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PEC gratis: come funziona

26 Aprile 2015
PEC gratis: come funziona

Posta elettronica certificata gratuita: quali sono i gestori che forniscono il servizio.

Ormai tutti sanno cos’è la P.E.C. (posta elettronica certificata): si tratta di un sistema, molto simile all’email tradizionale, ma a cui la legge, a differenza di quest’ultima, riconosce il valore di prova documentale. In particolare, proprio come se fosse una tradizionale raccomandata a.r., essa garantisce la possibilità di dimostrare l’avvenuta spedizione da parte di un determinato soggetto, la data e l’ora di invio nonché la consegna al destinatario con il testo ad esso recapitato.

Facciamo un esempio per comprendere meglio la questione. Se una comunicazione viene inviata con posta elettronica ordinaria – quella di cui ormai tutti sono dotati anche sul telefonino – il mittente difficilmente riuscirà a provare di aver realmente spedito il documento: con ovvie ripercussioni sulla possibilità di far valere i propri diritti (si pensi, ad esempio, alla disdetta di un contratto, alla contestazione sulla qualità di una merce acquistata, al reclamo inoltrato al servizio clienti, ecc.). Afferma, infatti, la legge [1] che, se una email viene contestata dalla controparte essa non ha alcun valore sul piano processuale. E, senza peli sulla lingua, bisogna ammettere che la contestazione della ricezione di un’email ordinaria è cosa tutt’altro che difficile: si potrebbe, per esempio, dire che il messaggio di posta elettronica è finito nella casella dello spam, che l’account era stato disattivato in precedenza o era mal funzionante, che il testo non è quello riportato dall’avversario, o ancora che il server non ha inoltrato il messaggio (per qualche disguido tecnico che non si è neanche tenuti a documentare), ecc.

Insomma, l’unico modo per dimostrare la spedizione e la ricezione di una email è sperare che la controparte non la contesti e ne ammetta il contenuto.

Al contrario, gli effetti della PEC sono per legge equiparati a quelli del servizio postale e, addirittura, alla notificazione fatta dall’ufficiale giudiziario. Il Codice dell’amministrazione digitale [2], infatti, dispone che: “La trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata” attraverso posta elettronica certificata equivale “equivale alla notificazione per mezzo della posta”.

Come funziona la Pec

Per dimostrare l’avvenuta spedizione e consegna della PEC, il gestore invia all’utente due email: la prima con cui certifica di aver preso in consegna il messaggio per spedirlo al destinatario (al pari del postino che timbra la velina della raccomandata a.r. presa in gestione), la seconda con cui certifica di averlo “immesso nella casella di posta elettronica certificata” del destinatario stesso (il vecchio avviso di ricevimento). Starà a quest’ultimo poi aprire la mail (al pari di chi è tenuto a controllare la propria cassetta di posta o aprire al postino che bussa per consegnare una raccomandata). Ma di ciò il mittente non deve più preoccuparsi, perché per lui basterà stampare i predetti due messaggi inoltratigli dal gestore della PEC per dimostrare la corretta spedizione, dandole il valore di prova legale.

Più nel tecnico, la struttura che determina il funzionamento della posta elettronica certificata, in estrema sintesi, è quella del flusso seguente:

a) il messaggio di posta elettronica certificata creato dall’utente viene inviato al server del gestore del mittente (GM);

b) il gestore mittente (GM) verifica l’identità del mittente mediante la corrispondenza delle credenziali di accesso (login e password) e predispone la ricevuta di accettazione che viene inviata al mittente;

c) lo stesso gestore mittente (GM) provvede ad imbustare il messaggio nella ‘‘busta di trasporto” e lo firma digitalmente;

d) la busta di trasporto viene inviata al gestore del destinatario (GD) che esegue i controlli sulla validità sia della firma apposta alla busta di trasporto sia del messaggio inviato;

e) il messaggio viene reso disponibile al destinatario e viene inviata dal gestore del destinatario (GD) una ricevuta di consegna al mittente. Il messaggio di PEC è contenuto nella “busta di trasporto” che è sostanzialmente è un file.

