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Quando si prescrive il reato di omessa dichiarazione redditi

26 Aprile 2015
Quando si prescrive il reato di omessa dichiarazione redditi

Agenzia delle Entrate: prescrizione dalla scadenza della presentazione e non dall’accertamento fiscale.

Da oggi l’Agenzia delle Entrate avrà meno tempo per contestare, ai contribuenti distratti, il reato di omessa dichiarazione dei redditi. Infatti, la Cassazione, in difformità rispetto ad altri precedenti più remoti, ha affermato, con una recente sentenza [1], che la prescrizione dell’illecito penale [2] comincia a decorrere non dall’accertamento fiscale, ma dal 91° giorno successivo alla scadenza del termine ultimo stabilito dalla legge per la presentazione della dichiarazione annuale.

Tempi stretti, dunque, per poter contestare penalmente l’omissione, sebbene resta sempre l’illecito tributario e la possibilità, con la cartella esattoriale, di riscuotere il debito. Ma, se non altro, il contribuente avrà evitato il processo.

È sbagliata dunque la tesi, sostenuta da alcuni giudici [3], secondo cui invece la prescrizione decorre dal giorno dell’accertamento della violazione o dal verbale della guardia di finanza: tale impostazione si fonda sull’errata applicazione di una risalente e superata giurisprudenza della Cassazione.

Attualmente, invece, il verbale di constatazione o l’atto di accertamento della violazione determinano l’effetto di interrompere la prescrizione e non costituiscono più condizione di procedibilità dell’azione penale [4]. In assenza di tali interruzioni, dunque, non c’è ragione per non assolvere il contribuente se la Procura ha agito in ritardo.

Ricordiamo che per l’omessa dichiarazione la sanzione penale va da 1 a 3 anni. Pertanto il reato rientra tra quelli per i quali si applica la nuova causa di non punibilità per “tenuità del fatto” (leggi “Reati non più puniti e archiviati”). Risultato: anche nel caso di responsabilità penale, il contribuente non subirebbe la condanna alla pena, ma solo la macchia sulla fedina penale.


note

[1] Cass. sent. n. 17120 del 24.04.2015.

[2] Art. 5 d.lgs. n. 74/2000.

[3] Così, ad es., la Corte di Appello di Milano.

[4] Art. 17 d.lgs. n. 74/2000.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Buongiorno, ho ricevuto avviso di accertamento da parte di Agenzia delle Entrate maggiore IRPEF ai sensi dell’art 41 bis del DPR 600/73 per 730/2015 redditi 2014 la dichiarazione in oggetto e’ stata presentata da CAF che erroneamente a fronte di un CU DI 6 pagine ha indicato solo il reddito indicato nella prima pagina e non il resto indicato nelle pagine successive, nonostante alla fine del CU ci fosse un riepilogo chiaro che riportava – reddito da lavoro a tempo determinato al quale non era stata applicata nessuna tassazione (questo importo non e’ stato dichiarato per fortuna il più’ basso) – reddito da lavoro a tempo indeterminato indicato con relative ritenute poi aveva altro CU da INPS per cassa integrazione regolarmente dichiarato, quindi, mi trovo a dover pagare maggiori imposte, sanzioni e interessi. Il CAF interpellato mi dice disponibile a pagare solo le sanzioni , dato che trattasi 730/2015. Volevo sapere se il CAF è tenuto al pagamento come dice di solo le sanzioni oppure anche degli interessi e capitale come – forse prevede – (articoli 5 e 6, D.Lgs. n. 175/2014).

    1. Da quanto si evince dalla certificazione unica completa, il reddito da lavoro a tempo determinato era presente nella dichiarazione, ma non veniva riportato, per l’errata trasmissione del documento all’agenzia delle entrate, errore da ascrivere ad esclusiva colpa del centro di assistenza fiscale.Tuttavia, la soluzione trovata dal CAF, che vorrebbe pagare solo le sanzioni, è parzialmente corretta. Infatti, è vero che il mancato pagamento delle tasse sul reddito da lavoro a tempo determinato è derivato da un errore del CAF, ma è anche vero che Lei quelle tasse le avrebbe dovute, comunque, pagare.Per tale motivo, il CAF – responsabile dell’errata trasmissione – dovrà farsi carico del pagamento sia della sanzione, che degli interessi legali maturati, in quanto – se la Certificazione Unica fosse stata correttamente inviata – Lei non avrebbe dovuto pagare queste due voci; tuttavia, il CAF non potrà farsi carico del pagamento dei tributi, poiché le somme che, oggi, l’agenzia delle entrate Le richiede, avrebbe dovuto, comunque, pagarLe in passato.Al contrario, si creerebbe una sorta di indebito arricchimento ai danni del CAF, già condannato a pagare, giustamente, le sanzioni e gli interessi derivati.Diversa sarebbe la situazione nel caso in cui il capitale richiesto dall’agenzia delle entrate fosse non dovuto, perché viziato da un non corretto calcolo effettuato dal CAF. In quel caso, spetterebbe al CAF pagare, oltre le sanzioni e gli interessi, anche le maggiori imposte derivate che, in caso di corretto operato, non avrebbe dovuto pagare.Tuttavia, in questa eventualità, il CAF avrebbe la possibilità di evitare quei pagamenti, eventualmente sobbarcandosi le spese legali di un’azione tributaria, finalizzata ad annullare l’avviso di accertamento, che si presume errato. Ma, non sembra questo il caso.Pertanto, occorrerà puntualizzare al CAF che, oltre alle sanzioni, dovrà farsi carico del pagamento degli interessi legali maturati dal giorno del dovuto pagamento, mentre il capitale (maggiori tributi) dovrà essere da Lei sostenuto.

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