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Se accetto un nuovo lavoro perdo la disoccupazione (Naspi)?

26 Aprile 2015
Se accetto un nuovo lavoro perdo la disoccupazione (Naspi)?

Cumulabilità e contabilità dell’ammortizzatore sociale con il reddito da lavoro autonomo o dipendente.

In passato, chi era senza lavoro e percepiva quindi l’indennità di disoccupazione dall’Inps, all’atto dell’assunzione da parte di una nuova azienda perdeva all’ammortizzatore sociale, in quanto i due redditi erano tra loro incompatibili. Il che comportava ricorrenti frodi: avveniva, cioè, che si preferisse un’assunzione “in nero” per non perdere la “disoccupazione”. Con vantaggi anche per il datore di lavoro che risparmiava in termini di contributi. Oggi non è più così, almeno in parte: la nuova disciplina, infatti, è più favorevole al lavoratore, prevedendo la possibilità di un cumulo parziale. Vediamo, dunque, la disciplina in materia.

Lo stato di “disoccupato”

Oggi lo “stato di disoccupazione” si conserva nel caso di un rapporto di lavoro che dà origine a un reddito minimo escluso da imposizione fiscale (4.800 euro annui per lavoro autonomo e 8.145 euro annui per lavoro dipendente e assimilati). In buona sostanza, se non si supera tale soglia, lo Stato continua a considerare il lavoratore come “disoccupato”, e ciò indipendentemente dalla durata del rapporto di lavoro [1].

Lo stato di disoccupazione, invece, si sospende nel caso in cui viene instaurato un nuovo lavoro di durata inferiore a 6 mesi, con reddito superiore al reddito minimo predetto.

Lo stato di disoccupazione, infine, si perde definitivamente nel caso in cui il rapporto di lavoro subordinato da cui deriva un reddito superiore al reddito minimo escluso da imposizione abbia durata superiore a 6 mesi. Ugualmente ciò accade nel caso in cui si accetti un rapporto di lavoro autonomo (anche una collaborazione coordinata e continuativa) da cui derivi un reddito superiore al reddito minimo escluso da imposizione.

Da tali previsioni di legge deriva il regime di compatibilità tra l’indennità di disoccupazione e il nuovo reddito percepito dal lavoratore. Vediamo i singoli casi distinguendo tra lavoro subordinato e lavoro autonomo.

Lavoro subordinato

Il nuovo rapporto di lavoro subordinato non è compatibile con la prestazione di disoccupazione nel caso in cui il reddito derivante da tale rapporto di lavoro sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione e la durata del rapporto sia indeterminata o superiore a 6 mesi.

Nel caso in cui il rapporto di lavoro sia inferiore a 6 mesi, nonostante il reddito sia superiore al reddito minimo predetto, esso è comunque compatibile con la prestazione di disoccupazione, che viene sospesa fino a massimo 6 mesi.

Nel caso in cui il nuovo rapporto di lavoro subordinato derivi da un reddito annuale inferiore al reddito minimo escluso da imposizione (attualmente pari a 8.145 euro annui) la prestazione di disoccupazione è comunque compatibile con il rapporto di lavoro, indipendentemente dalla sua durata.

In questo caso, è prevista la conservazione dello stato di disoccupazione.

La compatibilità è tuttavia subordinata alla condizione che il datore di lavoro (oppure l’utilizzatore, in caso di somministrazione) siano diversi dal datore di lavoro (o dall’utilizzatore) del precedente rapporto di lavoro a seguito della cui cessazione si è originato il diritto all’indennità di disoccupazione. In questa situazione, inoltre, il beneficiario della prestazione, per poter conservare detto beneficio, deve comunicare all’Inps entro un mese dall’inizio della nuova attività lavorativa, il reddito annuo previsto.

La prestazione è quindi compatibile con il nuovo rapporto di lavoro ed è parzialmente cumulabile con il relativo reddito.

L’indennità viene ridotta di un importo corrispondente all’80% del reddito previsto.

Lavoro autonomo

Nel caso di instaurazione di un rapporto di lavoro autonomo, esso non sarà compatibile con la prestazione di disoccupazione nel caso il reddito derivante sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione. In questo caso, il beneficiario decade dalla prestazione.

C’è invece compatibilità tra la prestazione e un nuovo rapporto di lavoro autonomo nel caso di un reddito annuale inferiore al reddito minimo escluso da imposizione, che infatti è compatibile anche con la conservazione dello stato di disoccupazione. Anche in questo caso, il beneficiario deve comunicare all’Inps il reddito annuo previsto, entro un mese dall’inizio della nuova attività.

L’indennità viene ridotta di un importo corrispondente all’80% del reddito previsto.


note

[1] Art. 4 co. 1, legg. A) d.lgs. n. 181/2000.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Buongiorno,
    Sono disocupata dal ottobre 2018, beneficiando del assegno naspi (per un periodo di 700 giorni). Ho ricevuto una proposta di un contratto part-time di 25 ore settimanali, con un compenso al incirca 750 euro mensili. Il contratta a tempo determinato a la durata dal 01/02/2019 al 30/09/2019. In questo caso l’assegno naspi verrà sospeso?
    Grazie.

    1. La Naspi ha la funzione di garantire a chi perde il lavoro le risorse necessarie a vivere nell’attesa che venga trovato un nuovo impiego. Da questo discende che se il lavoratore non ne ha più bisogno, ad esempio perché trova un altro lavoro, perde la Naspi. A seconda dei casi la Naspi può essere semplicemente sospesa oppure può essere definitivamente revocata.
      La prestazione Naspi è sospesa in caso di:
      -rioccupazione del disoccupato con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi. L’indennità è sospesa d’ufficio per la durata del -rapporto di lavoro sulla base delle comunicazioni obbligatorie, salvo che il beneficiario della prestazione non effettui la comunicazione del reddito annuo presunto ai fini del cumulo e sempre che il reddito sia inferiore ad euro 8.000;
      -nuova occupazione in paesi dell’UE o con cui l’Italia ha stipulato convenzioni bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione o in paesi extracomunitari (vedi sezione a seguire dedicata al lavoro all’estero).
      La prestazione Naspi decade del tutto se il lavoratore:
      -perde lo stato di disoccupazione;
      -inizia un’attività di lavoro subordinato, di durata superiore a sei mesi o a tempo indeterminato senza comunicare all’Inps il reddito presunto che ne deriva, entro un mese dal suo inizio;
      -non comunica, entro un mese dalla domanda della NAspi, il reddito che deriva da un altro o da altri rapporti di lavoro part time quando cessa almeno uno tra vari rapporti di lavoro a tempo parziale che ha dato diritto alla NAspi;
      -inizia un’attività lavorativa autonoma o parasubordinata senza comunicare il reddito presunto, entro un mese dal suo inizio;
      -raggiunge i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
      -acquisisce il diritto all’assegno ordinario di invalidità e non opta per l’indennità Naspi;
      -non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento predisposte dai centri per l’impiego nei casi previsti dalla legge.

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