Come avere una posta elettronica gratuita

Nel 2013 è stato approvato il cosiddetto “decreto del fare[3] con cui – tra le altre numerose novità – il Governo ha anticipato la previsione di un domicilio digitale per ogni cittadino. Si tratta, cioè, per chi ne fa richiesta, di una casella di posta elettronica certificata gratis, che ciascun italiano potrà richiedere ed avere all’atto della domanda della carta d’identità elettronica o del nuovo documento unificato.

In verità questo sistema non ha ancora preso il via, in assenza della copertura economica e dei consueti decreti attuativi.

Nel frattempo, quanti cercano una PEC gratuita dovranno rassegnarsi: l’unica strada è ancora quella delle società private che offrono questo servizio su pagamento. Aruba, per esempio, consente l’acquisto della posta elettronica certificata attraverso il proprio sito. Il prezzo è davvero irrisorio: 5 euro + IVA all’anno. Se poi vuoi anche la firma digitale devi aggiungere 25 euro + IVA.

Esistono anche altri servizi privati, come Legalmail e Posteitaliane.

C’è poi Register.it che offre PEC gratis per 6 mesi.

Che differenza c’è tra PEC e firma digitale?

La firma digitale sostituisce la penna tradizionale. Quando firmi un contratto, una richiesta d’ordine o qualsiasi altro documento sei solito firmare il foglio di carta. È ovvio che se usi un file word o un pdf questo non potrai farlo a meno che non stampi il documento, lo firmi a mano e poi lo scannerizzi. Ma, in questo caso, la firma sarebbe solo una “copia” (derivante, appunto, dalla scannerizzazione) e, come tale, è facilmente contestabile. Peraltro, l’invio di un documento con PEC, sebbene quest’ultima garantisca il contenuto del messaggio, non garantisce anche la genuinità del contenuto degli allegati al messaggio stesso. Per cui, per poter effettivamente affermare che il documento allegato alla PEC sia stato firmato dal mittente è necessario che quest’ultimo abbia anche un servizio di firma digitale.

Ovviamente chi vuole la PEC non è tenuto ad avere anche la firma digitale. Infatti, il contenuto della raccomandata tradizionale, se spedito con la PEC, garantisce anche la provenienza univoca dal mittente, senza bisogno che questi firmi digitalmente la mail (cosa che invece, nel caso della raccomandata a.r. di carta, si usa fare).

Di norma, la firma digitale è destinata a professionisti o a quanti, come gli imprenditori, sono soliti spedire contratti.


La Pec ha valore legale? E, se sì, come di che tipo?
La Pec ha lo stesso valore legale della tradizionale raccomandata con avviso di ricevimento. Infatti il gestore della Pec invia al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio e dell’eventuale documentazione allegata. Allo stesso modo, il gestore invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna del messaggio con precisa indicazione temporale.

La Pec è obbligatoria nei rapporti con la Pa?

No, la Pec non è obbligatoria né per l’invio delle fatture, né per altri tipi di comunicazioni con le pubbliche amministrazioni.

 

Quali vantaggi ci sono a usare la Pec?
La Pec può essere utilizzata per la trasmissione di tutti i tipi di informazioni e documenti in formato elettronico, consentendo di certificare l’invio, l’integrità e l’avvenuta consegna del messaggio scambiato tra il gestore di Pec del mittente e quello del destinatario. Avendo lo stesso valore legale della raccomandata a/r garantisce «l’opponibilità a terzi» dell’avvenuta consegna.

Che cosa succede se il professionista usa la Pec per comunicare con un cliente ma questi a un normale indirizzo email non certificato?
La Pec in questo caso ha valore di una semplice email che non consente di certificare l’invio, l’integrità e l’avvenuta consegna del messaggio scambiato tra il gestore di Pec del mittente e il destinatario, essendo esso privo dello stesso tipo di gestore.

note

[1] Il codice civile riassume disciplina nell’art 2712 cod. civ. che regola le riproduzioni meccaniche ossia, tra l’altro, quelle informatiche. Esse – afferma il testo dell’articolo – formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime.

[2] Art. 48, comma 2, del CAD.

[3] D.l. 69/2013.

Autore immagine 123rf


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1 Commento

  1. Informo che il governo aveva già messo a disposizione una Pec gratuita per tutti. Questa però consentiva di dialogare solo con la PA. Attualmente il servizio è in fase di dismissione. Chi aveva però già una Pec potrà chiederne e ottenerne una sostitutiva ad esempio alle Poste, e per un anno il servizio sarà gratuito.

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