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Come si calcola la tredicesima

23 Aprile 2015
Come si calcola la tredicesima

Criteri di determinazione e voci della busta paga da prendere in considerazione.

La “tredicesima” è una mensilità aggiuntiva che spetta ai lavoratori dipendenti e ai pensionati.

L’appuntamento con la tredicesima non è uguale per tutti i lavoratori dipendenti: la data di pagamento della gratifica natalizia, infatti, dipende dai singoli contratti di categoria che, di solito, per indicare la data di riscossione del premio, adoperano la frase “in occasione della ricorrenza natalizia“. Senonché, più che altro per questioni di praticità, gli uffici “Paghe e contributi” delle aziende preferiscono anticipare il pagamento di qualche giorno ed è, quindi, frequente che i lavoratori dipendenti incassino la gratifica nella seconda decade di dicembre.

Criteri di calcolo

Per gli operai pagati su base mensile, la tredicesima è pari al normale stipendio incassato al 27 di ogni mese (qualora ognuna delle 12 mensilità sia stata lavorata, quindi siano stati maturati tutti i ratei).

Per chi, invece, è ancora pagato settimanalmente o a cadenza quindicinale, la tredicesima è pari all’importo delle ore di lavoro indicate dal contratto .

Nella maggioranza dei casi (dipende dal contratto collettivo), la gratifica natalizia è pari a 173 ore di lavoro.

Per impiegati, quadri o dirigenti, la gratifica è pari al normale stipendio mensile, compresa la scala mobile.

In generale, per calcolare la tredicesima bisogna seguire i seguenti passaggi

– considerare il numero di mesi nei quali il lavoratore ha prestato attività dipendente (ogni mese corrisponde a un rateo; le frazioni di mese si computano come mese intero, se superiori a 15 giorni, diversamente non si contano);

– prendere in considerazione la retribuzione mensile corrisposta (v. paragrafo sottostante);

– moltiplicare la retribuzione di ogni mese lavorato per i mesi in cui si è svolta l’attività;

– dividere il totale per 12, ovvero il numero di mesi da cui è composto un anno.

Le voci della busta paga che determinano l’importo della tredicesima sono:

– il minimo contrattuale o tabellare;

– l’indennità di contingenza;

– l’aumento periodico, o scatti di anzianità;

– eventuali superminimi (orari o mensili) aziendali o contrattuali, individuali collettivi;

– eventuale terzo elemento (cioè l’importo della retribuzione frutto della contrattazione sindacale provinciale e regionale che è di valore diverso per singola provincia o regione);

– l’indennità di mansione;

– i premi (orari o mensili) collegati alla produzione;

– il cottimo, da conteggiare sulla base di quanto disposto dal CCNL;

– maggiorazione per lavoro a turno o a squadra non avente carattere occasionale;

– provvigioni liquidate mensilmente o su medie mensili;

– indennità di cassa o maneggio denaro (solo se espressamente previsto dal CCNL).

Se il rapporto di lavoro è iniziato nel corso dell’anno, la tredicesima sarà pari a tanti dodicesimi dell’ultimo stipendio quanti sono i mesi lavorati. Per esempio, chi viene assunto il 1° settembre ha diritto ad una gratifica pari a 4/dodicesimi dell’ultimo stipendio.

Se, come accade spesso, l’assunzione non avviene ad inizio mese, ma nel corso del mese, il lavoratore, come precedentemente accennato, ha diritto al rateo mensile (1/12) solo se la frazione lavorata risulta superiore a 15 giorni di calendario (quindi, deve aver prestato servizio per almeno 16 giorni).

Esempio: consideriamo due lavoratori, di cui il primo assunto il 16 marzo, e il secondo il 17 marzo. Nella prima ipotesi, il lavoratore matura il rateo di tredicesima corrispondente al mese di marzo, poiché possiede un periodo di servizio di 16 giorni (dal 16 al 31 marzo); nel secondo caso, invece, non matura la quota di gratifica per la mensilità di marzo, perché il servizio svolto nella frazione di mese è di appena 15 giorni. In questo modo, a causa di un solo giorno di lavoro in più, le tredicesime dei due lavoratori saranno alquanto differenti: la prima, infatti, sarà pari a 10/12 dello stipendio mensile; la seconda, invece, solo a 9/12.

Cosa avviene alla tredicesima se, durante l’anno, vi sono assenze per maternità, cassa integrazione o malattia? In alcuni casi, è possibile che l’astensione dall’attività incida sull’importo della gratifica. I ratei, infatti, maturano per i periodi di maternità obbligatoria, malattia , infortunio e cassa integrazione ad orario ridotto, mentre non maturano per i periodi di “maternità facoltativa”(congedo parentale), per la cassa integrazione “a zero ore”, e, in generale, per tutte quelle assenze non retribuite, indicativamente di durata superiore a 15 giorni continuativi, nonchè per la maggior parte delle aspettative retribuite (sindacali, per incarichi elettivi comunali, provinciali, regionali, nazionali).


note

Autore immagine: 123rf com


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