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Funzionario di fatto: la CTP Gorizia accoglie la tesi delle Entrate

23 Aprile 2015 | Autore:
Funzionario di fatto: la CTP Gorizia accoglie la tesi delle Entrate

Dirigenti senza poteri dell’Agenzia delle Entrate: c’è chi sostiene le ragioni del fisco.

 

Dopo il polverone sollevato ieri dalla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, l’Agenzia delle Entrate ha diramato un comunicato stampa in cui ha citato un precedente a proprio favore, quello della Commissione Tributaria Provinciale di Gorizia [1].

Abbiamo rintracciato la sentenza e ve la riportiamo qui di seguito, a sostegno del fatto che la questione è ancora dibattuta e, di certo, dividerà nei prossimi mesi le aule dei tribunali, secondo la vecchia logica italiana: “Foro che vai, interpretazione che trovi”. Ovviamente ai danni della certezza del diritto e, soprattutto, dei contribuenti che, così, verranno messi dinanzi a una sorta di “scommessa” legata più all’ambito territoriale che non alle effettive ragioni.

Secondo la Commissione di Gorizia l’intervento della Corte Costituzionale non deve affatto comportare la nullità degli avvisi di accertamento, perché si deve applicare la teoria del funzionario di fatto. È bene ricordare – si legge in sentenza – che il funzionario di fatto è una figura creata dalla dottrina con cui si tende a indicare l’esercizio dell’azione amministrativa da parte di un soggetto privo della relativa legittimazione. La cosiddetta teoria del funzionario di fatto, allora, comporta il riconoscere legittimi gli atti compiuti da quest’ultimo e “trova vita solo allorquando si tratti di esercizio di funzioni essenziali e/o indifferibili, che per loro natura riguardino i terzi con efficacia immediata e diretta” [2].

Invero – continua la CTP – la giurisprudenza prevalente afferma che gli atti adottati dal funzionario la cui nomina sia stata annullata sono da considerarsi efficaci, essendo irrilevante verso i terzi il rapporto tra pubblica amministrazione e la persona fisica dell’organo che agisce. Il fondamento principale di tale ragionamento – sostiene la sentenza – è nel principio di buona fede, della continuità della azione amministrativa, ecc. Infatti l’esigenza di mantenere fermi gli effetti degli atti compiuti tutela la buona fede del pubblico che viene a contatto con il funzionario per necessità e non ha motivo di dubitare né è tenuto ad indagare sulla regolarità della sua nomina e la sua permanenza in servizio non impedita dall’autorità superiore.

Questo orientamento, però, non tiene conto – a nostro sommesso parere – di due circostanze. La tesi del funzionario di fatto è inapplicabile agli avvisi di accertamento perché:

– essa si riferisce ai rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino, nell’ambito del diritto amministrativo, caratterizzati da una posizione di subordinazione del secondo rispetto alla prima (non a caso, nel diritto amministrativo si hanno quasi sempre posizioni di interesse legittimo e non di diritto soggettivo). Invece, nell’ambito del diritto tributario, posta la maggiore incisività sulla sfera dei contribuenti degli atti della amministrazione finanziaria, i rapporti – seppur non capovolti – trovano una sostanziale equiparazione grazie allo statuto dei contribuenti che riconosce una serie di diritti soggettivi ai cittadini e fissa una serie di garanzie che, invece, non trovano corrispondenza negli altri rapporti con la P.A.;

– la tesi del funzionario di fatto è applicabile solo nel caso di atti amministrativi “favorevoli” al cittadino e non invece per quelli pregiudizievoli. Facciamo un esempio. Tizio chiede un permesso a costruire e l’ottiene dal funzionario comunale. Se quest’ultimo viene dichiarato decaduto per vizi di nomina non per questo il cittadino, che ha fatto affidamento sulla regolarità del permesso ricevuto, deve demolire il manufatto. Diverso è il discorso se, invece, il contribuente subisce una restrizione o compressione ai propri diritti da un soggetto che è senza poteri, e quindi illegittimamente preposto al ruolo di cui esercita impropriamente la funzione. I poteri e le caratteristiche richieste dalla legge alle categorie di dipendenti pubblici sono proprio stabilite per offrire la massima garanzia ai cittadini, affinché le posizioni di questi ultimi possano essere giudicate correttamente, con perizia tecnica e imparzialità. Vien da sé che affidare un accertamento fiscale a un soggetto che non ha superato un pubblico concorso potrebbe – astrattamente – configurare l’ipotesi di assenza delle competenze necessarie e della giusta preparazione (ribadiamo: solo in astratto, onde evitare di urtare la suscettibilità di qualcuno che ci legge). Ebbene – volendo ragionare per estremi – non si può affidare all’uscere illegittimamente preposto al ruolo di Capo Ufficio, la firma di un ruolo da inviare ad Equitalia.

A conferma di ciò, giustamente ricorda la sentenza in commento che la tesi del funzionario di fatto mira a garantire la buona fede del pubblico che abbia fatto affidamento sulla correttezza dell’attività amministrativa. E quindi, la tutela è quella del cittadino, e non già dell’amministrazione.

Continuiamo nella lettura della sentenza

“Va poi ricordato che la giurisprudenza amministrativa [3] ha chiarito che l’annullamento della nomina non travolge direttamente la generalità degli atti posti in essere, ma solo quelli rispetto ai quali l’illegittimità della costituzione dell’organo sia stata dedotta come motivo di invalidità derivata, mediante rituale ricorso. (…). Quando l’organo sia investito di funzioni di carattere generale, l’efficacia degli atti posti in essere deriva quindi dal fatto che il relativo procedimento di nomina ha una piena autonomia dal procedimento di emanazione degli atti. All’opposto, i vizi della nomina si riverberano sugli atti quando l’organo sia investito di una specifica e determinata funzione, quale ad esempio lo svolgimento di un concorso pubblico. E così, si è affermato che nel caso di nomina di un commissario “ad acta” per il compimento di specifici atti, l’annullamento della nomina comporta la caducazione degli atti adottati dall’organo straordinario [4].


note

[1] CTP di Gorizia, sent. n. 63.01.2015.

[2] Cons. St. sent. n. 853/1999.

[3] Cons. St. ad. Plen. N. 4/1992.

[4] Cons. St. sent. n. 360/1979.

Autore immagine: 123rf com


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