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Naspi anche per licenziamenti disciplinari e conciliazioni

25 Aprile 2015
Naspi anche per licenziamenti disciplinari e conciliazioni

Applicazione della nuova indennità di disoccupazione: il Ministero chiarisce che, nel caso di accordo con il datore di lavoro, non spetta l’assegno.

 

La nuova indennità di disoccupazione sarà riconosciuta anche a chi verrà licenziato per motivi disciplinari. Lo ha comunicato ieri il ministero del Lavoro rispondendo a un interpello pubblicato ieri, in risposta a un quesito avanzato dalla Cisl.
Medesima soluzione nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di procedura di conciliazione volontaria introdotta dal Job Act [1]: in questo caso, benché il licenziamento origini da una volontà concorde del datore e del lavoratore, se il dipendente accetterà l’assegno messogli a disposizione dall’azienda per evitare il contenzioso, potrà ugualmente beneficiare della “disoccupazione” da parte dell’Inps.

Ricordiamo che, con la nuova procedura di conciliazione, il datore di lavoro offre una somma esente da imposizione fiscale e contributiva, di importo pari ad un mese per ogni anno di servizio e comunque non inferiore a 2 e fino ad un massimo di 18 mensilità. Con l’accettazione il lavoratore rinuncia a fare causa all’azienda (per maggiori dettagli sulle procedure di conciliazione leggi l’articolo “Licenziamenti: nuovo tentativo di conciliazione per cause di lavoro”). 

La Naspi, quindi, non opera esclusioni basate sulla natura del licenziamento: pur confermando il presupposto generale secondo cui l’assegno dell’Inps si ottiene solo in caso di perdita del lavoro involontaria, si stabilisce poi che l’indennità di disoccupazione va concessa nelle ipotesi di dimissioni per giusta causa e in caso di risoluzione consensuale del rapporto, intervenuta in sede di conciliazione preventiva presso la Dtl (Direzione territoriale del lavoro). 

Secondo il ministero il licenziamento disciplinare è estraneo alla sfera della “volontarietà” del lavoratore: lo stesso, infatti, può essere impugnato. 

Identica soluzione per quei lavoratori che accetteranno l’indennità economica prevista dalla nuova offerta conciliativa del contratto a tutele crescenti. Infatti tale conciliazione è esclusivamente mirata a far decadere l’impugnativa del licenziamento (anche se questa fosse già avvenuta ma purché attivata entro i termini di impugnazione stragiudiziale) ma non va in alcun modo a modificare l’atto di recesso che, in quanto tale, fa scattare il diritto alla Naspi.


note

[1] Introdotta dall’art. 6, del Dlgs 23/2015.

Autore immagine 123rf com


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