottoscrizione assume, con riferimento all’avviso di accertamento esecutivo, una valenza di particolare pregnanza.

Il nuovo avviso di accertamento, infatti, oltre a manifestare la pretesa impositiva del Fisco, acquisirà, decorsi i sessanta giorni dalla rituale notifica, funzione di titolo esecutivo tributario e di atto di precetto, sulla scorta del quale l’Ufficio impositore potrà attivarsi per il recupero coattivo del credito.

E l’art. 480 c.p.c., co. 4 prevede espressamente che “il precetto deve essere sottoscritto a norma dell’art. 125 (c.p.c. – n.d.r.)”.

Ulteriore argomento, questo, da portare all’evidenza del giudice per attribuire rilievo ad un motivo di censura, comunque, già determinante.


note

Autore immagine: 123rf com


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