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Separazione e divorzio: le indagini sul reddito del coniuge

24 Aprile 2015 | Autore:
Separazione e divorzio: le indagini sul reddito del coniuge

Patrimonio ed effettivo tenore di vita dell’ex: il Giudice della separazione o del divorzio può avvalersi della Polizia Tributaria affinché indaghi al fine di raccogliere le informazioni necessarie per i provvedimenti di carattere economico da pronunciarsi in favore di uno di essi o dei figli.

Sia la “Legge sul divorzio[1] che il Codice civile [2] prevedono che il giudice, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla famiglia e alla formazione del patrimonio comune, del reddito di entrambi, possa obbligare uno di essi al pagamento di un assegno periodico nei confronti dell’altro ed entrambi al mantenimento, in proporzione alle proprie sostanze, dei figli.

Talvolta però accade che non sia chiara la reale situazione patrimoniale dei coniugi: ad esempio può accadere che uno di essi faccia un lavoro che gli consente di percepire numerosi pagamenti in nero, che quindi non figurano da nessuna parte e che gli consentono di avere un tenore di vita alto, a fronte di una dichiarazione dei redditi presentata al giudice molto bassa.

Per garantire quindi una tutela sempre maggiore soprattutto ai figli soprattutto ma anche al coniuge più “povero”, in tempi recenti il legislatore ha ampliato notevolmente i poteri del giudice di accertamento e indagine sui redditi.

A seguito delle novità legislative introdotte nel mese di novembre 2014 [3], infatti, il giudice, nei procedimenti in materia di famiglia (quindi separazione, divorzio e modifica delle condizioni di separazione e divorzio) può:

– accedere alle banche dati dalle quali possono ricavarsi informazioni sul patrimonio, il reddito e il tenore di vita dei coniugi

– provvedere alla ricerca di beni con modalità telematiche, anche accedendo alle banche dati dell’Agenzia Tributaria o inviando alla stessa richieste in tal senso;

– delegare allo svolgimento delle attività di ricerca predette la Polizia Tributaria.

In particolare questa attività di indagine disposta dal giudice potrà riguardare:

a) l’accertamento dell’effettivo tenore di vita di uno o entrambi i coniugi, individuando ove possibile l’acquisto di autovetture e altri beni di valore consistente;

b) l’individuazione della presenza e del numero di immobili di proprietà di uno o entrambi i coniugi, anche se intestati a soggetti diversi;

c) l’accertamento della misura dei redditi dichiarati dai medesimi ai competenti uffici tributari e delle tasse pagate;

d) l’accertamento della partecipazione da parte dei coniugi ad imprese o a società commerciali, il fatturato di queste imprese o società ed, in particolare, l’esistenza di eventuali cointestazioni solo formali;

e) l’acquisizione di informazioni specifiche, attraverso l’interrogazione della banca dati dell’Agenzia delle Entrate – servizio di Anagrafe Tributaria, in merito ai rapporti bancari, postali e finanziari intrattenuti dai coniugi sotto qualsiasi forma;

f) l’acquisizione di informazioni specifiche in merito alla consistenza dei depositi bancari nei tre anni precedenti il processo in corso;

g) la verifica dell’eventuale titolarità o la disponibilità di carte di pagamento (bancomat), di carte di credito o di carte di debito eventualmente collegate con conti correnti bancari intestati a soggetti terzi o ad imprese e società alle quali in qualche modo uno o entrambi i coniugi partecipino.

Di conseguenza, quando sia difficile per uno dei coniugi dimostrare l’effettivo reddito o patrimonio dell’altro, sarà importante nel corso del processo di separazione o divorzio insistere perché il giudice – se non provvede d’ufficio – disponga queste indagini, nell’interesse non solo del coniuge più “povero”, ma soprattutto nell’interesse dei figli che dovranno essere mantenuti.


note

[1] Art. 5 comma IX, Legge n. 898 del 1 dicembre 1970

[2] Art. 133-ter comma VI, cod.civ.

[3] Decreto Legge n. 132 del 12 settembre 2014, convertito nella Legge n. 162 del 10 novembre 2014.


1 Commento

  1. Non ho ben capito se a determinare il reddito dei coniugi contribuiscano anche i titoli di stato e/o le azioni quotate in borsa. Grazie.
    Lia da Padova

    .

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